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	<title>Sfera psicologica Archivi | SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</title>
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		<title>Iniquità erotica: perché vivere con i genitori sta diventando un problema sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 18:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché vivere con i genitori può compromettere la vita affettiva e sessuale? Analisi dell'iniquità erotica e delle sue conseguenze sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/iniquita-erotica-perche-vivere-con-i-genitori-sta-diventando-un-problema-sociale/">Iniquità erotica: perché vivere con i genitori sta diventando un problema sociale</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Valentina Cosmi</strong></p><p>Recentemente si sente sempre più parlare, da parte di media ed esperti, del concetto di <strong><em>iniquità erotica</em></strong>. Un tema che non riguarda solamente e direttamente la psicologia ma che ha sull’individuo e sulla coppia pesanti ripercussioni, in particolare nell’ambito della sessualità e dell’intimità.</p><p>L’iniquità erotica è una condizione per cui diversi fattori come difficoltà economiche, qualità del lavoro e fattori a questi assimilabili possono inficiare pesantemente il modo in cui i giovani vivono la propria vita sessuale ed affettiva.</p><h2>Come si manifesta l’iniquità erotica?</h2><p><strong>Ma come si manifesta concretamente l’iniquità erotica?</strong> Il discorso è ampio e racchiude molteplici aspetti: il progressivo prolungamento dell’adolescenza a cui abbiamo assistito negli anni ha determinato un costante procrastinamento nell’acquisizione di competenze quali la ricerca di un lavoro, il desiderio di autonomia, l’indipendenza economica, affettiva e relazionale. Quando questi elementi mancano e si assiste all’impossibilità di procedere nelle fasi di sviluppo si può andare incontro all’“iniquità erotica”, che può dare manifestazioni di malessere importanti (fino a vere e proprie sintomatologie di natura depressiva), difficoltà-impossibilità nell’instaurare relazioni sentimentali e/o sessuali, perdita di interesse verso le proprie passioni.</p><p>Quando nella vita non è possibile raggiungere traguardi socialmente e personalmente attesi si può infatti andare incontro a situazioni di profondo stress e malessere. Lo sviluppo dell’identità sessuale poggia sulla possibilità per la persona di avere spazi e tempi in cui sperimentare e conoscere profondamente se stesso/a e il proprio funzionamento. Quando per ragioni concrete e pratiche questo non è possibile, come ad esempio, a causa della convivenza con i propri genitori, si può verificare uno stallo dal punto di vista evolutivo.</p><h2>Cause e conseguenze dell’iniquità erotica</h2><p>Le <strong>cause dell’iniquità erotica</strong> sono di natura psicologica ed emotiva solo in parte, perché è presente anche un aspetto molto concreto, cioè la difficoltà nel trovare risorse per poter dar vita ad un processo di separazione dalla propria famiglia d’origine, dirigendosi verso il mondo adulto con le proprie risorse, i propri sforzi e con tutti i propri limiti. Accanto a questo, ovviamente, ci sono le caratteristiche di personalità, famigliari e culturali di un individuo, per cui persone che hanno una buona autostima e una buona autoefficacia percepita avranno, ad esempio, maggiori possibilità di non ritrovarsi in una condizione di “iniquità erotica” ma saranno invece portate, anche in presenza di difficoltà concrete, a portare avanti il proprio processo di svincolo ed emancipazione.</p><p>Le conseguenze di questa condizione purtroppo sono spesso sottotraccia. Di rado emergono come sintomi o manifestazioni chiare e nette, più frequentemente si rintraccia una generale immaturità dal punto di vista affettivo e relazionale, una incapacità o una profonda difficoltà nel sentire autenticamente quali siano i passaggi evolutivi che dovrebbero essere portati avanti. Si assiste ad una sorta di circolo vizioso che si auto-alimenta, più la persona vive una condizione di precarietà più si assiste ad una difficoltà nel valutare possibili alternative e modalità per uscirne.</p><h2>Possibili risposte all’iniquità erotica</h2><p>L<strong>’educazione sessuo-affettiva</strong> ha un ruolo centrale nel quadro in cui si sviluppa l’<strong>iniquità erotica</strong>. Purtroppo, in Italia, siamo ancora troppo indietro e il divario con gli altri Paesi europei più evoluti è ormai molto ampio.</p><p>In questo caso, però, la questione è più delicata: accanto all’assenza di un’educazione sessuo-affettiva strutturata si assiste ad una povertà e ad una mancanza di strumenti economici e concreti che aggravano la situazione della persona. In primo luogo, andrebbero incentivate quelle politiche di aiuto e sostegno ai giovani, soprattutto per coloro che vivono condizioni di disagio economico e/o sociale.</p><p>Creare una rete di aiuto e sostegno tra i giovani dove chi ha situazioni di maggiore facilitazione possa porsi anche come modello, oltre che come aiuto. Contemporaneamente, potrebbero essere integrate nei percorsi scolastici forme di educazione alla sessualità e all’affettività che possano andare di pari passo con interventi rivolti al sostegno e alla crescita dell’autonomia del singolo.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/iniquita-erotica-perche-vivere-con-i-genitori-sta-diventando-un-problema-sociale/">Iniquità erotica: perché vivere con i genitori sta diventando un problema sociale</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>L’olfatto: da sentiero privilegiato verso il piacere fino all&#8217;olfattofilia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 10:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
		<category><![CDATA[Sfera sessuale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qual è il ruolo dell'olfatto nella sessualità e cos'è l'olfattofilia? Ecco come gli stimoli olfattivi influenzano il desiderio sessuale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/olfatto-sentiero-privilegiato-verso-piacere-fino-olfattofilia/">L’olfatto: da sentiero privilegiato verso il piacere fino all&#8217;olfattofilia</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Gaetano Gambino</strong></p><p>Negli ultimi decenni si è discusso molto in ambito scientifico del ruolo potenziale dell’<strong>olfatto </strong>nell’attivare e orientare il <a href="https://www.sisponline.it/desiderio-sessuale-quando-la-coppia-ha-tempi-diversi/"><strong>desiderio sessuale</strong></a> delle persone e di quando si debba parlare di <b>olfattofilia</b>.</p><p>Alcuni studi hanno evidenziato che nella <strong>scelta del partner</strong> viene privilegiato l’odore emanato da individui differenti da sé per alcuni geni specifici, comportamento che favorirebbe, secondo un’interpretazione in chiave evoluzionistica, una maggiore variabilità genetica e un sistema immunitario più forte nella progenie. Sappiamo, inoltre, che <strong>alcuni odori hanno il potere di attivare emozioni associate al piacere sessuale</strong> sperimentate in passato, grazie alla stretta connessione tra olfatto e sistema limbico, un’area importante del nostro cervello.</p><p>È opportuno sottolineare, però, che il desiderio sessuale, pur poggiando su basi neurologiche e ormonali ben definite, è profondamente influenzato da aspetti psicologici, sociali e culturali. Dunque, sia gli stimoli olfattivi che quelli provenienti da altri canali sensoriali hanno essenzialmente un ruolo nel comportamento sessuale umano che è mediato da significati ed emozioni associati all’esperienza unica di ciascun individuo.</p><h2>L’attrazione per gli odori emanati dal corpo è una perversione sessuale (olfattofilia)?</h2><p><strong>L’olfattofilia è una parafilia</strong> (termine scientifico che ha sostituito ormai da decenni l’espressione “perversione sessuale”), in cui la percezione di determinati odori costituisce la modalità prevalente, se non l’unica, per poter giungere a una forma di appagamento sessuale. La persona, in questi casi, può cercare in parti del corpo (come l’area genitale, il collo, le ascelle, i piedi, ecc.) quell’odore specifico in grado di stimolare la sua eccitazione.</p><p><strong>In una certa misura i profumi legati al corpo possono giocare un ruolo nel rapporto sessuale</strong> <strong>per chiunque</strong>. Per questo motivo, parliamo di un disturbo parafilico solo quando tale attitudine è utilizzata in modo rigido ed esclusivo, è caratterizzata da un <strong>disagio individuale o di coppia</strong>, causa una compromissione di importanti aree della vita (sociale, lavorativa, ecc.) o riduce l’intimità relazionale e il piacere condiviso, piuttosto che favorirli.</p><h2>Olfatto e benessere sessuale. Cosa dice la scienza?</h2><p>La letteratura scientifica sembra indicare che le persone con un olfatto più sviluppato tendano a sperimentare più piacere durante i rapporti. Viceversa, la presenza di deficit olfattivi clinicamente significativi è stata associata in diversi modi a un peggioramento della <a href="https://www.sisponline.it/benessere-sessuale-diritto-inalienabile/"><strong>qualità della vita sessuale</strong></a> (ad es., basso desiderio, ridotta soddisfazione, scarsa frequenza dei rapporti).</p><p>I dati, inoltre, evidenziano una differenza legata al genere: <strong>pare che nelle donne il canale olfattivo abbia un ruolo molto più centrale nel favorire l’eccitazione sessuale</strong> rispetto agli uomini, che invece prediligono il canale visivo. Questo è un aspetto ben noto a chi si occupa di problematiche sessuali. Spesso durante il lavoro clinico con la coppia ci si confronta con partner che hanno preferenze e gusti sessuali incongruenti, che almeno in parte dipendono da un diverso utilizzo dei cinque sensi nel contatto col piacere sessuale.</p><p>Una maggiore sensibilità olfattiva si assocerebbe, infine, a una frequenza più alta di orgasmi (ancora una volta maggiormente nelle donne!).</p><p>Come si è visto, <strong>la percezione degli odori può migliorare, o al contrario, peggiorare il benessere sessuo-affettivo</strong>. Bisogna precisare, al tempo stesso, che <strong>desiderio, eccitazione e orgasmo</strong>, sebbene siano associati a grande piacere, portano con sé l&#8217;idea del lasciarsi andare e di “perdere il controllo”. Per qualcuno, tale perdita di controllo può essere un&#8217;esperienza che genera ansia o angosce (più o meno consapevoli). Per questa ragione, anche a fronte di stimoli olfattivi potenzialmente molto eccitanti, la qualità di un’esperienza sessuale sarà sempre mediata da numerosi altri fattori di natura psicologica, emotiva e relazionale.</p><p><a href="https://www.sisponline.it/contatti/"><em><b>Se vuoi approfondire questi temi, entra in contatto con gli esperti della SISP.</b></em></a></p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/olfatto-sentiero-privilegiato-verso-piacere-fino-olfattofilia/">L’olfatto: da sentiero privilegiato verso il piacere fino all&#8217;olfattofilia</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Come ci si sente dopo il parto? Il post-partum tra sbalzi ormonali, cambiamenti corporei e&#8230;sex toys</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:56:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come ci si sente dopo il parto? Cambiamenti nel corpo, alterazioni ormonali e calo del desiderio sessuale: come vivere questa fase importante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/come-ci-si-sente-dopo-il-parto-post-partum-sbalzi-ormonali-cambiamenti-corporei-sex-toys/">Come ci si sente dopo il parto? Il post-partum tra sbalzi ormonali, cambiamenti corporei e&#8230;sex toys</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Valentina Cosmi</strong></p><p>Il <strong>parto</strong> rappresenta una tra le esperienze più incredibili che il corpo umano possa portare avanti. Sia <strong>durante che dopo la gravidanza</strong> si assiste ad un&#8217;enorme quantità di cambiamenti: <strong>picchi e crolli ormonali</strong> unitamente ad una vera e propria riorganizzazione degli organi del corpo, alcuni dei quali si modellano per far posto alla vita che cresce nel corpo della donna.</p><p>Tutti questi cambiamenti possono influire sulla percezione di se stesse dal punto di vista sessuale ed emotivo. È quindi naturale che ci si possa non riconosce più in un corpo che, specialmente i primi tempi, non somiglia affatto a quello che si conosceva <strong>prima della gravidanza</strong>, ma neanche a quello al quale si era abituate <strong>quando il bambino era ancora nell’utero materno</strong>.</p><h2>Come cambia la sessualità della coppia dopo il parto? Conoscere e comprendere i cambiamenti è il primo passo fondamentale</h2><p><strong>Dopo il parto</strong>, molte donne sperimentano un <strong>calo del desiderio sessuale</strong> a causa della diminuita produzione di estrogeni. Questa alterazione ormonale può generare anche secchezza vaginale e un <strong>calo del desiderio sessuale</strong>. L&#8217;allattamento al seno aumenta i livelli di ossitocina, un ormone in grado di rafforzare il legame con il bambino, ma che può anche sostituire il desiderio di intimità sessuale con il partner. Inoltre, le <strong>alterazioni ormonali del dopo parto</strong> hanno una ripercussione sull’umore, un aspetto questo che si aggiunge alla complessità della nuova vita che i genitori sono chiamati a gestire, tra esigenze del nuovo nato e tentativi di <strong>riorganizzare la propria vita in modo diverso</strong>.</p><p>Anche l’<strong>aspetto prettamente fisico del parto</strong> può essere estremamente faticoso, in alcuni casi si può registrare una momentanea perdita di sensibilità vaginale e una riduzione del tono muscolare.</p><h2>Recuperare l’intimità della coppia dopo il parto</h2><p>Il <strong>recupero dell’intimità di coppia dopo il parto</strong> può sembrare una preoccupazione frivola o egoista. Ma è invece fondamentale per la serenità della coppia e dunque del bambino stesso. Questo recupero non deve necessariamente essere di carattere prettamente sessuale, ma è necessario un riavvicinamento fisico tra i due partner che preluda a una ripresa della sessualità.</p><p>Tuttavia, proprio a causa dei cambiamenti descritti, questa ripresa può rappresentare un aspetto complesso da gestire, anche se fondamentale. Alcuni piccoli accorgimenti ed “esercizi” possono aiutare questo momento, pensiamo ad esempio agli <strong>esercizi di Kegel</strong>, all’<strong>utilizzo di vibratori a bassa intensità</strong> e di <strong>palline vaginali</strong>. Questi “accessori”, anche dal punto di vista psicologico, possono rappresentare validi alleati per il recupero della sicurezza e della fiducia in se stesse attraverso:</p><ul><li>il miglioramento della circolazione sanguigna e della sensibilità;</li><li>il ripristino dell&#8217;elasticità vaginale e del tono muscolare;</li><li>l’alleviamento del dolore e del fastidio talvolta presenti.</li></ul><h2>Come ci si sente dopo il parto? La comunicazione con il partner è fondamentale</h2><p>Il consulto con il proprio medico è certamente un primo passo fondamentale, ma anche la comunicazione con il partner è di cruciale importanza, così come il <a href="https://www.sisponline.it/contatti/"><strong>rivolgersi ad un sessuologo</strong></a> nei casi in cui le difficoltà persistano nel tempo.</p><p>Come per quasi ogni aspetto della relazione e dell&#8217;intimità, una comunicazione aperta è centrale: parlare dei propri bisogni e delle aspettative reciproche è utile per capire <strong>come ci si sente dopo il parto</strong>, anche per facilitare la comprensione di cosa è necessario cambiare e cosa invece manca.</p><p>I <a href="https://www.sisponline.it/effetto-covid-sex-toys/"><strong><em>sex toys</em></strong></a> possono essere utilizzati sia dalla donna che dalla coppia per riscoprire il gioco, per sostituire il tocco del partner quando necessario (per esempio, quando la penetrazione non è raccomandabile o desiderata), per esplorare nuovi modi di procurarsi piacere connessi ai cambiamenti che sono avvenuti nel corpo.</p><p>Ricordiamo sempre che <strong>l&#8217;intimità non si limita al sesso</strong> in senso meccanicistico: anche le forme di contatto non sessuale, come abbracci, carezze o massaggi possono aiutare a ricostruire la vicinanza e a rassicurare i partner con la reciproca presenza fisica ed emotiva.</p><p><a href="https://www.sisponline.it/contatti/"><strong>Se hai partorito da poco e vuoi un aiuto per recuperare il tuo equilibrio, contatta i professionisti della SISP.</strong></a></p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/come-ci-si-sente-dopo-il-parto-post-partum-sbalzi-ormonali-cambiamenti-corporei-sex-toys/">Come ci si sente dopo il parto? Il post-partum tra sbalzi ormonali, cambiamenti corporei e&#8230;sex toys</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Benching, cos&#8217;è? Quando l’altro ci lascia in “panchina”</title>
		<link>https://www.sisponline.it/benching-cosa-e-quando-altro-ci-lascia-in-panchina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 22:23:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
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		<category><![CDATA[relazioni tossiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos'è il benching, come si manifesta,quali sono le conseguenze per chi ne é vittima e come superarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/benching-cosa-e-quando-altro-ci-lascia-in-panchina/">Benching, cos&#8217;è? Quando l’altro ci lascia in “panchina”</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Alessandra Recine</strong></p><p>In una società dove tutto è tendenzialmente all’insegna della velocità e della fugacità, i <a href="https://www.sisponline.it/dating-app-come-influenzano-modo-vivere-relazioni-tra-match-e-swipe/"><strong>social network</strong></a> hanno modificato il nostro modo di percepire il tempo e lo spazio, facilitato connessioni e incontri con nuovi possibili partner promuovendo la nascita di relazioni più flessibili, variegate e, per dirla alla Bauman, molto più “liquide”.</p><p>Proprio attraverso i social network, le app di incontri – ma anche nella quotidianità – non è raro che accada di incontrare una persona con cui sembra scattare un interesse reciproco. Poi, però, col passare dei giorni, potremmo renderci conto che i messaggi che manda sono incoerenti e sporadici, i programmi sono vaghi, gli appuntamenti organizzati all’ultimo minuto e così l’entusiasmo inizia ad affievolirsi, anche se l’altro è ancora lì, non è completamente assente.</p><p>Quando poi siamo sul punto di mollare, di prendere le distanze, ecco che l’altro ricompare con un <em>like</em>, un messaggio contenente un complimento o la promessa di vedersi presto. Questo comportamento, non sufficiente per costruire una relazione solida ma abbastanza per mantenere l’altra persona in sospeso, è conosciuto come <strong><em>benching</em></strong>.</p><h2>Cos&#8217;è il <em>benching</em>?</h2><p>Il termine <em>benching</em> deriva dall’inglese “to bench” e letteralmente significa “mettere qualcuno in panchina” proprio come si fa nello sport quando un giocatore viene messo in riserva senza essere completamente escluso dalla squadra.</p><p>In ambito relazionale, il termine si riferisce a quel comportamento per cui <strong>una persona mantiene un potenziale partner in uno stato di incertezza e attesa, con il fiato sospeso, speranzoso, in una sorta di limbo affettivo</strong>. In pratica, il &#8220;<em>bencher</em>&#8221; continua a mostrare interesse sufficiente per mantenere il contatto attraverso un messaggio inviato di tanto in tanto, un like che spunta improvvisamente sui social network, col fine ultimo di non far perdere a chi sta dall’altra parte una flebile scintilla di speranza che possa aver cambiato idea riguardo la possibilità di tessere un rapporto sentimentale. Nel frattempo però, il <i>bencher</i> molto spesso si guarda intorno, flirta oppure intesse conoscenze con altre persone stando però ben attento a non far evolvere uno di questi rapporti in qualcosa di serio e concreto.</p><h2>Cosa si nasconde dietro il <em>benching</em>?</h2><p>Il <em>benching</em> è primariamente sostenuto da una profonda <strong>ambivalenza relazionale</strong> nel <em>bencher</em>. La persona infatti desidera i benefici dell&#8217;interazione emotiva o fisica (validazione, <em>ego-boost</em>, compagnia), ma è riluttante o incapace di assumersi l&#8217;onere dell&#8217;impegno, della vulnerabilità emotiva e della potenziale perdita o fallimento che comporta una relazione affettiva ben definita.</p><p>Il <em>bencher</em> ha <strong>fame di conferme</strong> e, proprio per questo, cerca di mantenere il proprio ego alimentato dall&#8217;attenzione e dall&#8217;affetto di più persone. In altre parole, sapere che dall’altra parte, sulla panchina, ci sono persone disponibili costituisce <strong>un modo per sentirsi desiderati e importanti</strong> senza però dover affrontare le responsabilità e i rischi di un vero impegno emotivo.</p><p>Inoltre, per il <em>bencher</em>, mantenere qualcuno in panchina può generare <strong>l&#8217;illusione di controllo e di potere</strong>, evitando il confronto con le proprie insicurezze o paure dell’involo derivante dalla nascita di un legame.</p><p>Paradossalmente, chi mette in pratica il <em>benching</em> potrebbe essere guidato anche da una profonda <strong>paura dell&#8217;abbandono</strong>. Tenere in piedi e in “attesa” più di una potenziale relazione può costituire un meccanismo di difesa per evitare al <em>bencher</em> di sentirsi solo o rifiutato. In questo modo, si crea una rete di sicurezza emotiva che, però, spesso finisce per ferire tutte le parti coinvolte.</p><h2>Conseguenze del <em>benching</em> per chi resta in panchina</h2><p>Come abbiamo visto, il <em>bencher</em> ha un fare ambiguo, vago, evasivo, per nulla trasparente, poco onesto e sincero. Può alternare momenti di vivo interesse e attenzione accompagnati da promesse e lusinghe e da una presenza sia affettiva che fisica, ad atteggiamenti di indifferenza, assenza oppure persino di netto rifiuto. Questo fa sì che <strong>chi sta dall’altra parte viva un costante stato di incertezza e di dubbio, si senta perennemente in bilico, attaccato ad un filo</strong>, quello della speranza che l’altro si faccia vivo.</p><p>Chi cade nella trappola poi può finire molto spesso per diventare un <strong>passivo spettatore dipendente in tutto e per tutto dalle mosse e dalle intenzioni del <em>bencher</em></strong>. Di fronte a tanta incertezza, la vittima può sperimentare <strong>vissuti di ansia e frustrazione</strong>, sentirsi profondamente svalutata poiché può percepire se stessa come un ripiego, come una sorta di ‘ruota di scorta’, quasi come una persona costretta a elemosinare amore, attenzione e interesse.</p><p>La possibile competizione con altre/i eventuali rivali poi, potrebbe generare un <strong>vissuto di malessere e ansia </strong>che, anziché portare la persona a desistere dal voler avere accanto quel partner, può talvolta far scattare il desiderio di primeggiare, di dover essere il/la migliore fra tutti/e, colui o colei che merita di essere scelta, aggiungendo frustrazione all’ansia già presente.</p><p>A farne le spese è anche l’<strong>autostima</strong> che, in uno scenario di questo tipo, viene <strong>fortemente minata</strong> e non è raro che a questo si associno anche dei <strong>pensieri autocolpevolizzanti</strong>. Può anche accadere che lo stress emotivo trovi un canale espressivo nella dimensione corporea mediante la comparsa di disturbi psicosomatici, dove l’apparato digerente (ad esempio, lo stomaco) è spesso la sede principale.</p><h2>Non si vuole impegnare? Tre domande da fare a voi stessi</h2><p>Nella prigione relazionale che il <em><strong>benching</strong></em> crea, chi ne è vittima e desidera uscirne può sicuramente provare a porsi alcune domande:</p><ul><li><strong><u>Perché accetto questa situazione?</u></strong> Riflettere sulle motivazioni che ci inducono a restare all’interno di una relazione in cui non ci sentiamo sufficientemente apprezzati e visti può essere illuminante. Spesso, l&#8217;accettazione di un rapporto ambiguo può essere legata a motivazioni profonde quali la paura della solitudine e/o il timore di non meritare poi così tanto su un piano affettivo. È importante quindi chiedersi se la scelta di restare in una relazione così svilente sia legata all’evitamento del confronto con queste paure.</li><li><strong><u>Che bisogni sto cercando di soddisfare?</u></strong> Identificare i bisogni emotivi che la relazione, per quanto ambigua, soddisfa può aiutare a comprendere meglio perché si rimane in essa. È la compagnia? La validazione? La speranza di un futuro migliore? Oppure non sono realmente pronto per impegnarmi? Comprendere questi bisogni può essere il primo passo per cercare modi più sani di soddisfarli.</li><li><strong><u>Posso ambire a qualcosa di più?</u></strong> Spesso, ci accontentiamo perché non crediamo di poter avere di meglio. È importante ricordare che ognuno merita una relazione che offra rispetto, chiarezza e impegno reciproco.</li></ul><h2>Come superare il benching?</h2><p>Il <strong><em>benching</em></strong> rappresenta una forma subdola di manipolazione relazionale che, pur non configurandosi come abuso conclamato, come abbiamo visto può avere conseguenze psicologiche significative.</p><p>Attraverso un fiducioso <a href="https://www.sisponline.it/contatti/" target="_blank" rel="noopener"><b>percorso psicologico</b></a> è possibile gradualmente identificare chiaramente i segnali distintivi del <em>benching</em>, interrompere quindi l’attesa passiva, elaborare e superare i profondi e delicati vissuti emotivi legati al sentirsi sempre una riserva per l’altro, stabilire confini emotivi chiari per tornare gradualmente a tessere relazioni sentimentali più consapevoli e sane.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/benching-cosa-e-quando-altro-ci-lascia-in-panchina/">Benching, cos&#8217;è? Quando l’altro ci lascia in “panchina”</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Il linguaggio del corpo nella seduzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 08:47:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
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		<category><![CDATA[seduzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il linguaggio del corpo ha un ruolo importante durante la seduzione: quali sono i codici e gli aspetti principali e cosa consideriamo attraente?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/linguaggio-del-corpo-nella-seduzione/">Il linguaggio del corpo nella seduzione</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Gaetano Gambino</strong></p><p>Sebbene il desiderio nel <strong>corteggiamento</strong> venga spesso espresso attraverso le parole, è noto come molte forme di <strong>linguaggio non verbale</strong> (la gestualità, le posture, la prossemica, ecc.) risultino più evocative e, dunque, incisive.</p><p>Si può affermare che ogni cultura contempli i propri <strong>codici di</strong> <strong>seduzione</strong>, ma a un livello più sottile e profondo il modo in cui le emozioni si esprimono sul viso e sul corpo è universale: esse attivano le stesse zone del cervello, qualunque sia il luogo del pianeta in cui vengono osservate.</p><h2>Come comunichiamo interesse con il linguaggio corporeo</h2><p>A livello espressivo, <b>le potenzialità seduttive si realizzano primariamente attraverso il viso</b>: gli elementi più influenti sono lo sguardo, le labbra e la posizione delle mani e della testa. Gli occhi di una persona che sta corteggiando sono più umidi, sembrando, quindi, più luminosi e brillanti; le pupille risultano più dilatate.</p><p>Le <b>labbra</b> possono esprimere l&#8217;oralità dei desideri di natura sessuale. I movimenti che particolarmente interessano il processo seduttivo sono quelli che coinvolgono il labbro inferiore che può essere accarezzato dagli incisivi superiori o umettato dalla lingua.</p><p>Quando si è a proprio agio tendenzialmente <b>la testa si inclina nella direzione dello sguardo</b>, facendo assumere un atteggiamento più dolce ed empatico. Il movimento delle mani intorno al viso può esprimere l&#8217;intento di sedurre. In modo particolare, l’<b>accarezzarsi i capelli</b> è una modalità frequentemente messa in atto per attirare l&#8217;attenzione su di sé.</p><p>Altri due elementi molto importanti della seduzione sono due sensi: il <strong>tatto</strong> e l’<strong>olfatto</strong>. Toccarsi rafforza la prossimità e l&#8217;intimità di due individui. Se il loro livello di conoscenza è basso possono bastare contatti di meno di un secondo per suscitare simpatia nell&#8217;altro. L&#8217;olfatto implicato nella seduzione raccoglie odori non identificabili coscientemente, provenienti dalla pelle.</p><h2>I simboli della seduzione secondo la prospettiva evoluzionistica</h2><p>Dal punto di vista biologico, la scelta del partner è orientata secondo <strong>i canoni richiesti dall’evoluzione</strong>. Gli esseri umani sono tutti discendenti di una lunga e ininterrotta catena di antenati che sono riusciti in compiti necessari per sopravvivere, accoppiarsi e accudire la prole. Hanno così ereditato gli adattamenti elaborati in passato, migliorandoli in relazione alle esigenze del presente.</p><p>Secondo questa prospettiva, <strong>ciò che è considerato attraente in un uomo</strong> è la capacità che possiede di occuparsi della compagna, sia da un punto di vista di protezione fisica che in termini di disposizione di risorse economiche.</p><p>Sempre secondo tale ottica evoluzionistica, le <strong>caratteristiche fisiche considerate attraenti nelle donne</strong>, invece, riguarderebbero spesso elementi che rimandano alla <a href="https://www.sisponline.it/infertilita-coppia-carico-invisibile-risvolti-psicologici-e-relazionali/"><strong>fertilità</strong></a>. Gli uomini maturi tenderebbero a preferire compagne più giovani proprio per questo motivo.</p><h2>È davvero così semplice?</h2><p>Tutte le considerazioni espresse finora, in particolare quelle che riportano come “universalmente” seducente questa o quella caratteristica della persona e del comportamento, avranno portato a storcere il naso di non pochi lettori. Si potrebbero fornire, in effetti, infiniti esempi che contraddicono tali canoni. Ciò ci porta a rivedere l’aspettativa secondo cui solo i più “evoluti” e i più “adatti alla sopravvivenza” risultino appetibili.</p><p>Ciascun individuo ha un percorso di vita unico, caratterizzato da esperienze emotive e relazionali significative, che hanno contribuito a formarne una sensibilità specifica. È una sorta di “mappa” contenente gli indizi di ciò che risulterà sessualmente e affettivamente seducente di per sé.</p><p>Non bisogna affatto trascurare, inoltre, un dato culturale fondamentale: nell’ultimo mezzo secolo <strong>le donne si sono sempre più affrancate da certe aspettative sociali che le volevano realizzate soltanto attraverso la procreazione e l’accudimento della prole</strong>, relativizzando in modo radicale il fascino legato allo status socio-economico del partner maschile. Nonostante ciò, <strong>alcuni “gesti di cavalleria” hanno ancora un potere evocativo e seduttivo molto forte per una parte dell’universo femminile</strong>. Potremmo dire che tali aspetti “di forma” continuano ad avere un loro importante ruolo simbolico, dipanando il filo di un discorso che dovrà trovare molte altre conferme nella speciale sintonia che potrà crearsi tra due anime. Questo prescinderà da considerazioni semplicistiche che vengono spesso proposte in vari manuali e corsi di seduzione.</p><p>L’unico vero precetto che possiamo riconoscere come universalmente valido ed imprescindibile nel mondo affascinante della seduzione è il <strong>rispetto per l’altro</strong>. Tutto il resto potrà essere il frutto unico della creatività, della passione e dell’autenticità di ciascun individuo.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/linguaggio-del-corpo-nella-seduzione/">Il linguaggio del corpo nella seduzione</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Il carico invisibile dell’infertilità: risvolti psicologici e relazionali di coppia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Aug 2025 13:20:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[infertilità]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[sterilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Infertilità e problemi di coppia: quali dinamiche possono svilupparsi e come superare le difficoltà con la psicoterapia di coppia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/infertilita-coppia-carico-invisibile-risvolti-psicologici-e-relazionali/">Il carico invisibile dell’infertilità: risvolti psicologici e relazionali di coppia</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Alessandra Recine</strong></p><p>Nel panorama internazionale esistono diverse definizioni di <strong>infertilità</strong> e di <strong>sterilità di coppia</strong>. Tuttavia, in Italia <strong>si definisce sterile una coppia per cui non è possibile il concepimento per una condizione medica</strong> (Riccio, 2017); mentre, <strong>si definisce infertile una coppia per cui non è stato possibile instaurare una gestazione dopo 24 mesi</strong> (o 6 mesi se la donna ha più di 35 anni) di rapporti sessuali regolari e non protetti tra i partner. Si stima che nel nostro Paese l’infertilità riguardi il 15% delle coppie (Ministero della Salute, 2021), mentre, a livello internazionale, l’incidenza si attesta tra l’8 e il 12 % (Szkodziak, Krzyzanowski &amp; Szkodziak, 2020).</p><p>Tra le<strong> cause più frequenti dell’infertilità femminile</strong> ritroviamo: l’<strong>età</strong> (a partire dai 35 anni diminuisce il potenziale riproduttivo e la possibilità di concepimento), <strong>problematiche ovulatorie/ormonali</strong> (difetto o assenza completa di ovulazione. Alla base della disfunzione ovulatoria vi possono essere problematiche quali: sovrappeso o sottopeso; squilibri ormonali legati a malfunzionamento dell’ipofisi o della tiroide; difetti dell’ovaio che non è in grado di metabolizzare correttamente gli ormoni prodotti), <strong><a href="https://www.sisponline.it/dolore-pelvico-cronico-cause-caratteristiche-quando-sessualita-diventa-dolorosa/">problematiche di natura pelvica</a> e/o tubarica</strong> (in seguito a infezioni o interventi a livello pelvico le tube risultano danneggiate o ostruite impedendo l’incontro dei gameti). A queste si vanno ad aggiungere l’<a href="https://www.sisponline.it/endometriosi-vita-di-coppia-connubio-possibile/"><strong>endometriosi</strong></a> che riduce in modo severo le probabilità di concepimento, <strong>le anomalie dell’utero</strong> (fibromi, polipi, difetti congeniti) e in misura minore<strong> alterazioni del collo uterino o problemi immunitari</strong>. In più, in un buon 15% di casi, nonostante tutto sia apparentemente in ordine, la gravidanza non si verifica ed è difficile stabilirne le cause (in questo caso si parla di infertilità idiopatica).</p><p>Al di là dei dati clinici, negli ultimi anni la ricerca psicologica ha gettato nuova luce su questo complesso fenomeno che spesso costituisce un fardello invisibile per la coppia – con conseguenze che scuotono le fondamenta dell&#8217;individuo e del legame tra i partner – evidenziandone, appunto, la pervasività e la conseguente necessità di un approccio olistico al trattamento.</p><h2>L&#8217;impatto psicologico dell’infertilità sulla donna e sull’uomo</h2><p>L&#8217;<strong>infertilità</strong> non è un semplice &#8220;problema riproduttivo&#8221;; è una fonte di stress cronico che genera un turbinio di emozioni nelle donne ma anche negli uomini. La frustrazione e la delusione sono quasi universali, spesso accompagnate da un profondo senso di perdita – la perdita non solo della gravidanza desiderata, ma anche dell&#8217;immagine di sé come genitore fertile, del futuro immaginato e di una parte fondamentale della propria identità. Una revisione sistematica del 2021 pubblicata su <em>Human Reproduction</em> ha evidenziato come le <strong>donne con infertilità</strong> presentino tassi significativamente più elevati di <strong>depressione</strong> e <strong>ansia</strong> rispetto alla popolazione generale. Per gli <strong>uomini</strong>, sebbene meno studiati, emergono spesso sentimenti di <strong>impotenza</strong>, <strong>fallimento</strong> e una <strong>diminuzione dell&#8217;autostima</strong> legata alla propria capacità riproduttiva.</p><p>Il <strong>senso di colpa</strong> è un&#8217;altra emozione pervasiva. Si manifesta sia come auto-rimprovero per presunte responsabilità (stile di vita, decisioni passate) sia come internalizzazione di stereotipi sociali che associano la fertilità alla &#8220;normalità&#8221; o alla &#8220;completezza&#8221;. L’infertilità può poi minare profondamente l&#8217;autoefficacia percepita e la resilienza individuale, rendendo difficile affrontare le sfide quotidiane al di fuori del contesto riproduttivo.</p><p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-7543 aligncenter" src="https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2025/08/fertilita-infertilita-coppia.webp" alt="fertilita-infertilita-coppia" width="612" height="529" srcset="https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2025/08/fertilita-infertilita-coppia.webp 612w, https://www.sisponline.it/wp-content/uploads/2025/08/fertilita-infertilita-coppia-300x259.webp 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p><h2>La coppia di fronte alla diagnosi di infertilità</h2><p>L’infertilità può essere vissuta, da chi la affronta, come un vero e proprio trauma psicologico. Nonostante sia un problema diffuso, spesso essa si presenta alla coppia come una sorpresa, una variabile imprevista. Tutti noi consideriamo infatti l’avere un figlio come un processo naturale, e raramente immaginiamo davvero che questo possa non succedere.</p><p>Il momento della <strong>diagnosi di infertilità</strong> può gettare la coppia nello sconforto, e in uno stato di shock e disorientamento. Il trattamento, dal canto suo, con le sue metodologie invasive, i successi non garantiti, l’ambiente impersonale delle cliniche, la violazione della propria privacy porta spesso la coppia a sprofondare in vissuti di<strong> rabbia, frustrazione e stress</strong> e nella sensazione di non sentirsi compresi e accolti dall’ambiente circostante perché “diversi”. Tali vissuti possono diventare totalizzanti al punto da <strong>compromettere il funzionamento sociale e lavorativo dei singoli e l’intimità della coppia</strong> (Cotoloni, 2021). Questo ripiegamento su se stessi, da una parte è connesso al sentimento dell’<a href="https://www.stateofmind.it/invidia/">invidia</a>, che gioca un ruolo fondamentale nella psiche delle <strong>coppie sterili</strong> che sono così indotte ad evitare le coppie con figli e le situazioni sociali in cui avvertono pressioni da parte di familiari e amici; dall’altra al fatto che si tratta di un lutto che non viene considerato e riconosciuto dal contesto circostante (Righetti et al., 2009) dal momento che ad essere pianto è un bambino che non è mai nato (Riccio, 2017).</p><p>Il <strong>dolore</strong> che le coppie si trovano a sperimentare è così forte che si è osservata anche una tendenza ad inibire le componenti affettive e canalizzare l’attenzione sul <strong>corpo che viene vissuto come vuoto</strong> (Cotoloni, 2021), <strong>ma anche difettoso e danneggiato</strong> (Righetti et al., 2009). A farne le spese all’interno di questo scenario così complesso è poi anche l’intimità di coppia che muta di significato e passa dall’essere un’esperienza romantica ad un vero e proprio “<strong><a href="https://www.stateofmind.it/depressione/" target="_blank" rel="noopener nofollow">lavoro</a></strong>”, per giunta anche  stressante, finalizzato ad una <strong>sessualità che a sua volta viene associata al continuo fallimento e a sentimenti di </strong><a href="https://www.stateofmind.it/ansia/" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>ansia</strong></a><strong> e depressione</strong> (Swanson &amp; Mechanick Braverman, 2021), ma anche di <a href="https://www.stateofmind.it/vergogna/" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>vergogna</strong></a><strong>, di stress e minore autostima </strong>(Righetti &amp; Luisi, 2007).</p><h2>L&#8217;importanza del supporto psicologico per l&#8217;infertilità</h2><p>Molte ricerche sull’<b>infertilità</b> degli ultimi 25 anni mostrano con chiarezza come le difficoltà di coppia legate all’infertilità vedano alla base le differenti risposte e le diverse strategie di adattamento che i due partner mettono in atto davanti al problema. Tali divergenze possono rappresentare un problema quando non vengono comprese, condivise ed elaborate dalla coppia. Senza questa vicinanza che permette di condividere la sofferenza anche nella diversità, le differenti modalità di risposta al problema potrebbero portare i partner a sentirsi distanti, incapaci di supportarsi, consolarsi e trovare soluzioni condivise per affrontare la difficoltà con la quale si stanno confrontando.</p><p>Una <a href="https://www.sisponline.it/consultazione/"><strong>psicoterapia di coppia</strong></a> in questi casi rappresenta una possibilità per i partner per ritrovare uno spazio condiviso dove ascoltarsi e confrontarsi, dove poter comprendere e accettare le differenze e condividere il dolore del lutto quando il concepimento non è possibile, per poi poter ridefinire e reinvestire in nuovi progetti di vita da condividere insieme. Anche nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita che terminano con successo, il sostegno psicologico può aiutare la coppia a promuovere il formarsi pieno della genitorialità, fino a quel momento influenzata e riempita da aspetti medici e tecnologici e preoccupazioni concrete centrate sul corpo e sui disturbi fisici.</p><h2>Riferimenti bibliografici</h2><p>Cotoloni G. (2021). <em>Il concepimento in-possibile. Il supporto psicologico alla coppia infertile in fecondazione assistita</em>. Il Pensiero Scientifico Editore; Vol. 44(2), p. 200-215.</p><p>Cox C.M, Thoma M.E., Tchangalova N., Mburu G., Bornstein M.J., Johnson C.L., Kiarie J. (2022). <em>Infertility prevalence and the methods of estimation from 1990 to 2021: a systematic review and meta-analysis</em>. Human Reproduction Open, 12;2022(4): hoac051.</p><p>Ministero della Salute (2021). <em>Salute della donna. Cause dell’infertilità.</em></p><p>Riccio M. (2017). <em>La cicogna distratta. Il paradigma sistemico-relazionale nella clinica della sterilità e dell’infertilità di coppia</em>. Franco Angeli.</p><p>Righetti P.L. &amp; Luisi S. (2007). <em>La procreazione medicalmente assistita. Aspetti psicologici e medici</em>. Bollati Boringhieri.</p><p>Righetti P.L., Galluzzi M., Maggino T., Baffoni A. &amp; Azzena A. (2009). <em>La coppia di fronte alla Procreazione Medicalmente Assistita. Aspetti psicologici, medici, bioetici</em>. Franco Angeli.</p><p>Swanson A. &amp; Mechanick Braverman A. (2021). <em>Psychological Components of Infertility. Family Court Review,</em> Vol. 59 No I, January: 67-82. Association of Family and Conciliation Courts.</p><p>Szkodziak F., Krzyzanowski J. &amp; Szkodziak P. (2020). <em>Psychological aspects of infertility: A systematic review.</em> Journal of International Medical Research, 0 (0): 1-13.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/infertilita-coppia-carico-invisibile-risvolti-psicologici-e-relazionali/">Il carico invisibile dell’infertilità: risvolti psicologici e relazionali di coppia</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Tratti evitanti di personalità: cosa succede nella sfera intima?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 14:21:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Disturbo Evitante di Personalità: cos'è, come si riconoscono i tratti evitanti di personalità, da cosa dipendono e come affrontarli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/tratti-evitanti-di-personalita-cosa-succede-nella-sfera-intima/">Tratti evitanti di personalità: cosa succede nella sfera intima?</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Gaetano Gambino</strong></p><p>I <strong>tratti di personalità</strong> rappresentano dei modi costanti di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di se stessi, che si manifestano in un ampio spettro di contesti sociali e personali. Solo quando tali tratti diventano rigidi, causano compromissione del funzionamento sociale e lavorativo, oppure una sofferenza soggettiva, si costituiscono i <strong>disturbi di personalità</strong>. Questi ultimi si caratterizzano per la presenza di problematiche inerenti due o più delle seguenti aree: cognitiva, affettiva, funzionamento interpersonale, controllo degli impulsi.</p><p>La caratteristica essenziale del <strong>Disturbo Evitante di Personalità</strong> è una modalità pervasiva di <strong>inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità alla valutazione negativa</strong>, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti. Può essere evitato ogni tipo di contatto sociale non perché la persona lo rifiuti in quanto tale, ma perché teme di essere respinta. Tale atteggiamento può evidenziarsi nell’ambiente lavorativo, nei rapporti interpersonali (soprattutto in situazioni nuove) ma anche nei rapporti personali più intimi (APA, 2013).</p><p>Sebbene solo in alcuni casi uno stile relazionale evitante soddisfi i criteri per formulare la diagnosi di un disturbo di personalità, non di rado è possibile osservare nella popolazione generale individui con “tratti” evitanti che si riflettono in modo peculiare anche nella loro sfera sessuale e affettiva.</p><h2>Le dimensioni dell’ansia e della depressione: le ricadute sulla sessualità</h2><p>Le persone con modalità evitanti spesso strutturano la loro esistenza intorno a <strong>sentimenti di ansia e di paura</strong> valutando attentamente i movimenti e le espressioni di coloro con cui entrano in contatto; il loro contegno timoroso e teso può suscitare scherno e derisione da parte degli altri che, a loro volta, confermano i loro dubbi. Sono molto ansiosi per la possibilità di reagire alle critiche arrossendo o piangendo. Vengono descritti come “riservati”, “timidi”, “solitari” e “isolati”. Questi individui di solito non hanno un’ampia rete di supporti sociali che possa aiutarli a superare le crisi. Desiderano affetto e accettazione; possono fantasticare su relazioni idealizzate.</p><p>L’approccio ansioso rende la sfera sessuale e affettiva molto difficoltosa, sebbene sia possibile stabilire contatti intimi quando viene assicurata un’accettazione incondizionata. La persona con uno stile evitante può agire con inibizione, avere difficoltà a parlare di sé, e trattenere sentimenti intimi per timore di esporsi, di essere ridicolizzata o umiliata. Tale inibizione costituisce una risposta ai <strong>sentimenti di inadeguatezza</strong> e alla <strong>bassa autostima</strong> che, nella <strong>sfera sessuale</strong>, conducono a percepirsi come non attraenti né competenti. Le relazioni in quest’ambito sono caratterizzate da un’insolita riluttanza ad assumere rischi personali o ad intraprendere qualsiasi nuova esperienza poiché questo potrebbe rivelarsi imbarazzante. A tal riguardo, si può affermare che, nonostante sia vivo il desiderio di relazionarsi intimamente, il timore dell’umiliazione e del rifiuto porta all’evitamento.</p><p>L’evitante soffre spesso di umore depresso. Una volta solo, si dedica ad attività o a passatempi che, momentaneamente, lo gratificano e lo proteggono dal contatto con l’altro. Nello specifico della sfera sessuale, tale attitudine all’isolamento, unita a un desiderio di contatto che resta comunque vivo, si traduce in un forte investimento sull’<a href="https://www.sisponline.it/autoerotismo-conoscenza-se-benessere-tabu-da-superare/"><strong>autoerotismo</strong></a>. Quando l’individuo realizza che questo è segno dell’incapacità di vivere una vita come gli altri, <strong>possono subentrare delle fasi depressive</strong>. Queste ultime, quindi, esprimono il fallimento delle strategie di adattamento messe solitamente in atto, e segnalano che lo spazio creato dell’isolamento sociale diviene insopportabile.</p><h2>Disturbo Evitante di Personalità: l’intervento psicosessuologico</h2><p>Come si è visto, la persona con tratti di personalità evitanti può mantenere uno stile ansioso e tendente all’isolamento anche nella sfera sessuo-affettiva. Sebbene spesso si mantenga alta la motivazione al <a href="https://www.sisponline.it/masturbazione-funzioni-vantaggi-e-pregiudizi-di-questo-incontro-con-il-piacere/"><strong>piacere autoerotico</strong></a>, l’interesse per quello relazionale può risultare bloccato dalle angosce associate al contatto con l’altro. In questo caso, un’accurata valutazione del <strong>desiderio sessuale</strong> ha un ruolo cruciale per un adeguato screening. Quando esso è carente o assente, a volte, è possibile avviare dei rapporti sessuali, ma le altre fasi della risposta sessuale <strong>(eccitazione e orgasmo)</strong> risulteranno inficiate, con insorgenza di difficoltà di erezione o eiaculatorie (<a href="https://www.sisponline.it/eiaculazione-precoce-tempo-qualita-piacere-coppia/"><strong>eiaculazione precoce</strong></a> o <a href="https://www.sisponline.it/eiaculazione-ritardata-un-disturbo-sottostimato/"><strong>ritardata/impossibile</strong></a>). In questi casi, una diagnosi errata può condurre a una gestione impropria dei sintomi da parte del clinico.</p><p>Una volta constatata la natura psicogena delle difficoltà sessuali, il <a href="https://www.sisponline.it/consultazione/"><strong>progetto terapeutico</strong></a> prenderà le mosse dallo sviluppo della consapevolezza nel paziente delle strette connessioni tra i vissuti ansiosi/depressivi sperimentati nella relazione e il sintomo sessuale.</p><h2>Riferimenti bibliografici</h2><p>American Psychiatric Association (2013). <em>Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition</em>, DSM-5. Arlington, VA.</p>								</div>
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		<title>Dating app: come influenzano il modo di vivere le relazioni tra un Match e uno Swipe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 15:25:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dating app: cosa spinge a utilizzare le app di incontri e quale impatto (positivo e negativo) hanno sul modo di vivere le relazioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/dating-app-come-influenzano-modo-vivere-relazioni-tra-match-e-swipe/">Dating app: come influenzano il modo di vivere le relazioni tra un Match e uno Swipe</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Alessandra Recine</strong></p><p>“<em>Love me tender, love me sweet, never let me go</em>”. “Amami teneramente, amami dolcemente, non lasciarmi mai andar via”, cantava la voce profonda e carezzevole di Elvis Presley sul finire degli anni Cinquanta. Quello che ciascuno di noi vorrebbe sentirsi dire all’orecchio ogni giorno. O forse no. Sì, perché <strong>il linguaggio delle relazioni amorose negli anni è cambiato</strong> così come si è modificato il modo stesso di definire una relazione una relazione amorosa.</p><p>Siamo ormai ben oltre il concetto di amore romantico, eterosessuale, in cui uomo e donna sono incasellati in ruoli di genere rigidamente definiti. E se è vero che le relazioni son sempre state qualcosa di articolato, oggi certamente ci sono degli elementi che vanno ad amplificarne la complessità. Tra questi vi è l’avvento delle tecnologie digitali e, in particolare, delle <strong>dating app</strong> che hanno trasformato radicalmente il modo in cui le persone cercano e vivono le relazioni romantiche e sessuali.</p><h2>La rivoluzione delle dating app</h2><p>Le <strong>dating app</strong> (Facebook Dating, Tinder, Bumble, Hinge, etc.) sono applicazioni per smartphone utilizzate per conoscere persone nuove e fissare appuntamenti di qualsiasi tipo, non solamente per ricercare rapporti sessuali occasionali come comunemente si è portati a pensare. Il ricercatore Justin Garcia del Kinsey Institute for Research on Sex, Gender and Reproduction le considera <strong>uno dei più grandi cambiamenti nella storia dell’accoppiamento umano</strong>.</p><p>Si tratta dell’evoluzione diretta dei siti di incontri nati negli anni ‘80 e con una certa diffusione a partire dagli anni ‘90 e 2000. Con l’avvento degli smartphone, <strong>le app di dating hanno preso piede a partire da una nicchia fortemente stigmatizzata quale quella dei membri della comunità LGBTQ+</strong>, fino ad arrivare in pochissimi anni ad un uso di massa e alla loro normalizzazione, almeno nella popolazione giovanile. Nel 2015, 199 milioni di persone hanno utilizzato app di dating a livello globale. Nel 2021, i numeri sono schizzati a 324 milioni (Curry, 2025). Non stupisce che la pandemia, tra chiusure di palestre, bar, discoteche, uffici e restrizioni agli spostamenti, <a href="https://www.sisponline.it/sessualita-social-media-post-pandemia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>abbia favorito fortemente la crescita del fenomeno</strong></a>.</p><p>In relazione al nostro Paese, secondo un sondaggio di YouGov condotto nel gennaio 2021, il 28% delle persone ha usato almeno una volta nella vita un’app di incontri. Una ricerca del Center for Economics and Business Research ha rilevato che <strong>8,9 milioni di italiani sono attivi nelle dating app </strong><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/una-relazione-3-nasce-online-e-app-dating-valgono-46-miliardi-AEnbPezD" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><b>(Il Sole 24 Ore, 2018)</b></a>.</p><h2>App di incontri: cosa spinge giovani e adulti ad utilizzarle?</h2><p>È riduttivo concepire le <em>dating app</em> come delle piattaforme utilizzate solo per costruire relazioni romantiche con un partner.</p><p>A differenza di ciò che esprime Tinder con il suo slogan “Trova. Chatta. Incontra.” (Tinder, 2023), i ricercatori hanno scoperto negli anni che <strong>i motivi di utilizzo delle app di incontri sono numerosi</strong> e possono variare in base all’età, al genere e alla frequenza di utilizzo. De Ridder (2021) attraverso uno studio condotto su un campione di giovani londinesi ha evidenziato che vi è un pubblico ampio che le utilizza per<strong> ricercare un partner ideale, combattere la solitudine, esplorare la propria sessualità, combattere la noia e passare il tempo durante gli spostamenti nelle grandi città</strong>.</p><p>Il tema dell’intrattenimento e del divertimento nell’utilizzo delle app di incontri è stato analizzato anche da Sobieraj e Humphreys (2022). Gli studiosi sono arrivati alla conclusione che uomini e donne utilizzano queste piattaforme principalmente per divertirsi, ma con modalità diverse. Per gli <b>uomini</b> trovare diverse partner all’interno delle applicazioni è un simbolo di capacità di conquista e di successo attraverso cui affermare la propria mascolinità; nel <b>mondo femminile</b> invece si crea una grande condivisione mista a complicità al punto che spesso ci si ritrova insieme ad un’amica a fare battute sulle fotografie degli uomini e a decidere chi accettare e chi rifiutare.</p><h2>Le dating app e il cambiamento nel modo di vivere le relazioni</h2><p>Senza ombra di dubbio <strong>le app di incontri hanno semplificato e reso più fruibile il processo di conoscenza e gli incontri tra potenziali partner</strong>. Questo ha permesso a persone di età, orientamenti sessuali e background diversi di connettersi con una facilità senza precedenti e di avere a disposizione un “database di possibilità” apparentemente infinito per esplorare una vasta gamma di opzioni puramente sessuali o romantiche.</p><p>Il merito è degli algoritmi complessi che stanno dietro al funzionamento di queste app che possono conferire un senso di credibilità e sicurezza agli utenti, aiutandoli a gestire l’ampio ventaglio di possibilità di connessioni. Al contempo, però, possono <strong>ridurre le relazioni a semplici transazioni digitali, compromettendo la profondità emotiva, la qualità delle interazioni umane e l’oggettificazione degli individui</strong>.</p><p>Il meccanismo basato sullo <strong><a href="https://tinder.com/it/feature/swipe" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow"><em>swipe</em></a></strong> (scorrere, scartare), spesso utilizzato per decidere se un profilo è interessante o meno, si concentra principalmente sull’aspetto fisico, relegando le informazioni più profonde su interessi e personalità in secondo piano. Questo può portare a una riduzione della qualità delle interazioni, con conversazioni che talvolta restano a un livello superficiale. Non solo. L’ampiezza del parterre nel “database di possibilità” può indurre le persone a pensare che dietro lo “swipe” si nascondano possibilità migliori con un conseguente perenne stato di insoddisfazione dove nessuna connessione sembra mai abbastanza buona per diventare duratura. Questo può rendere più <strong>difficile sviluppare legami profondi o duraturi, portando a una cultura dell’incontro “usa e getta”</strong>, dove le relazioni non vengono coltivate ma scartate di fronte alle prime difficoltà.</p><h2>Risvolti psicologici e affettivi nell’uso delle app di incontri</h2><p>Gli utenti, soprattutto quelli che non trovano successo immediato sperato in uno o più “match”, possono ritrovarsi a vivere<strong> sentimenti di rifiuto o bassa autostima</strong>. La ricerca costante di feedback positivi attraverso le conversazioni ed eventuali inviti ad approfondire la conoscenza oltre lo schermo del pc o del cellulare può diventare una fonte di ansia, alimentando un ciclo di <strong>dipendenza dall’approvazione altrui</strong>.</p><p>Questo fenomeno è particolarmente evidente quando gli utenti si confrontano con il numero di match, di interazioni o di inviti ricevuti mettendo in relazione diretta il proprio valore personale alla quantità di attenzioni ricevute nelle app. Inoltre, per molte persone, le app di incontri possono diventare una forma di<strong> “gamification” delle relazioni</strong>, dove ogni match o interazione è visto come una piccola vittoria, rendendo il processo di ricerca del partner più simile ad una sfida piuttosto che ad un’autentica esplorazione emotiva.</p><p>È poi alle app di incontri che si deve riconoscere un grande contributo alla diffusione della <strong>cultura delle relazioni occasionali</strong> facilitando l’organizzazione di incontri sessuali senza impegno. Sebbene questo possa essere per alcuni indice di un certo numero di gradi di <strong>libertà nel poter</strong> <strong>vivere la propria sessualità senza legarla ad aspetti emotivi ed affettivi</strong>, per altri può essere alla base dell’insorgenza di <strong>vissuti di vuoto e insoddisfazione</strong>, soprattutto se si è alla ricerca di connessioni più profonde o relazioni affettive durature.</p><h2>Dating app promosse o bocciate?</h2><p>Le app di incontri hanno indubbiamente rivoluzionato il modo in cui le persone si relazionano tra loro e vivono la propria sessualità. Sebbene offrano nuove opportunità per esplorare e connettersi con altre persone, presentano anche rischi legati all’eccessiva leggerezza, alla superficialità, all’ansia da prestazione e alla difficoltà di creare legami autentici.</p><p>Come per molte altre tecnologie, l’<strong>approccio che gli utenti adottano nell’utilizzo di queste piattaforme è fondamentale</strong> per determinarne l’impatto sulla propria vita relazionale. Pertanto, sì ad un utilizzo consapevole che bilanci l’ausilio della tecnologia con interazioni più autentiche e, perché no, anche casuali!</p><h2>Riferimenti bibliografici</h2><p>Curry, D. (2025). <em>Dating App Revenue and Usage Statistics</em>. In https://www.businessofapps.com/data/dating-app-market/</p><p>De Ridder, S. (2022). <em>The Datafication of Intimacy: Mobile dating apps, dependency, and everyday life.</em> Television doi:10.1177/15274764211052660</p><p>Sobieraj, S., &amp; Humphreys, L. (2022). <em>The Tinder Games: Collective mobile dating app use and gender conforming behaviour. Mobile Media &amp; Communication</em>, 10(1), 57-75. doi:10.1177/20501579211005001</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/dating-app-come-influenzano-modo-vivere-relazioni-tra-match-e-swipe/">Dating app: come influenzano il modo di vivere le relazioni tra un Match e uno Swipe</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Amaxofobia, la paura di guidare: da cosa dipende e come affrontarla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 16:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
		<category><![CDATA[amaxofobia]]></category>
		<category><![CDATA[aspetti psicologici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Amaxofobia: cos'è, quali sono i sintomi, le cause e come trattare il disturbo della paura di guidare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/amaxofobia-paura-di-guidare-da-cosa-dipende-e-come-affrontarla/">Amaxofobia, la paura di guidare: da cosa dipende e come affrontarla</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Luca Pierleoni</strong></p><h2>Amaxofobia: cos&#8217;è?</h2><p>L&#8217;<strong>amaxofobia</strong>, o <strong>paura di guidare</strong>, è un disturbo che può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana di chi ne soffre. Questa condizione può variare da una semplice riluttanza a mettersi al volante a una fobia intensa che provoca attacchi di panico. </p><p>È importante distinguere l&#8217;amaxofobia dall&#8217;ansia comune che molti neopatentati possono provare. L&#8217;<b>amaxofobia</b> si caratterizza per una paura persistente che dura almeno sei mesi, è sproporzionata rispetto alle situazioni reali e porta a evitare la guida, limitando così la vita quotidiana.</p><h2>Impatto sulla vita quotidiana</h2><p>Le persone con amaxofobia spesso rinunciano a comodità e opportunità, come spostarsi rapidamente o comodamente per lavoro o per incontrare persone care. Sebbene evitare di guidare possa inizialmente sembrare una soluzione per ridurre l&#8217;ansia, a lungo termine può portare a <strong>frustrazione e minare il senso di autoefficacia</strong>.</p><h2>Preoccupazioni e situazioni temute</h2><p>Le preoccupazioni comuni tra <strong>chi soffre di amaxofobia</strong> includono la paura di perdere il controllo del veicolo, causare incidenti o compiere azioni pericolose involontariamente. Alcuni individui temono situazioni specifiche, come guidare su strade a scorrimento veloce, in gallerie, nel traffico cittadino o in condizioni meteorologiche avverse.</p><h2>Amaxofobia: sintomi fisici e psicologici</h2><p>I <strong>sintomi fisici e psicologici dell&#8217;amaxofobia</strong> possono includere tachicardia, iperventilazione, vertigini, nausea, sudorazione eccessiva e tremori. Questo disturbo può colpire persone di tutte le età, ma è più comune tra le donne e tende ad aumentare con l&#8217;età.</p><h2>Cause e fattori contributivi dell&#8217;amaxofobia</h2><p>Le <strong>cause dell&#8217;amaxofobia</strong> possono essere legate a eventi traumatici, come incidenti stradali, o a una dimensione simbolica, rappresentando la paura di prendere il controllo della propria vita e di diventare indipendenti. In alcuni casi, la <strong>paura di guidare</strong> può essere influenzata da esperienze passate in cui la persona è stata scoraggiata o criticata durante i primi approcci alla guida.</p><h2>Strategie per superare l’amaxofobia</h2><p>Per distinguere una paura superabile da una fobia più grave, si può osservare la risposta a tecniche di rilassamento e tentativi graduali di affrontare la paura. Se queste strategie non portano miglioramenti, potrebbe trattarsi di una difficoltà più strutturata che andrà gestita con uno <strong>psicoterapeuta specializzato</strong>.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/amaxofobia-paura-di-guidare-da-cosa-dipende-e-come-affrontarla/">Amaxofobia, la paura di guidare: da cosa dipende e come affrontarla</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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		<title>Dolore Pelvico Cronico e Vulvodinia: aspetti psicosessuologici e relazionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SISP]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2024 13:52:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sfera psicologica]]></category>
		<category><![CDATA[aspetti psicologici]]></category>
		<category><![CDATA[dolore pelvico cronico]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità femminile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dolore Pelvico Cronico e Vulvodinia: cosa sono, quali sono le cause, che impatto hanno sulla coppia e come trattarli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/dolore-pelvico-cronico-vulvodinia-aspetti-psicosessuologici-relazionali/">Dolore Pelvico Cronico e Vulvodinia: aspetti psicosessuologici e relazionali</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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									<p><strong>Articolo di Alessandra Recine</strong></p><p>Il <strong>Dolore Pelvico Cronico </strong>(DPC) e la <strong>Vulvodinia,</strong> che rappresenta uno dei fattori eziopatogenetici principali del DPC, sono definibili come dei veri e propri quadri clinici e, come tali, è importante che vengano correttamente inquadrati e opportunamente trattati. Questo perché l’esperienza del dolore-malattia, che sappiamo essere più frequente nella popolazione femminile, coinvolge non solo aspetti sensoriali correlati al dolore “fisico” ma anche aspetti emozionali, cognitivi, comportamentali e relazionali, danneggiando gravemente la qualità della vita delle donne, il benessere psicologico e la sfera sessuo-affettiva (Ferraz <em>et al.</em>, 2024).</p><h2>Fattori psicogeni predisponenti, precipitanti e di protezione</h2><p>Un’ampia letteratura (Ferraz et al., 2024; Field et al. 2008) indica come alcuni <strong>fattori psicogeni</strong> siano rilevanti nella storia clinica delle donne con DPC. Esperienze di <strong>abusi fisici e /o sessuali infantili, memorie precoci di dolore fisico esperito, sintomi psicosomatici, pensieri paranoici, un disturbo post-traumatico da stress</strong> pregresso possono predisporre una donna a sperimentare in età adulta Dolore Pelvico Cronico.</p><p>Inoltre, questa forma di dolore sembra si associ spesso ad <strong>ansia, depressione, irritabilità, disturbi del sonno, senso di affaticamento, perdita di appetito, calo del desiderio sessuale</strong>. Le donne con vulvodinia poi tenderebbero ad avere maggiori difficoltà in attività come camminare, vestirsi e lavorare, si sentono più frequentemente stanche o provate fisicamente. A minare maggiormente il benessere psicofisico poi sembra sia la cronicità del dolore piuttosto che l’intensità.</p><p>Esplorare la relazione tra dolore cronico e disagio psichico è molto complesso considerato che i processi del dolore coinvolgono diversi meccanismi quali l’interazione tra neurotrasmettitori e recettori del sistema nervoso centrale, influenze genetiche, fattori di inibizione dei circuiti del dolore. A tal riguardo, è stato ipotizzato che l’esperienza del dolore funga da <em>trigger</em> per l’insorgenza dei disturbi mentali in individui predisposti (Ferraz <em>et al.</em>, 2024). È stata osservata, inoltre, una relazione bidirezionale tra vulvodinia ed alcune caratteristiche psicologiche: se, da una parte, diverse ricerche hanno rilevato l’insorgenza di sintomi psicopatologici successivamente alla diagnosi di vulvodinia, dall’altra, la letteratura scientifica sembra evidenziare che alcune dimensioni psichiche abbiano un ruolo chiave nel modulare la percezione del dolore. Ad esempio, è stata descritta un’<strong>associazione di condizioni psicopatologiche come la depressione, l’ansia e i disturbi da somatizzazione, con l’intensità del dolore nelle donne, evidenziando un processo eziologico circolare in cui tali fattori si rinforzano vicendevolmente</strong> (Ferraz <em>et al.</em>, 2024).</p><p>Sono state individuate, allo steso tempo, delle caratteristiche di personalità che possono essere considerate dei <strong>fattori di protezione</strong>, ovvero delle dimensioni che si associano ad una riduzione dell’impatto della vulvodinia sul benessere psicofisico e relazionale. Tra queste la <strong><em>self-efficacy</em></strong> e la <strong><em>self-compassion</em></strong>: la prima descrive l’auto-efficacia percepita nel mettere in atto comportamenti che migliorano il benessere ed è stata associata ad una maggiore soddisfazione relazionale e sessuale in donne che sperimentano varie forme di dolore cronico nell’area pelvica; la seconda è definita dalla capacità di supportarsi emotivamente, di riconoscere i momenti di inadeguatezza come parte “normale” di un processo e di sviluppare una consapevolezza tale da pensare all’esperienza del dolore in modo equilibrato (Anderson <em>et al.</em>, 2023).</p><h2>Dolore cronico e relazione di coppia</h2><p>Il Dolore Pelvico Cronico e la vulvodinia hanno un profondo impatto sull’immagine corporea, sulla sfera sessuo-affettiva e sulla relazione di coppia.</p><p>Numerosi studi hanno evidenziato come la percezione della propria <strong>immagine corporea</strong> da parte delle donne con DPC rischia di assumere una <strong>connotazione molto negativa</strong>, associandosi a un incremento dei livelli di ansia nel mostrare il proprio corpo, ad un peggioramento del dolore durante i rapporti, oltre che a livelli più bassi del desiderio e della soddisfazione sessuale. Il corpo in questi casi viene visto come inadatto a mettere in atto prestazioni sessuali in linea con gli standard sociali percepiti e l’atteggiamento della donna nei confronti della sessualità è spesso focalizzato sulla preoccupazione di soddisfare il proprio partner trascurando i propri bisogni, con conseguente aumento dei livelli di dolore, distress, ansia e depressione (Ferraz <em>et al.</em>, 2024).</p><p>Sul piano sessuo-affettivo <strong>le donne con vulvodinia sperimentano un desiderio sessuale più basso, difficoltà di eccitazione sessuale, orgasmi meno frequenti e minore soddisfazione sessuale</strong> rispetto alla popolazione generale (Connor <em>et al.</em>, 2020) con evidenti ripercussioni anche sulla relazione di coppia.</p><p>Sono piuttosto recenti ed esigui gli studi che hanno cercato di indagare l’esperienza dei <strong>partner</strong> di donne che riportano questo quadro clinico doloroso (Myrtveit-Stensrud <em>et al.</em>, 2024) ma di positivo c’è che questi hanno evidenziato <strong>quanto i partner con le loro risposte adattive o indisponenti giochino un ruolo importante nella gestione della problematica, sull’intensità del dolore percepito e sul funzionamento sessuale</strong> (Rosen, Bergeron, 2019).</p><p>In considerazione del fatto che frequentemente il dolore è attivato dai rapporti sessuali e che l’atteggiamento dei partner si associa spesso all’intensità del dolore, alla qualità del funzionamento sessuale, a sintomi depressivi, alla soddisfazione relazionale e sessuale, un adeguato <strong>approccio alla vulvodinia</strong> non può prescindere dall’assunzione di una <strong>prospettiva relazionale</strong>, che tenga conto di come le interazioni tra i due partner contribuiscano a modulare la manifestazione del disagio (Ekholm <em>et al.</em>, 2023). È stato evidenziato che nelle coppie in cui le donne sperimentano diverse forme di dolore nell’area genitale (ad es., dispareunia e dolore vulvare provocato) la qualità della comunicazione sessuale sia più scarsa (<em>ibidem</em>). Quest’ultima, inoltre, è associata ai livelli di soddisfazione sessuale e relazionale, alla qualità della funzione sessuale, alla presenza di sintomi depressivi, all’intensità del dolore, al disagio sessuale e a diverse forme di adattamento (funzionali o disfunzionali) nella coppia.</p><h2>L’importanza di un approccio integrato</h2><p>Attualmente, in accordo con la letteratura scientifica internazionale, <strong>il modello operativo più efficace, quando parliamo di problematiche che coinvolgono la sfera sessuo-affettiva è quello integrato</strong>, in cui è possibile tenere a mente contemporaneamente le dimensioni biologica, psicologica e sociale della sintomatologia presentata, così come incentivare la collaborazione tra figure professionali differenti, di servirsi di varie teorie e tecniche in maniera flessibile, nonché di avvalersi dell’ausilio farmacologico (Basson <em>et al.</em>, 2010; Althof <em>et al.</em>, 2013).</p><p>In ragione di ciò, nel trattamento di sintomatologie dolorose, come il Dolore Pelvico Cronico e la vulvodinia, è fondamentale un lavoro di équipe, utilizzando la sinergia tra psico-sessuologo, medico (andrologo/urologo, ginecologo, psichiatra, endocrinologo, etc.) ed esperti della salute (fisioterapista, osteopata, agopuntore, etc.), allo scopo di ottenere una visione olistica della persona, nella convinzione che mente, corpo e contesto socio-culturale interagiscano costantemente, influenzandosi in maniera reciproca e contribuendo insieme all’insorgenza del disturbo così come alla sua risoluzione.</p><h2>Riferimenti bibliografici</h2><p>Althof S.E., Rosen R.C., Perelman M.A., Rubio-Aurioles E. (2013). Standard operating procedures for taking a sexual history. <em>Journal of Sexual Medicine,</em> 10(1): 26-35.</p><p>Basson R., Wierman M.E., van Lankveld J., Brotto L. (2010). Summary of the recommendations on sexual dysfunctions in women. <em>Journal of Sexual Medicine,</em> 7(1 Pt 2): 314-326.</p><p>Andersson N., Abdiweli H., Boman J., Nylander E. (2023). Self-compassion, perfectionism, impostor phenomenon, stress and anxiety in patients with localized provoked vulvodynia. <em>Journal of Psychosomatic Obstetrics and Gynecology</em>, 44(1): 1-6.</p><p>Connor J.J., Haviland M., Brady S.S., Robinson B.B.E., Harlow B.L. (2020). Psychosocial factors influence sexual satisfaction among women with vulvodynia. <em>Journal of Sex and Marital Therapy</em>, 46(6): 589-598.</p><p>Ekholm E., Blaker H., Gottlander L., Zhao X., Linton S.J., Dewitte M., Flink I.K. (2023). Sexual communication patterns in couples with vulvodynia – a case-control behavioral observation study. <em>Journal of Sexual Medicine</em>, 20(8): 1103-1114.</p><p>Field B.J., Swarm R.A. (2008). <em>Cronic pain – advances in psychoterapy. Evidence based practice.</em> Cambridge, MA, Hogrefe &amp; Huber.</p><p>Ferraz S.D., Candido A.C.R., Uggioni M.L.R., Colonetti T., Dagostin V.S., Da Rosa M.I. (2023). Assessment of anxiety, depression and somatization in women with vulvodynia: A systematic review and META-analysis. <em>Journal of Affective Disorders,</em> 344: 122-131.</p><p>Myrtveit-Stensrud L., Schaller S.L., Haugstad G.K., Groven K.S. (2024). Navigating conflicting ideals of masculinity: a qualitative study of the experiences of male partners of women with vulvodynia. <em>Journal of Sex Research</em>, 61(7): 1-12.</p><p>Rosen N.O., Bergeron S. (2019). Genito-pelvic pain through a dyadic lens: moving toward an interpersonal emotion regulation model of women’s sexual dysfunction. <em>Journal of Sex Research,</em> 56(4-5): 440-461.</p>								</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.sisponline.it/dolore-pelvico-cronico-vulvodinia-aspetti-psicosessuologici-relazionali/">Dolore Pelvico Cronico e Vulvodinia: aspetti psicosessuologici e relazionali</a> proviene da <a href="https://www.sisponline.it">SISP Societ&agrave; Italiana di Sessuologia e Psicologia</a>.</p>
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