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	<title>SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</title>
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		<title>Dirty talk: perché la stessa frase eccita una persona e ne blocca un’altra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 15:17:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera sessuale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dirty talk: cosa significa, cosa va, cosa non va e quali sono i meccanismi del "parlare a letto" con linguaggio erotico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/dirty-talk-perche-la-stessa-frase-eccita-una-persona-e-ne-blocca-un-altra/">Dirty talk: perché la stessa frase eccita una persona e ne blocca un’altra</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Luca Pierleoni (Sessuologo clinico e psicoterapeuta)</strong></p><p><em>Non conta trovare la frase «giusta». Conta il clima in cui quella frase arriva.</em></p><p>C’è una scena che molte coppie conoscono. Uno dei due dice qualcosa a letto — una frase, una richiesta, un nome — e l’altro, invece di accendersi, si chiude. Stessa frase, due reazioni opposte. Perché?</p><p>Non perché una persona sia più libera e l’altra più rigida. Non perché una «sappia stare al gioco» e l’altra no. Ma perché il desiderio non risponde solo alle parole. Risponde al clima in cui quelle parole arrivano: al tono, alla fiducia, alla presenza dell’altro, alla libertà di dire sì, no, oppure non adesso.</p><p>Il <strong>dirty talk</strong>, in fondo, non è «parlare sporco». È uno dei modi in cui il desiderio prova a diventare udibile.</p><h2>Dirty talk: non è solo «parlare sporco»</h2><p>Nel senso comune, <em>dirty talk</em> vuol dire frasi esplicite, provocanti, spinte. Ma <strong>parlare durante il sesso</strong> non significa per forza usare parole forti.</p><p>Può essere un «sì». Un «così». Un «non fermarti». Un suono. Una <a href="https://www.sisponline.it/immaginario-erotico-a-cosa-servono-e-quali-sono-le-fantasie-sessuali-piu-diffuse/"><strong>fantasia</strong></a> detta a mezza voce. O anche il silenzio, quando è parte della scena e non una difesa.</p><p>Non viviamo tutti il desiderio allo stesso modo. Per alcuni le parole accendono, perché rendono chiaro ciò che sta accadendo. Per altri, parlare interrompe, fa sentire osservati o costretti a recitare una parte. Nessuna delle due reazioni è quella sbagliata.</p><h2>Perché la stessa parola accende uno e blocca l’altro</h2><p>Una <strong>parola erotica</strong> non funziona da sola. Funziona dentro una relazione, un momento, un certo grado di fiducia.</p><p>La <strong>ricerca sul linguaggio erotico</strong> distingue due direzioni. Ci sono parole che coinvolgono l’altro e costruiscono una scena condivisa — «mi piace quando fai così», «non fermarti», «guardami». E parole che mettono al centro chi parla, il suo desiderio, il suo potere — «voglio che…», «fammi…», «dimmi…».</p><p>Nessuna delle due funziona in automatico. Una frase esplicita o dominante può accendere, se l’altro si sente coinvolto e libero di rispondere. Una frase tenera può spegnere, se viene detta per compiacere o senza presenza: per esempio, un «va bene tutto» detto per non deludere l’altro può rassicurare in apparenza, ma togliere desiderio se non corrisponde davvero a ciò che si sente. La stessa parola accende quando l’altro è percepito come presente — non solo col corpo, ma emotivamente. Blocca quando fa sentire obbligati: a essere disinibiti, a rispondere subito, a non deludere.</p><p>Per questo la domanda utile non è «che cosa posso dire?», ma «in che clima arriva questa parola?».</p><h2>Dirty talk: non serve diventare un altro</h2><p>L’equivoco più comune è pensare che <strong>parlare a letto</strong> significhi diventare qualcuno di più audace, più spinto, più «bravo». Ma quando il <strong>dirty talk</strong> diventa una performance, perde il contatto col corpo: non nasce più da ciò che si sente, ma da ciò che si pensa di dover dire.</p><p>Il punto di partenza più utile, spesso, non è la frase spinta. È qualcosa di semplice e vero: «mi piace», «così», «più forte», «continua», «non così». Non bisogna riempire la scena di parole. Basta dare voce a qualcosa che sta già accadendo.</p><h2>Parlarne prima rende più liberi</h2><p>Molti temono che parlarne prima rovini la spontaneità. Di solito è il contrario: una cornice chiara rende più libero ciò che accade dopo. Non serve una discussione tecnica.</p><p>Bastano domande semplici: «ci sono parole che ti accendono? E parole che ti fanno chiudere o perdere il coinvolgimento?».</p><p>Proprio per questo <strong>può aiutare una piccola mappa da fare in due</strong>: la scheda <a href="https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2026/06/Scheda-Le-parole-che-ci-accendono.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>«Le parole che ci accendono»</strong></a>, dove ciascuno segna, da una parte, le parole che lo fanno sentire più coinvolto e, dall’altra, quelle che lo fanno chiudere, irrigidire o perdere il coinvolgimento. Si compila da soli e poi ci si scambia il foglio. Non è un test, non è un protocollo: è uno spunto. E ciò che accende oggi può cambiare domani — anche questo fa parte del desiderio.</p><p><a href="https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2026/06/Scheda-Le-parole-che-ci-accendono.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>[ 👉🏼 Scarica la scheda PDF — «Le parole che ci accendono»]</strong></a></p><h2>Quando vale la pena parlarne con un professionista</h2><p>Il <strong>linguaggio erotico</strong> può essere leggero e giocoso. Ma può anche toccare punti delicati: vergogna, paura del giudizio, difficoltà a dire no o a dire sì. Quando parlare durante il sesso diventa fonte di ansia o distanza, spesso il problema non è la parola in sé, ma ciò che quella parola attiva.</p><p>Il <strong>dirty talk</strong> non misura quanto sei disinibito. È solo una possibilità: trovare, con l’altro, una lingua erotica che entrambi possano abitare.</p><p>Se <strong>parlare durante il sesso</strong> è diventato fonte di ansia, distanza o conflitto, può essere utile esplorarlo in uno spazio clinico dedicato. I professionisti della SISP possono accompagnare questo lavoro con attenzione e rispetto dei tempi della persona e della coppia.</p><p><strong>👉🏼 <a href="https://www.sisponline.it/contatti/">Contattaci ora</a></strong></p><h2>Bibliografia essenziale</h2><ul><li>Denes, A., Crowley, J. P., &amp; Bennett, M. (2020). Between the Sheets: Investigating Young Adults’ Communication During Sexual Activity.<em> Personal Relationships.</em></li><li>Jonason, P. K., Betteridge, G. L., &amp; Kneebone, I. I. (2015). An Examination of the Nature of Erotic Talk. <em>Archives of Sexual Behavior</em>, 45, 21–31.</li><li>Merwin, K. E., &amp; Rosen, N. O. (2019). Perceived Partner Responsiveness Moderates the Associations Between Sexual Talk and Sexual and Relationship Well-Being in Individuals in Long-Term Relationships. <em>The Journal of Sex Research</em>.</li><li>Séguin, L. J. (2022). «I’ve Learned to Convert My Sensations into Sounds»: Understanding During-Sex Sexual Communication. <em>The Journal of Sex Research</em>.</li></ul>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/dirty-talk-perche-la-stessa-frase-eccita-una-persona-e-ne-blocca-un-altra/">Dirty talk: perché la stessa frase eccita una persona e ne blocca un’altra</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Outercourse: il sesso non penetrativo che piace sempre di più alle coppie. Vantaggi e rischi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 10:31:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[intimità]]></category>
		<category><![CDATA[outercourse]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[sesso non penetrativo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos'è l'outercourse? Definizione, vantaggi, rischi del sesso non penetrativo per la coppia. Quando è positivo e quando richiede una terapia di coppia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/outercourse-sesso-non-penetrativo-coppie-vantaggi-rischi/">Outercourse: il sesso non penetrativo che piace sempre di più alle coppie. Vantaggi e rischi</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Alessandra Recine</strong></p>
<p>Con la migrazione di massa verso un mondo virtuale mai stato così affollato, tra gli usi e i costumi che cambiano in ambito di intimità, oggi sta prendendo sempre più piede il fenomeno dell&#8217;<em><strong>outercourse</strong></em>.</p>
<p>La sessualità è qualcosa di molto complesso ed estremamente mutevole. Risponde allo stato di&nbsp;<strong>benessere</strong>&nbsp;(o malessere) delle persone; si fa condizionare dal momento individuale, di coppia e dalle circostanze; si reinventa quando due partner non sono fisicamente vicini, si aggiorna per non stancarsi di fronte all’abitudine e per molti altri motivi ancora.</p>
<p>Culturalmente ci hanno abituati ad intendere il<strong>&nbsp;sesso</strong>, o meglio il&nbsp;<strong>rapporto sessuale completo</strong> <strong>e soddisfacente</strong>, come quello che contempla anche – o soltanto – la&nbsp;<strong>penetrazione</strong>. E se le cose non stessero esattamente così?</p>
<h2>Cos&#8217;è l&#8217;<em>outercourse</em>?</h2>
<p>La parola <strong>&#8220;outercourse&#8221;</strong> deriva da “outer”, ossia esterno, e “course”, diminutivo di “sexual intercourse”, cioè rapporto sessuale. Parliamo quindi di una <strong>pratica che comprende qualsiasi tipo di gioco sessuale non penetrativo</strong>: <a href="https://www.sisponline.it/masturbazione-funzioni-vantaggi-e-pregiudizi-di-questo-incontro-con-il-piacere/"><strong>masturbazione manuale maschile o femminile</strong></a>, sfregamenti di varie parti del corpo, massaggio perineale, <em>cunnilingus</em>, <em>fellatio</em>&#8230; Qualsiasi cosa che stimoli l&#8217;esterno del corpo per il piacere sessuale senza che vi sia alcun tipo di penetrazione orale, vaginale o anale.</p>
<p>Scendendo nei particolari, l&#8217;<strong>outercourse ha una definizione più ampia</strong> e&nbsp;può abbracciare aspetti diversi, a seconda delle interpretazioni. Per alcuni l&#8217;outercourse è qualsiasi attività sessuale&nbsp;che non preveda la penetrazione vaginale per mezzo del pene. Altri, invece, lo definiscono in modo più rigoroso escludendo tutti quegli atti sessuali che comportano la penetrazione (banditi quindi anche i <strong><a href="https://www.sisponline.it/effetto-covid-sex-toys/"><em>sex toys</em></a></strong> e le semplici dita delle mani).</p>
<p>Un altro modo di interpretarlo è la <strong>pratica dell&#8217;astinenza</strong>: alcune persone vedono l&#8217;<b><i>outercourse</i></b> come una forma di astinenza (cioè, scelgono volontariamente di non praticare il sesso penetrativo). Per altri, invece, è un&#8217;alternativa o un&#8217;eventuale opzione del “fare sesso”.</p>
<h2>Perché oggigiorno sempre più coppie stanno sposando il sesso non penetrativo?</h2>
<p>In passato, l’<em>outercourse</em> era un escamotage utilizzato da molte giovani che volevano preservare la loro verginità. Oggi ragazzi e ragazze lo prediligono in principio, durante la fase esplorativa, dove devono essere ancora valutate la fattibilità e la stabilità della relazione amorosa.</p>
<p>La vera novità, tuttavia, sta nel fatto che <strong>oggi, sempre più spesso, lo si preferisce al vero rapporto sessuale poiché vede la riscoperta delle coccole, dei corpi, dei giochi, distogliendo l’attenzione dai genitali</strong>. E sì, sembra funzionare sia tra i giovanissimi che nelle coppie stabili e di lunga data.</p>
<p>Secondo il portale di medicina e salute <em>My Special Doctor</em>, i motivi per cui una coppia può scegliere di ricorrere al sesso non penetrativo sono tanti e disparati. C’è chi lo pratica nell’idea che possa essere una piacevole variante che consente di <strong>uscire dalla routine di coppia</strong>. Talvolta viene preferito per<strong> ragioni di carattere pratico</strong> (si ha poco tempo a disposizione da dedicare ad un rapporto penetrativo). Altri ancora lo praticano pensando che con una sessualità non penetrativa possano<strong> incorrere meno nel rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili (MST), </strong>sebbene di fatto non sia così senza le opportune precauzioni igieniche.</p>
<h2>I vantaggi dell’<em>outercourse</em></h2>
<p>Laddove la penetrazione non è più al centro del rapporto sessuale, <strong>la coppia potrebbe riscoprire il gioco</strong> ma anche la <a href="https://www.sisponline.it/immaginario-erotico-a-cosa-servono-e-quali-sono-le-fantasie-sessuali-piu-diffuse/"><strong>capacità di fantasticare</strong></a>. Attraverso questi mezzi, si può ritrovare l’intimità che, dopo svariati anni insieme, tende a perdersi tra le abitudini e le fatiche della vita quotidiana. E così l’<strong><em>outercourse</em></strong> diventa una&nbsp;possibilità&nbsp;per costruire una&nbsp;sessualità più ricca e meno banale, meno centrata sui genitali e più focalizzata sul corpo e sui sensi.</p>
<p>Non solo. Una<strong> sessualità non penetrativa</strong> potrebbe essere utile per<strong> limitare il rischio di sviluppo di una gravidanza</strong> in una fase della vita in cui una coppia non è alla ricerca di un figlio. Potrebbe inoltre rivelarsi una<strong> valida alternativa in situazioni in cui condizioni mediche</strong> (es. interventi chirurgici per <a href="https://www.sisponline.it/endometriosi-vita-di-coppia-connubio-possibile/"><strong>endometriosi</strong></a>, fibromi, polipi uterini, etc.) <strong>richiedono un’astensione temporanea dai rapporti sessuali penetrativi. </strong></p>
<p>Ci sono poi anche circostanze in cui la sessualità penetrativa non è possibile o&nbsp;non genera piacere&nbsp;per uno o entrambi i partner. È il caso di situazioni in cui c’è ansia da prestazione, si verificano episodi di <a href="https://www.sisponline.it/eiaculazione-precoce-tempo-qualita-piacere-coppia/"><strong>eiaculazione precoce</strong></a>. Ci sono i casi in cui la donna<strong> </strong>prova <a href="https://www.sisponline.it/dolore-pelvico-cronico-cause-caratteristiche-quando-sessualita-diventa-dolorosa/" style="font-weight: bold;">dolore prima o durante il rapporto</a>&nbsp;o in generale quando <b>la penetrazione è impossibile.</b>&nbsp;Vi sono le fasi in cui c&#8217;è<strong> difficoltà a raggiungere l’orgasmo</strong> o dei periodi di<strong>&nbsp;</strong>forte stress&nbsp;che mettono a dura prova la fisicità maschile e femminile. In questi circostanze, <strong>evitare la penetrazione ha una serie di vantaggi dal punto di vista psicologico</strong>. Per esempio, l’uomo (o la donna) con ansia da prestazione si sentirà più rilassato sapendo di poter giocare coi&nbsp;<strong>preliminari</strong>&nbsp;senza necessariamente dover arrivare al rapporto completo. Stesso vale per la donna che prova dolore durante un rapporto penetrativo. Infatti, l’idea di potersi concentrare su baci, abbracci, carezze, stimolazione manuale promuoverà una riduzione dell’ansia favorendo così distensione e rilassamento fisico e mentale con un conseguente possibile raggiungimento del piacere.</p>
<h2>Attenzione però ai rischi dell’outercourse!</h2>
<p>Per quanto favorisca la riscoperta dei corpi e di un piacere che è possibile raggiungere non solo per mezzo di un rapporto penetrativo, l’<strong>outercourse</strong> nasconde anche delle insidie e dei rischi per la coppia.</p>
<p>Quando due partner decidono, più o meno consciamente, di evitare il rapporto penetrativo e dedicarsi al raggiungimento del piacere mediante altre pratiche, non sempre sono consapevoli dei motivi che li spingono verso questa scelta. Talvolta, pian piano, rapporto sessuale dopo rapporto sessuale, scivolano in una sorta di limbo del piacere che chiude la porta alla penetrazione. Ciò può accadere perché <strong>l’outercourse può essere utilizzata dalla coppia quale strategia per negare la </strong><strong>presenza di un vaginismo o di un&#8217;anorgasmia, di un deficit erettile o di una crisi di coppia</strong>.</p>
<p>Al fine di affrontare e superare queste difficoltà, una <strong>terapia di coppia</strong> <a href="https://www.sisponline.it/contatti/"><strong>(contatta ora la SISP)</strong></a> può rappresentare un valido <strong>aiuto</strong>. Potrà aiutare a ritrovare modi, forme, tempi, possibilità e alternative per recuperare una <strong>sessualità&nbsp;</strong><strong>sana e piacevole</strong>, condita&nbsp;di comunicazione, sensazioni e emozioni che sono andate perdute o che non ci sono mai state. Penetrazione inclusa.</p>
<p></p>
<p>Foto di Velizar Ivanov su Unsplash.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/outercourse-sesso-non-penetrativo-coppie-vantaggi-rischi/">Outercourse: il sesso non penetrativo che piace sempre di più alle coppie. Vantaggi e rischi</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>L’olfatto: da sentiero privilegiato verso il piacere fino all&#8217;olfattofilia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 10:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
		<category><![CDATA[Sfera sessuale]]></category>
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		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qual è il ruolo dell'olfatto nella sessualità e cos'è l'olfattofilia? Ecco come gli stimoli olfattivi influenzano il desiderio sessuale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/olfatto-sentiero-privilegiato-verso-piacere-fino-olfattofilia/">L’olfatto: da sentiero privilegiato verso il piacere fino all&#8217;olfattofilia</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Gaetano Gambino</strong></p><p>Negli ultimi decenni si è discusso molto in ambito scientifico del ruolo potenziale dell’<strong>olfatto </strong>nell’attivare e orientare il <a href="https://www.sisponline.it/desiderio-sessuale-quando-la-coppia-ha-tempi-diversi/"><strong>desiderio sessuale</strong></a> delle persone e di quando si debba parlare di <b>olfattofilia</b>.</p><p>Alcuni studi hanno evidenziato che nella <strong>scelta del partner</strong> viene privilegiato l’odore emanato da individui differenti da sé per alcuni geni specifici, comportamento che favorirebbe, secondo un’interpretazione in chiave evoluzionistica, una maggiore variabilità genetica e un sistema immunitario più forte nella progenie. Sappiamo, inoltre, che <strong>alcuni odori hanno il potere di attivare emozioni associate al piacere sessuale</strong> sperimentate in passato, grazie alla stretta connessione tra olfatto e sistema limbico, un’area importante del nostro cervello.</p><p>È opportuno sottolineare, però, che il desiderio sessuale, pur poggiando su basi neurologiche e ormonali ben definite, è profondamente influenzato da aspetti psicologici, sociali e culturali. Dunque, sia gli stimoli olfattivi che quelli provenienti da altri canali sensoriali hanno essenzialmente un ruolo nel comportamento sessuale umano che è mediato da significati ed emozioni associati all’esperienza unica di ciascun individuo.</p><h2>L’attrazione per gli odori emanati dal corpo è una perversione sessuale (olfattofilia)?</h2><p><strong>L’olfattofilia è una parafilia</strong> (termine scientifico che ha sostituito ormai da decenni l’espressione “perversione sessuale”), in cui la percezione di determinati odori costituisce la modalità prevalente, se non l’unica, per poter giungere a una forma di appagamento sessuale. La persona, in questi casi, può cercare in parti del corpo (come l’area genitale, il collo, le ascelle, i piedi, ecc.) quell’odore specifico in grado di stimolare la sua eccitazione.</p><p><strong>In una certa misura i profumi legati al corpo possono giocare un ruolo nel rapporto sessuale</strong> <strong>per chiunque</strong>. Per questo motivo, parliamo di un disturbo parafilico solo quando tale attitudine è utilizzata in modo rigido ed esclusivo, è caratterizzata da un <strong>disagio individuale o di coppia</strong>, causa una compromissione di importanti aree della vita (sociale, lavorativa, ecc.) o riduce l’intimità relazionale e il piacere condiviso, piuttosto che favorirli.</p><h2>Olfatto e benessere sessuale. Cosa dice la scienza?</h2><p>La letteratura scientifica sembra indicare che le persone con un olfatto più sviluppato tendano a sperimentare più piacere durante i rapporti. Viceversa, la presenza di deficit olfattivi clinicamente significativi è stata associata in diversi modi a un peggioramento della <a href="https://www.sisponline.it/benessere-sessuale-diritto-inalienabile/"><strong>qualità della vita sessuale</strong></a> (ad es., basso desiderio, ridotta soddisfazione, scarsa frequenza dei rapporti).</p><p>I dati, inoltre, evidenziano una differenza legata al genere: <strong>pare che nelle donne il canale olfattivo abbia un ruolo molto più centrale nel favorire l’eccitazione sessuale</strong> rispetto agli uomini, che invece prediligono il canale visivo. Questo è un aspetto ben noto a chi si occupa di problematiche sessuali. Spesso durante il lavoro clinico con la coppia ci si confronta con partner che hanno preferenze e gusti sessuali incongruenti, che almeno in parte dipendono da un diverso utilizzo dei cinque sensi nel contatto col piacere sessuale.</p><p>Una maggiore sensibilità olfattiva si assocerebbe, infine, a una frequenza più alta di orgasmi (ancora una volta maggiormente nelle donne!).</p><p>Come si è visto, <strong>la percezione degli odori può migliorare, o al contrario, peggiorare il benessere sessuo-affettivo</strong>. Bisogna precisare, al tempo stesso, che <strong>desiderio, eccitazione e orgasmo</strong>, sebbene siano associati a grande piacere, portano con sé l&#8217;idea del lasciarsi andare e di “perdere il controllo”. Per qualcuno, tale perdita di controllo può essere un&#8217;esperienza che genera ansia o angosce (più o meno consapevoli). Per questa ragione, anche a fronte di stimoli olfattivi potenzialmente molto eccitanti, la qualità di un’esperienza sessuale sarà sempre mediata da numerosi altri fattori di natura psicologica, emotiva e relazionale.</p><p><a href="https://www.sisponline.it/contatti/"><em><b>Se vuoi approfondire questi temi, entra in contatto con gli esperti della SISP.</b></em></a></p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/olfatto-sentiero-privilegiato-verso-piacere-fino-olfattofilia/">L’olfatto: da sentiero privilegiato verso il piacere fino all&#8217;olfattofilia</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Educazione sessuo-affettiva a scuola: dal DDL Valditara alla petizione di AltraPsicologia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 15:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[educazione sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[educazione sessuo-affettiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Educazione sessuo-affettiva a scuola: una firma per educare e proteggere”: la petizione su Change.org, promossa dall’associazione AltraPsicologia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/educazione-sessuo-affettiva-a-scuola-ddl-valditara-petizione-altrapsicologia/">Educazione sessuo-affettiva a scuola: dal DDL Valditara alla petizione di AltraPsicologia</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Marta Giuliani</strong></p><p>Negli ultimi mesi in Italia si è aperto un acceso dibattito pubblico e istituzionale sul ruolo dell’<strong>educazione sessuale, affettiva e relazionale nelle scuole</strong>. Al centro della discussione c’è il Disegno di Legge noto come <strong>“ddl Valditara”</strong> — dal nome del Ministro dell’Istruzione e del Merito — che introduce nuove regole sul consenso informato preventivo per le attività scolastiche che riguardano la sessualità.</p><p>Formalmente, secondo il testo attuale, le scuole dovrebbero richiedere la firma dei genitori per poter presentare qualsiasi progetto o attività che tocchi temi “attinenti all’ambito della sessualità”. Inoltre, il ddl prevede che tutto il materiale didattico venga reso preventivamente disponibile alle famiglie, che laddove si attivino corsi sia sempre presente un docente in classe e che in alcune fasce d’età – dall’infanzia alla secondaria di primo grado – tali attività siano completamente vietate.</p><p>Critiche significative a questo approccio sono state espresse da professioniste e professionisti della salute mentale e dell’educazione. Il ddl, così formulato, rischia di indebolire il ruolo educativo della scuola come presidio di prevenzione primaria, limitando l’accesso a informazioni fondamentali per lo sviluppo psico-sessuale dei bambini e delle bambine.</p><p>Attribuire alla famiglia una funzione esclusiva o prioritaria nell’educazione affettiva e sessuale, senza un adeguato ruolo integrativo della scuola, comporta il rischio concreto di <strong>accentuare le disuguaglianze educative</strong>, anziché ridurle. Ne consegue che l’accesso a competenze fondamentali per lo sviluppo emotivo e relazionale dei minori rischia di dipendere dal contesto familiare di origine, in contrasto con il principio di uguaglianza sostanziale e con la funzione pubblica del sistema scolastico.</p><p>Inoltre, dal punto di vista scientifico l’<strong>esclusione dell’educazione sessuo-affettiva dalla scuola dell’infanzia e primaria</strong> non è coerente con le teorie sullo sviluppo. Infatti tutta la letteratura sullo sviluppo emotivo, relazionale e corporeo evidenza che è tra i 4 e i 10 anni che si costruiscono le basi dell’identità, della relazione con il corpo, del rispetto dei confini, dell’empatia e della reciprocità.</p><p>Risulta sempre più urgente sfatare miti e pregiudizi attorno a questa materia e ricondurre la discussione entro confini scientifici: l’educazione sessuo-affettiva integra aspetti emotivi, relazionali, cognitivi e corporei, e si distingue da altre forme di educazione come quella affettiva o civica. Interventi su questi temi devono rientrare in un dibattito sulla salute pubblica e non sulle opinioni personali.</p><p>Le <strong>critiche al ddl Valditara</strong> non provengono solo dal mondo educativo e scientifico: numerosi Ordini professionali hanno espresso preoccupazione per una legislazione che potrebbe paralizzare gli interventi educativi a scuola, ponendo l’attenzione più sulle procedure burocratiche che sui bisogni reali dei ragazzi e delle famiglie.</p><p>In questo contesto, nasce la petizione <strong>“Educazione sessuo-affettiva a scuola: una firma per educare e proteggere”</strong> su <strong><a href="https://change.org/" target="_blank" rel="noopener nofollow">Change.org</a></strong>, promossa dall’associazione AltraPsicologia. La petizione sollecita il Governo e i Ministeri competenti a introdurre percorsi scolastici strutturati, scientificamente fondati e adeguati alle varie fasce d’età, per accompagnare bambini e adolescenti nello sviluppo della consapevolezza di sé, delle relazioni sane e del rispetto reciproco.</p><p>I promotori sottolineano che l’educazione sessuo-affettiva, se ben progettata e realizzata, non anticipa i comportamenti sessuali ma rafforza la capacità critica dei giovani, migliora la loro salute psicologica e li aiuta a navigare in un mondo digitale complesso dove spesso prevalgono informazioni imprecise o dannose.</p><p>Sostenere quest&#8217;iniziativa significa difendere il diritto all’informazione e alla salute educativa dei nostri figli, rilanciando un modello di scuola che non si limiti a trasmettere nozioni, ma che sappia preparare le nuove generazioni alle sfide relazionali, emotive e sociali del XXI secolo.</p><p>Firma la petizione qui: <a href="https://www.change.org/p/educazione-sessuo-affettiva-a-scuola-una-firma-per-educare-e-proteggere" target="_blank" rel="noopener"><strong>https://www.change.org/p/educazione-sessuo-affettiva-a-scuola-una-firma-per-educare-e-proteggere</strong></a></p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/educazione-sessuo-affettiva-a-scuola-ddl-valditara-petizione-altrapsicologia/">Educazione sessuo-affettiva a scuola: dal DDL Valditara alla petizione di AltraPsicologia</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Come ci si sente dopo il parto? Il post-partum tra sbalzi ormonali, cambiamenti corporei e&#8230;sex toys</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:56:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
		<category><![CDATA[Sfera sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[allattamento]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio sessuale]]></category>
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		<category><![CDATA[post-partum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come ci si sente dopo il parto? Cambiamenti nel corpo, alterazioni ormonali e calo del desiderio sessuale: come vivere questa fase importante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/come-ci-si-sente-dopo-il-parto-post-partum-sbalzi-ormonali-cambiamenti-corporei-sex-toys/">Come ci si sente dopo il parto? Il post-partum tra sbalzi ormonali, cambiamenti corporei e&#8230;sex toys</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="7630" class="elementor elementor-7630">
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									<p><strong>Articolo di Valentina Cosmi</strong></p><p>Il <strong>parto</strong> rappresenta una tra le esperienze più incredibili che il corpo umano possa portare avanti. Sia <strong>durante che dopo la gravidanza</strong> si assiste ad un&#8217;enorme quantità di cambiamenti: <strong>picchi e crolli ormonali</strong> unitamente ad una vera e propria riorganizzazione degli organi del corpo, alcuni dei quali si modellano per far posto alla vita che cresce nel corpo della donna.</p><p>Tutti questi cambiamenti possono influire sulla percezione di se stesse dal punto di vista sessuale ed emotivo. È quindi naturale che ci si possa non riconosce più in un corpo che, specialmente i primi tempi, non somiglia affatto a quello che si conosceva <strong>prima della gravidanza</strong>, ma neanche a quello al quale si era abituate <strong>quando il bambino era ancora nell’utero materno</strong>.</p><h2>Come cambia la sessualità della coppia dopo il parto? Conoscere e comprendere i cambiamenti è il primo passo fondamentale</h2><p><strong>Dopo il parto</strong>, molte donne sperimentano un <strong>calo del desiderio sessuale</strong> a causa della diminuita produzione di estrogeni. Questa alterazione ormonale può generare anche secchezza vaginale e un <strong>calo del desiderio sessuale</strong>. L&#8217;allattamento al seno aumenta i livelli di ossitocina, un ormone in grado di rafforzare il legame con il bambino, ma che può anche sostituire il desiderio di intimità sessuale con il partner. Inoltre, le <strong>alterazioni ormonali del dopo parto</strong> hanno una ripercussione sull’umore, un aspetto questo che si aggiunge alla complessità della nuova vita che i genitori sono chiamati a gestire, tra esigenze del nuovo nato e tentativi di <strong>riorganizzare la propria vita in modo diverso</strong>.</p><p>Anche l’<strong>aspetto prettamente fisico del parto</strong> può essere estremamente faticoso, in alcuni casi si può registrare una momentanea perdita di sensibilità vaginale e una riduzione del tono muscolare.</p><h2>Recuperare l’intimità della coppia dopo il parto</h2><p>Il <strong>recupero dell’intimità di coppia dopo il parto</strong> può sembrare una preoccupazione frivola o egoista. Ma è invece fondamentale per la serenità della coppia e dunque del bambino stesso. Questo recupero non deve necessariamente essere di carattere prettamente sessuale, ma è necessario un riavvicinamento fisico tra i due partner che preluda a una ripresa della sessualità.</p><p>Tuttavia, proprio a causa dei cambiamenti descritti, questa ripresa può rappresentare un aspetto complesso da gestire, anche se fondamentale. Alcuni piccoli accorgimenti ed “esercizi” possono aiutare questo momento, pensiamo ad esempio agli <strong>esercizi di Kegel</strong>, all’<strong>utilizzo di vibratori a bassa intensità</strong> e di <strong>palline vaginali</strong>. Questi “accessori”, anche dal punto di vista psicologico, possono rappresentare validi alleati per il recupero della sicurezza e della fiducia in se stesse attraverso:</p><ul><li>il miglioramento della circolazione sanguigna e della sensibilità;</li><li>il ripristino dell&#8217;elasticità vaginale e del tono muscolare;</li><li>l’alleviamento del dolore e del fastidio talvolta presenti.</li></ul><h2>Come ci si sente dopo il parto? La comunicazione con il partner è fondamentale</h2><p>Il consulto con il proprio medico è certamente un primo passo fondamentale, ma anche la comunicazione con il partner è di cruciale importanza, così come il <a href="https://www.sisponline.it/contatti/"><strong>rivolgersi ad un sessuologo</strong></a> nei casi in cui le difficoltà persistano nel tempo.</p><p>Come per quasi ogni aspetto della relazione e dell&#8217;intimità, una comunicazione aperta è centrale: parlare dei propri bisogni e delle aspettative reciproche è utile per capire <strong>come ci si sente dopo il parto</strong>, anche per facilitare la comprensione di cosa è necessario cambiare e cosa invece manca.</p><p>I <a href="https://www.sisponline.it/effetto-covid-sex-toys/"><strong><em>sex toys</em></strong></a> possono essere utilizzati sia dalla donna che dalla coppia per riscoprire il gioco, per sostituire il tocco del partner quando necessario (per esempio, quando la penetrazione non è raccomandabile o desiderata), per esplorare nuovi modi di procurarsi piacere connessi ai cambiamenti che sono avvenuti nel corpo.</p><p>Ricordiamo sempre che <strong>l&#8217;intimità non si limita al sesso</strong> in senso meccanicistico: anche le forme di contatto non sessuale, come abbracci, carezze o massaggi possono aiutare a ricostruire la vicinanza e a rassicurare i partner con la reciproca presenza fisica ed emotiva.</p><p><a href="https://www.sisponline.it/contatti/"><strong>Se hai partorito da poco e vuoi un aiuto per recuperare il tuo equilibrio, contatta i professionisti della SISP.</strong></a></p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/come-ci-si-sente-dopo-il-parto-post-partum-sbalzi-ormonali-cambiamenti-corporei-sex-toys/">Come ci si sente dopo il parto? Il post-partum tra sbalzi ormonali, cambiamenti corporei e&#8230;sex toys</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Scintilla o connessione? Cosa ci insegna «Come Together» di Emily Nagoski</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 20:48:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Emily Nagoski]]></category>
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		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di "Come Together. La scienza (e l’arte!) di creare una connessione sessuale duratura" libro di Emily Nagoski.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/scintilla-o-connessione-cosa-ci-insegna-come-together-di-emily-nagoski/">Scintilla o connessione? Cosa ci insegna «Come Together» di Emily Nagoski</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Luca Pierleoni – psicoterapeuta e sessuologo (SISP)</strong></p><p>Ho letto in anteprima <strong>Come Together</strong> di Emily Nagoski (Edizioni Spazio Interiore) e l’ho trovato un invito concreto a ripensare <strong>come coltiviamo il desiderio nel lungo periodo</strong>. Il punto centrale è semplice ma rivoluzionario: la misura non è la frequenza, è il piacere. Non “quante volte”, ma “quanto ti piace ciò che stai facendo, nel tuo contesto”.</p><h2>Dal mito della spontaneità alla cura del contesto</h2><p>In molti arrivano in terapia con l’idea che «se non è spontaneo, è finita». Questo mito della scintilla ci fa credere che il desiderio debba accendersi da solo e restare identico nel tempo. La realtà clinica (e la ricerca a cui <strong>Nagoski</strong> si ispira) racconta altro: il desiderio è sensibile al contesto e cambia con stress, ruoli, cicli di vita, salute, carichi mentali.</p><p>Un’immagine utile è quella di acceleratore e freno del sistema sessuale: l’acceleratore registra ciò che ti eccita; il freno risponde a ciò che inibisce (vergogna, ansia, conflitti, distrazioni, stanchezza). Spesso la soluzione non è «premere di più sull’acceleratore», ma togliere il piede dal freno: ridurre lo stress, rinegoziare aspettative, migliorare la comunicazione.</p><figure id="attachment_7610" aria-describedby="caption-attachment-7610" style="width: 559px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-7610" src="https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2025/12/Come-Together-La-scienza-e-l-arte-di-creare-una-connessione-sessuale-duratura.webp" alt="copertina di «Come Together» di Emily Nagoski (Edizioni Spazio Interiore)" width="559" height="936" srcset="https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2025/12/Come-Together-La-scienza-e-l-arte-di-creare-una-connessione-sessuale-duratura.webp 559w, https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2025/12/Come-Together-La-scienza-e-l-arte-di-creare-una-connessione-sessuale-duratura-179x300.webp 179w" sizes="(max-width: 559px) 100vw, 559px" /><figcaption id="caption-attachment-7610" class="wp-caption-text">Come Together. La scienza (e l’arte!) di creare una connessione sessuale duratura</figcaption></figure><h2>Tre micro-pratiche per cominciare (oggi)</h2><p>Di seguito <strong>tre esercizi ispirati al libro</strong>, adattati alla stanza di terapia. Non servono “performance”: servono curiosità e gentilezza.</p><h3>1.Center Pleasure (20 minuti)</h3><ul><li>Mettete via l’obiettivo «orgasmo».</li><li>Dedicatevi a notare che cosa è piacevole (tatto, respiro, pressione, ritmo).</li><li>Se qualcosa non è confortevole, fermatevi.</li><li>Alla fine, ognuno trova una parola che descrive il piacere provato (es. «caldo», «morbido», «gioco») e la porta in conversazione.</li></ul><p><em>Perché funziona:</em> sposta l’attenzione dall’esito al processo; aiuta a mappare segnali corporei spesso ignorati.</p><h3>2.La mappa emotiva delle stanze</h3><p>Immaginate le emozioni come stanze di una casa. Alcune nutrono il desiderio (gioco, cura, curiosità, connessione). Altre lo ostacolano (panico, paura, rabbia).</p><p><em>Domanda-ponte:</em> «Se la stanza del desiderio è lontana, qual è la stanza accanto in cui posso entrare adesso?»</p><p><em>Esempio:</em> se oggi sono in “stanchezza + bisogno di tenerezza”, forse la porta più vicina è cura, non «performance».</p><p><em>Perché funziona:</em> legittima gli stati emotivi e offre passi piccoli e realistici, invece di forzare il corpo.</p><h3>3.Chiedo / Offro (una volta a settimana)</h3><ul><li>«Oggi ho bisogno di…» (chiarezza sui bisogni).</li><li>«Oggi ti offro…» (disponibilità concreta, anche non sessuale).<br />Non serve essere perfetti: serve essere chiari.</li></ul><p><em>Perché funziona:</em> normalizza la negoziazione, riduce la lettura della mente e i non detti che attivano il freno.</p><h2>A chi può essere utile</h2><p>A chiunque voglia coltivare una connessione sessuale duratura, indipendentemente da orientamento, identità, configurazione relazionale o tipo di desiderio. Non offre ricette universali: propone strumenti da personalizzare.</p><h2>Nota clinica</h2><p>In terapia di coppia queste pratiche funzionano davvero quando sono inserite in un lavoro più ampio su storia della relazione, ruoli, significati del sesso, sicurezza emotiva e restauro della complicità. Se il desiderio è associato a dolore, traumi o disagio persistente, è fondamentale un inquadramento professionale.</p><h2>Scheda libro</h2><p><em>Titolo:</em> &#8220;Come Together. La scienza (e l’arte!) di creare una connessione sessuale duratura&#8221;</p><p><em>Autrice:</em> Emily Nagoski</p><p><em>Editore:</em> Edizioni Spazio Interiore</p><p><em>Uscita italiana:</em> 25 novembre 2025</p><p><em>ISBN:</em> 979-12-81796-20-5</p><p><em>Prezzo di copertina:</em> 25 €</p><p><em>Scheda libro: </em>https://spazionagual.it/libri/5223-come-together-emily-nagoski.html</p><p><em>Disclosure:</em> copia stampa ricevuta in omaggio; nessun compenso. Opinioni personali.</p><p><em>Crediti immagine cover:</em> © Edizioni Spazio Interiore.</p><p><em>Alt text:</em> copertina di «Come Together» di Emily Nagoski (Edizioni Spazio Interiore).</p><h2>In sintesi</h2><p>Il sesso che dura non si misura in quante volte, ma in quanto vi piace ciò che fate, nel vostro contesto. Inizia da: Center Pleasure, mappa emotiva delle stanze, Chiedo/Offro.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/scintilla-o-connessione-cosa-ci-insegna-come-together-di-emily-nagoski/">Scintilla o connessione? Cosa ci insegna «Come Together» di Emily Nagoski</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Benching, cos&#8217;è? Quando l’altro ci lascia in “panchina”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 22:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos'è il benching, come si manifesta,quali sono le conseguenze per chi ne é vittima e come superarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/benching-cosa-e-quando-altro-ci-lascia-in-panchina/">Benching, cos&#8217;è? Quando l’altro ci lascia in “panchina”</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Alessandra Recine</strong></p><p>In una società dove tutto è tendenzialmente all’insegna della velocità e della fugacità, i <a href="https://www.sisponline.it/dating-app-come-influenzano-modo-vivere-relazioni-tra-match-e-swipe/"><strong>social network</strong></a> hanno modificato il nostro modo di percepire il tempo e lo spazio, facilitato connessioni e incontri con nuovi possibili partner promuovendo la nascita di relazioni più flessibili, variegate e, per dirla alla Bauman, molto più “liquide”.</p><p>Proprio attraverso i social network, le app di incontri – ma anche nella quotidianità – non è raro che accada di incontrare una persona con cui sembra scattare un interesse reciproco. Poi, però, col passare dei giorni, potremmo renderci conto che i messaggi che manda sono incoerenti e sporadici, i programmi sono vaghi, gli appuntamenti organizzati all’ultimo minuto e così l’entusiasmo inizia ad affievolirsi, anche se l’altro è ancora lì, non è completamente assente.</p><p>Quando poi siamo sul punto di mollare, di prendere le distanze, ecco che l’altro ricompare con un <em>like</em>, un messaggio contenente un complimento o la promessa di vedersi presto. Questo comportamento, non sufficiente per costruire una relazione solida ma abbastanza per mantenere l’altra persona in sospeso, è conosciuto come <strong><em>benching</em></strong>.</p><h2>Cos&#8217;è il <em>benching</em>?</h2><p>Il termine <em>benching</em> deriva dall’inglese “to bench” e letteralmente significa “mettere qualcuno in panchina” proprio come si fa nello sport quando un giocatore viene messo in riserva senza essere completamente escluso dalla squadra.</p><p>In ambito relazionale, il termine si riferisce a quel comportamento per cui <strong>una persona mantiene un potenziale partner in uno stato di incertezza e attesa, con il fiato sospeso, speranzoso, in una sorta di limbo affettivo</strong>. In pratica, il &#8220;<em>bencher</em>&#8221; continua a mostrare interesse sufficiente per mantenere il contatto attraverso un messaggio inviato di tanto in tanto, un like che spunta improvvisamente sui social network, col fine ultimo di non far perdere a chi sta dall’altra parte una flebile scintilla di speranza che possa aver cambiato idea riguardo la possibilità di tessere un rapporto sentimentale. Nel frattempo però, il <i>bencher</i> molto spesso si guarda intorno, flirta oppure intesse conoscenze con altre persone stando però ben attento a non far evolvere uno di questi rapporti in qualcosa di serio e concreto.</p><h2>Cosa si nasconde dietro il <em>benching</em>?</h2><p>Il <em>benching</em> è primariamente sostenuto da una profonda <strong>ambivalenza relazionale</strong> nel <em>bencher</em>. La persona infatti desidera i benefici dell&#8217;interazione emotiva o fisica (validazione, <em>ego-boost</em>, compagnia), ma è riluttante o incapace di assumersi l&#8217;onere dell&#8217;impegno, della vulnerabilità emotiva e della potenziale perdita o fallimento che comporta una relazione affettiva ben definita.</p><p>Il <em>bencher</em> ha <strong>fame di conferme</strong> e, proprio per questo, cerca di mantenere il proprio ego alimentato dall&#8217;attenzione e dall&#8217;affetto di più persone. In altre parole, sapere che dall’altra parte, sulla panchina, ci sono persone disponibili costituisce <strong>un modo per sentirsi desiderati e importanti</strong> senza però dover affrontare le responsabilità e i rischi di un vero impegno emotivo.</p><p>Inoltre, per il <em>bencher</em>, mantenere qualcuno in panchina può generare <strong>l&#8217;illusione di controllo e di potere</strong>, evitando il confronto con le proprie insicurezze o paure dell’involo derivante dalla nascita di un legame.</p><p>Paradossalmente, chi mette in pratica il <em>benching</em> potrebbe essere guidato anche da una profonda <strong>paura dell&#8217;abbandono</strong>. Tenere in piedi e in “attesa” più di una potenziale relazione può costituire un meccanismo di difesa per evitare al <em>bencher</em> di sentirsi solo o rifiutato. In questo modo, si crea una rete di sicurezza emotiva che, però, spesso finisce per ferire tutte le parti coinvolte.</p><h2>Conseguenze del <em>benching</em> per chi resta in panchina</h2><p>Come abbiamo visto, il <em>bencher</em> ha un fare ambiguo, vago, evasivo, per nulla trasparente, poco onesto e sincero. Può alternare momenti di vivo interesse e attenzione accompagnati da promesse e lusinghe e da una presenza sia affettiva che fisica, ad atteggiamenti di indifferenza, assenza oppure persino di netto rifiuto. Questo fa sì che <strong>chi sta dall’altra parte viva un costante stato di incertezza e di dubbio, si senta perennemente in bilico, attaccato ad un filo</strong>, quello della speranza che l’altro si faccia vivo.</p><p>Chi cade nella trappola poi può finire molto spesso per diventare un <strong>passivo spettatore dipendente in tutto e per tutto dalle mosse e dalle intenzioni del <em>bencher</em></strong>. Di fronte a tanta incertezza, la vittima può sperimentare <strong>vissuti di ansia e frustrazione</strong>, sentirsi profondamente svalutata poiché può percepire se stessa come un ripiego, come una sorta di ‘ruota di scorta’, quasi come una persona costretta a elemosinare amore, attenzione e interesse.</p><p>La possibile competizione con altre/i eventuali rivali poi, potrebbe generare un <strong>vissuto di malessere e ansia </strong>che, anziché portare la persona a desistere dal voler avere accanto quel partner, può talvolta far scattare il desiderio di primeggiare, di dover essere il/la migliore fra tutti/e, colui o colei che merita di essere scelta, aggiungendo frustrazione all’ansia già presente.</p><p>A farne le spese è anche l’<strong>autostima</strong> che, in uno scenario di questo tipo, viene <strong>fortemente minata</strong> e non è raro che a questo si associno anche dei <strong>pensieri autocolpevolizzanti</strong>. Può anche accadere che lo stress emotivo trovi un canale espressivo nella dimensione corporea mediante la comparsa di disturbi psicosomatici, dove l’apparato digerente (ad esempio, lo stomaco) è spesso la sede principale.</p><h2>Non si vuole impegnare? Tre domande da fare a voi stessi</h2><p>Nella prigione relazionale che il <em><strong>benching</strong></em> crea, chi ne è vittima e desidera uscirne può sicuramente provare a porsi alcune domande:</p><ul><li><strong><u>Perché accetto questa situazione?</u></strong> Riflettere sulle motivazioni che ci inducono a restare all’interno di una relazione in cui non ci sentiamo sufficientemente apprezzati e visti può essere illuminante. Spesso, l&#8217;accettazione di un rapporto ambiguo può essere legata a motivazioni profonde quali la paura della solitudine e/o il timore di non meritare poi così tanto su un piano affettivo. È importante quindi chiedersi se la scelta di restare in una relazione così svilente sia legata all’evitamento del confronto con queste paure.</li><li><strong><u>Che bisogni sto cercando di soddisfare?</u></strong> Identificare i bisogni emotivi che la relazione, per quanto ambigua, soddisfa può aiutare a comprendere meglio perché si rimane in essa. È la compagnia? La validazione? La speranza di un futuro migliore? Oppure non sono realmente pronto per impegnarmi? Comprendere questi bisogni può essere il primo passo per cercare modi più sani di soddisfarli.</li><li><strong><u>Posso ambire a qualcosa di più?</u></strong> Spesso, ci accontentiamo perché non crediamo di poter avere di meglio. È importante ricordare che ognuno merita una relazione che offra rispetto, chiarezza e impegno reciproco.</li></ul><h2>Come superare il benching?</h2><p>Il <strong><em>benching</em></strong> rappresenta una forma subdola di manipolazione relazionale che, pur non configurandosi come abuso conclamato, come abbiamo visto può avere conseguenze psicologiche significative.</p><p>Attraverso un fiducioso <a href="https://www.sisponline.it/contatti/" target="_blank" rel="noopener"><b>percorso psicologico</b></a> è possibile gradualmente identificare chiaramente i segnali distintivi del <em>benching</em>, interrompere quindi l’attesa passiva, elaborare e superare i profondi e delicati vissuti emotivi legati al sentirsi sempre una riserva per l’altro, stabilire confini emotivi chiari per tornare gradualmente a tessere relazioni sentimentali più consapevoli e sane.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/benching-cosa-e-quando-altro-ci-lascia-in-panchina/">Benching, cos&#8217;è? Quando l’altro ci lascia in “panchina”</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Il linguaggio del corpo nella seduzione</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 08:47:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
		<category><![CDATA[Sfera sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il linguaggio del corpo ha un ruolo importante durante la seduzione: quali sono i codici e gli aspetti principali e cosa consideriamo attraente?</p>
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									<p><strong>Articolo di Gaetano Gambino</strong></p><p>Sebbene il desiderio nel <strong>corteggiamento</strong> venga spesso espresso attraverso le parole, è noto come molte forme di <strong>linguaggio non verbale</strong> (la gestualità, le posture, la prossemica, ecc.) risultino più evocative e, dunque, incisive.</p><p>Si può affermare che ogni cultura contempli i propri <strong>codici di</strong> <strong>seduzione</strong>, ma a un livello più sottile e profondo il modo in cui le emozioni si esprimono sul viso e sul corpo è universale: esse attivano le stesse zone del cervello, qualunque sia il luogo del pianeta in cui vengono osservate.</p><h2>Come comunichiamo interesse con il linguaggio corporeo</h2><p>A livello espressivo, <b>le potenzialità seduttive si realizzano primariamente attraverso il viso</b>: gli elementi più influenti sono lo sguardo, le labbra e la posizione delle mani e della testa. Gli occhi di una persona che sta corteggiando sono più umidi, sembrando, quindi, più luminosi e brillanti; le pupille risultano più dilatate.</p><p>Le <b>labbra</b> possono esprimere l&#8217;oralità dei desideri di natura sessuale. I movimenti che particolarmente interessano il processo seduttivo sono quelli che coinvolgono il labbro inferiore che può essere accarezzato dagli incisivi superiori o umettato dalla lingua.</p><p>Quando si è a proprio agio tendenzialmente <b>la testa si inclina nella direzione dello sguardo</b>, facendo assumere un atteggiamento più dolce ed empatico. Il movimento delle mani intorno al viso può esprimere l&#8217;intento di sedurre. In modo particolare, l’<b>accarezzarsi i capelli</b> è una modalità frequentemente messa in atto per attirare l&#8217;attenzione su di sé.</p><p>Altri due elementi molto importanti della seduzione sono due sensi: il <strong>tatto</strong> e l’<strong>olfatto</strong>. Toccarsi rafforza la prossimità e l&#8217;intimità di due individui. Se il loro livello di conoscenza è basso possono bastare contatti di meno di un secondo per suscitare simpatia nell&#8217;altro. L&#8217;olfatto implicato nella seduzione raccoglie odori non identificabili coscientemente, provenienti dalla pelle.</p><h2>I simboli della seduzione secondo la prospettiva evoluzionistica</h2><p>Dal punto di vista biologico, la scelta del partner è orientata secondo <strong>i canoni richiesti dall’evoluzione</strong>. Gli esseri umani sono tutti discendenti di una lunga e ininterrotta catena di antenati che sono riusciti in compiti necessari per sopravvivere, accoppiarsi e accudire la prole. Hanno così ereditato gli adattamenti elaborati in passato, migliorandoli in relazione alle esigenze del presente.</p><p>Secondo questa prospettiva, <strong>ciò che è considerato attraente in un uomo</strong> è la capacità che possiede di occuparsi della compagna, sia da un punto di vista di protezione fisica che in termini di disposizione di risorse economiche.</p><p>Sempre secondo tale ottica evoluzionistica, le <strong>caratteristiche fisiche considerate attraenti nelle donne</strong>, invece, riguarderebbero spesso elementi che rimandano alla <a href="https://www.sisponline.it/infertilita-coppia-carico-invisibile-risvolti-psicologici-e-relazionali/"><strong>fertilità</strong></a>. Gli uomini maturi tenderebbero a preferire compagne più giovani proprio per questo motivo.</p><h2>È davvero così semplice?</h2><p>Tutte le considerazioni espresse finora, in particolare quelle che riportano come “universalmente” seducente questa o quella caratteristica della persona e del comportamento, avranno portato a storcere il naso di non pochi lettori. Si potrebbero fornire, in effetti, infiniti esempi che contraddicono tali canoni. Ciò ci porta a rivedere l’aspettativa secondo cui solo i più “evoluti” e i più “adatti alla sopravvivenza” risultino appetibili.</p><p>Ciascun individuo ha un percorso di vita unico, caratterizzato da esperienze emotive e relazionali significative, che hanno contribuito a formarne una sensibilità specifica. È una sorta di “mappa” contenente gli indizi di ciò che risulterà sessualmente e affettivamente seducente di per sé.</p><p>Non bisogna affatto trascurare, inoltre, un dato culturale fondamentale: nell’ultimo mezzo secolo <strong>le donne si sono sempre più affrancate da certe aspettative sociali che le volevano realizzate soltanto attraverso la procreazione e l’accudimento della prole</strong>, relativizzando in modo radicale il fascino legato allo status socio-economico del partner maschile. Nonostante ciò, <strong>alcuni “gesti di cavalleria” hanno ancora un potere evocativo e seduttivo molto forte per una parte dell’universo femminile</strong>. Potremmo dire che tali aspetti “di forma” continuano ad avere un loro importante ruolo simbolico, dipanando il filo di un discorso che dovrà trovare molte altre conferme nella speciale sintonia che potrà crearsi tra due anime. Questo prescinderà da considerazioni semplicistiche che vengono spesso proposte in vari manuali e corsi di seduzione.</p><p>L’unico vero precetto che possiamo riconoscere come universalmente valido ed imprescindibile nel mondo affascinante della seduzione è il <strong>rispetto per l’altro</strong>. Tutto il resto potrà essere il frutto unico della creatività, della passione e dell’autenticità di ciascun individuo.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/linguaggio-del-corpo-nella-seduzione/">Il linguaggio del corpo nella seduzione</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Desiderio sessuale: quando la coppia ha tempi diversi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 13:31:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[aspetti psicosessulogici]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza psico-sessuologica]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[discrepanza desiderio sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[masturbazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Discrepanza del desiderio sessuale: come affrontarla e perché spesso rappresenta un problema per la coppia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/desiderio-sessuale-quando-la-coppia-ha-tempi-diversi/">Desiderio sessuale: quando la coppia ha tempi diversi</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Valentina Cosmi</strong></p><p>Ogni individuo ha un suo modo di sperimentare e vivere il desiderio, in tutte le aree di vita compresa ovviamente quella sessuale.</p><p><strong>Desiderare è un aspetto fondamentale dell’essere umano</strong> e il contatto con il proprio desiderio può essere considerato un vero e proprio indice di salute e di benessere. <strong>Essere consapevoli di ciò che si desidera è importante</strong> nella vita intima, individuale e di coppia.</p><p>Dal momento che il <strong>desiderio sessuale</strong> è una componente della risposta sessuale umana, questo è estremamente soggettivo e varia da individuo ad individuo a seconda dei diversi momenti di vita. Può quindi accadere che, a seconda del momento, all’interno di una coppia, <strong>i partner non siano affatto sintonizzati sui tempi e sulle modalità di espressione del desiderio</strong>.</p><p>Ci sono persone che sperimentano un desiderio sessuale cosiddetto <strong>“istintivo”</strong> e persone che hanno bisogno di un po’ più tempo prima che il loro desiderio si risvegli (hanno cioè un <strong>“desiderio responsivo”</strong>, un desiderio che si risveglia in risposta ad uno stimolo-persona-situazione). A volte, quando persone diverse si incontrano può essere difficile conciliare questi diversi approcci, con la conseguenza di sviluppare una certa frustrazione.</p><p>La <a href="https://www.sisponline.it/discrepanza-del-desiderio-sessuale-quando-nella-coppia-piacere-viaggia-binari-diversi/"><strong>discrepanza nel desiderio sessuale</strong></a> è molto comune e parlarne non è sempre facile, a causa di una generale mancanza di informazione e, spesso, purtroppo, di educazione.</p><p>Il primo elemento fondamentale da tenere a mente è che quando parliamo di <strong>libido</strong> e di <strong>desiderio sessuale</strong>, parliamo di qualcosa su cui una persona non ha un vero e proprio controllo.</p><p>Al di là di coloro che soffrono di uno scarso desiderio sessuale, la cui origine può risalire a motivazioni di natura fisica-organica o psicologica (o entrambi), una condizione questa che può essere affrontata all’interno di percorsi di <a href="https://www.sisponline.it/consultazione/"><strong>consulenza psico-sessuologica</strong></a> o di psicoterapia strutturati, in altri casi più semplicemente si tratta di una coppia in cui il desiderio si muove con modalità e tempi diversi.</p><h2>Perché la discrepanza di desiderio può rappresentare un problema nella coppia?</h2><p>Le <strong>persone che hanno un desiderio spontaneo</strong> spesso danno inizio all’approccio o non hanno necessariamente bisogno di una forte intimità nei momenti che portano ad un incontro sessuale. Si tratta di quelle persone che nella stragrande maggioranza delle volte “prendono l’iniziativa”.</p><p>Le <strong>persone che hanno un desiderio responsivo</strong>, d’altra parte, non provano quella stessa sensazione di desiderio finché non interviene qualcosa o qualcuno che possa solleticare un’eccitazione e, di conseguenza, favorire l’insorgere di un desiderio sessuale.</p><p>I partner che presentano un desiderio responsivo (statisticamente sono più frequentemente donne) possono essere spesso ritenute persone con una bassa libido. In realtà, hanno semplicemente un diverso tipo di desiderio che richiede prima qualche forma di iniziativa da parte dell’altra persona.</p><h2>Come parlare di discrepanza del desiderio sessuale nella coppia?</h2><p>Per chi vive con un partner che ha un desiderio responsivo, avere la sensazione costante della responsabilità nell’avviare all’attività sessuale può <strong>rappresentare una fonte di stress o far insorgere l’idea di essere poco desiderati</strong>.</p><p>Tuttavia, la responsabilità di affrontare il problema ricade su entrambi. <em>Affrontare il problema</em> significa comunicare in modo onesto e aperto, possibilmente in uno spazio sicuro senza affrontare l’argomento nell’impeto del momento, che spesso può veicolare emozioni di rabbia.</p><p>In questi casi, <strong>ridefinire l’intimità</strong> può aiutare la coppia nel trovare un equilibrio diverso basato su un’armonia con modalità e tempi maggiormente condivisi. Creare una complicità basata su reali esigenze significa anche ripensare l’intimità non solo in termini di rapporti penetrativi, ma anche ad esempio con un maggior spazio da dare ai <strong>cosiddetti preliminari</strong> e alla <a href="https://www.sisponline.it/masturbazione-funzioni-vantaggi-e-pregiudizi-di-questo-incontro-con-il-piacere/"><strong>masturbazione</strong></a> in una maniera meno convenzionale.</p><p>La <strong>terapia sessuale</strong> può rappresentare certamente un buon alleato quando la situazione sia tale da rendere difficile la comunicazione e, di conseguenza, può aiutare ad affrontare il problema in modo costruttivo e sano, limitando i livelli di rabbia e aggressività.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/desiderio-sessuale-quando-la-coppia-ha-tempi-diversi/">Desiderio sessuale: quando la coppia ha tempi diversi</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Il carico invisibile dell’infertilità: risvolti psicologici e relazionali di coppia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Aug 2025 13:20:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[infertilità]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[sterilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Infertilità e problemi di coppia: quali dinamiche possono svilupparsi e come superare le difficoltà con la psicoterapia di coppia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/infertilita-coppia-carico-invisibile-risvolti-psicologici-e-relazionali/">Il carico invisibile dell’infertilità: risvolti psicologici e relazionali di coppia</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Alessandra Recine</strong></p><p>Nel panorama internazionale esistono diverse definizioni di <strong>infertilità</strong> e di <strong>sterilità di coppia</strong>. Tuttavia, in Italia <strong>si definisce sterile una coppia per cui non è possibile il concepimento per una condizione medica</strong> (Riccio, 2017); mentre, <strong>si definisce infertile una coppia per cui non è stato possibile instaurare una gestazione dopo 24 mesi</strong> (o 6 mesi se la donna ha più di 35 anni) di rapporti sessuali regolari e non protetti tra i partner. Si stima che nel nostro Paese l’infertilità riguardi il 15% delle coppie (Ministero della Salute, 2021), mentre, a livello internazionale, l’incidenza si attesta tra l’8 e il 12 % (Szkodziak, Krzyzanowski &amp; Szkodziak, 2020).</p><p>Tra le<strong> cause più frequenti dell’infertilità femminile</strong> ritroviamo: l’<strong>età</strong> (a partire dai 35 anni diminuisce il potenziale riproduttivo e la possibilità di concepimento), <strong>problematiche ovulatorie/ormonali</strong> (difetto o assenza completa di ovulazione. Alla base della disfunzione ovulatoria vi possono essere problematiche quali: sovrappeso o sottopeso; squilibri ormonali legati a malfunzionamento dell’ipofisi o della tiroide; difetti dell’ovaio che non è in grado di metabolizzare correttamente gli ormoni prodotti), <strong><a href="https://www.sisponline.it/dolore-pelvico-cronico-cause-caratteristiche-quando-sessualita-diventa-dolorosa/">problematiche di natura pelvica</a> e/o tubarica</strong> (in seguito a infezioni o interventi a livello pelvico le tube risultano danneggiate o ostruite impedendo l’incontro dei gameti). A queste si vanno ad aggiungere l’<a href="https://www.sisponline.it/endometriosi-vita-di-coppia-connubio-possibile/"><strong>endometriosi</strong></a> che riduce in modo severo le probabilità di concepimento, <strong>le anomalie dell’utero</strong> (fibromi, polipi, difetti congeniti) e in misura minore<strong> alterazioni del collo uterino o problemi immunitari</strong>. In più, in un buon 15% di casi, nonostante tutto sia apparentemente in ordine, la gravidanza non si verifica ed è difficile stabilirne le cause (in questo caso si parla di infertilità idiopatica).</p><p>Al di là dei dati clinici, negli ultimi anni la ricerca psicologica ha gettato nuova luce su questo complesso fenomeno che spesso costituisce un fardello invisibile per la coppia – con conseguenze che scuotono le fondamenta dell&#8217;individuo e del legame tra i partner – evidenziandone, appunto, la pervasività e la conseguente necessità di un approccio olistico al trattamento.</p><h2>L&#8217;impatto psicologico dell’infertilità sulla donna e sull’uomo</h2><p>L&#8217;<strong>infertilità</strong> non è un semplice &#8220;problema riproduttivo&#8221;; è una fonte di stress cronico che genera un turbinio di emozioni nelle donne ma anche negli uomini. La frustrazione e la delusione sono quasi universali, spesso accompagnate da un profondo senso di perdita – la perdita non solo della gravidanza desiderata, ma anche dell&#8217;immagine di sé come genitore fertile, del futuro immaginato e di una parte fondamentale della propria identità. Una revisione sistematica del 2021 pubblicata su <em>Human Reproduction</em> ha evidenziato come le <strong>donne con infertilità</strong> presentino tassi significativamente più elevati di <strong>depressione</strong> e <strong>ansia</strong> rispetto alla popolazione generale. Per gli <strong>uomini</strong>, sebbene meno studiati, emergono spesso sentimenti di <strong>impotenza</strong>, <strong>fallimento</strong> e una <strong>diminuzione dell&#8217;autostima</strong> legata alla propria capacità riproduttiva.</p><p>Il <strong>senso di colpa</strong> è un&#8217;altra emozione pervasiva. Si manifesta sia come auto-rimprovero per presunte responsabilità (stile di vita, decisioni passate) sia come internalizzazione di stereotipi sociali che associano la fertilità alla &#8220;normalità&#8221; o alla &#8220;completezza&#8221;. L’infertilità può poi minare profondamente l&#8217;autoefficacia percepita e la resilienza individuale, rendendo difficile affrontare le sfide quotidiane al di fuori del contesto riproduttivo.</p><p><img decoding="async" class="size-full wp-image-7543 aligncenter" src="https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2025/08/fertilita-infertilita-coppia.webp" alt="fertilita-infertilita-coppia" width="612" height="529" srcset="https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2025/08/fertilita-infertilita-coppia.webp 612w, https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2025/08/fertilita-infertilita-coppia-300x259.webp 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p><h2>La coppia di fronte alla diagnosi di infertilità</h2><p>L’infertilità può essere vissuta, da chi la affronta, come un vero e proprio trauma psicologico. Nonostante sia un problema diffuso, spesso essa si presenta alla coppia come una sorpresa, una variabile imprevista. Tutti noi consideriamo infatti l’avere un figlio come un processo naturale, e raramente immaginiamo davvero che questo possa non succedere.</p><p>Il momento della <strong>diagnosi di infertilità</strong> può gettare la coppia nello sconforto, e in uno stato di shock e disorientamento. Il trattamento, dal canto suo, con le sue metodologie invasive, i successi non garantiti, l’ambiente impersonale delle cliniche, la violazione della propria privacy porta spesso la coppia a sprofondare in vissuti di<strong> rabbia, frustrazione e stress</strong> e nella sensazione di non sentirsi compresi e accolti dall’ambiente circostante perché “diversi”. Tali vissuti possono diventare totalizzanti al punto da <strong>compromettere il funzionamento sociale e lavorativo dei singoli e l’intimità della coppia</strong> (Cotoloni, 2021). Questo ripiegamento su se stessi, da una parte è connesso al sentimento dell’<a href="https://www.stateofmind.it/invidia/">invidia</a>, che gioca un ruolo fondamentale nella psiche delle <strong>coppie sterili</strong> che sono così indotte ad evitare le coppie con figli e le situazioni sociali in cui avvertono pressioni da parte di familiari e amici; dall’altra al fatto che si tratta di un lutto che non viene considerato e riconosciuto dal contesto circostante (Righetti et al., 2009) dal momento che ad essere pianto è un bambino che non è mai nato (Riccio, 2017).</p><p>Il <strong>dolore</strong> che le coppie si trovano a sperimentare è così forte che si è osservata anche una tendenza ad inibire le componenti affettive e canalizzare l’attenzione sul <strong>corpo che viene vissuto come vuoto</strong> (Cotoloni, 2021), <strong>ma anche difettoso e danneggiato</strong> (Righetti et al., 2009). A farne le spese all’interno di questo scenario così complesso è poi anche l’intimità di coppia che muta di significato e passa dall’essere un’esperienza romantica ad un vero e proprio “<strong><a href="https://www.stateofmind.it/depressione/" target="_blank" rel="noopener nofollow">lavoro</a></strong>”, per giunta anche  stressante, finalizzato ad una <strong>sessualità che a sua volta viene associata al continuo fallimento e a sentimenti di </strong><a href="https://www.stateofmind.it/ansia/" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>ansia</strong></a><strong> e depressione</strong> (Swanson &amp; Mechanick Braverman, 2021), ma anche di <a href="https://www.stateofmind.it/vergogna/" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>vergogna</strong></a><strong>, di stress e minore autostima </strong>(Righetti &amp; Luisi, 2007).</p><h2>L&#8217;importanza del supporto psicologico per l&#8217;infertilità</h2><p>Molte ricerche sull’<b>infertilità</b> degli ultimi 25 anni mostrano con chiarezza come le difficoltà di coppia legate all’infertilità vedano alla base le differenti risposte e le diverse strategie di adattamento che i due partner mettono in atto davanti al problema. Tali divergenze possono rappresentare un problema quando non vengono comprese, condivise ed elaborate dalla coppia. Senza questa vicinanza che permette di condividere la sofferenza anche nella diversità, le differenti modalità di risposta al problema potrebbero portare i partner a sentirsi distanti, incapaci di supportarsi, consolarsi e trovare soluzioni condivise per affrontare la difficoltà con la quale si stanno confrontando.</p><p>Una <a href="https://www.sisponline.it/consultazione/"><strong>psicoterapia di coppia</strong></a> in questi casi rappresenta una possibilità per i partner per ritrovare uno spazio condiviso dove ascoltarsi e confrontarsi, dove poter comprendere e accettare le differenze e condividere il dolore del lutto quando il concepimento non è possibile, per poi poter ridefinire e reinvestire in nuovi progetti di vita da condividere insieme. Anche nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita che terminano con successo, il sostegno psicologico può aiutare la coppia a promuovere il formarsi pieno della genitorialità, fino a quel momento influenzata e riempita da aspetti medici e tecnologici e preoccupazioni concrete centrate sul corpo e sui disturbi fisici.</p><h2>Riferimenti bibliografici</h2><p>Cotoloni G. (2021). <em>Il concepimento in-possibile. Il supporto psicologico alla coppia infertile in fecondazione assistita</em>. Il Pensiero Scientifico Editore; Vol. 44(2), p. 200-215.</p><p>Cox C.M, Thoma M.E., Tchangalova N., Mburu G., Bornstein M.J., Johnson C.L., Kiarie J. (2022). <em>Infertility prevalence and the methods of estimation from 1990 to 2021: a systematic review and meta-analysis</em>. Human Reproduction Open, 12;2022(4): hoac051.</p><p>Ministero della Salute (2021). <em>Salute della donna. Cause dell’infertilità.</em></p><p>Riccio M. (2017). <em>La cicogna distratta. Il paradigma sistemico-relazionale nella clinica della sterilità e dell’infertilità di coppia</em>. Franco Angeli.</p><p>Righetti P.L. &amp; Luisi S. (2007). <em>La procreazione medicalmente assistita. Aspetti psicologici e medici</em>. Bollati Boringhieri.</p><p>Righetti P.L., Galluzzi M., Maggino T., Baffoni A. &amp; Azzena A. (2009). <em>La coppia di fronte alla Procreazione Medicalmente Assistita. Aspetti psicologici, medici, bioetici</em>. Franco Angeli.</p><p>Swanson A. &amp; Mechanick Braverman A. (2021). <em>Psychological Components of Infertility. Family Court Review,</em> Vol. 59 No I, January: 67-82. Association of Family and Conciliation Courts.</p><p>Szkodziak F., Krzyzanowski J. &amp; Szkodziak P. (2020). <em>Psychological aspects of infertility: A systematic review.</em> Journal of International Medical Research, 0 (0): 1-13.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/infertilita-coppia-carico-invisibile-risvolti-psicologici-e-relazionali/">Il carico invisibile dell’infertilità: risvolti psicologici e relazionali di coppia</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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