Articolo di Alessandra Recine
Con la migrazione di massa verso un mondo virtuale mai stato così affollato, tra gli usi e i costumi che cambiano in ambito di intimità, oggi sta prendendo sempre più piede il fenomeno dell’outercourse.
La sessualità è qualcosa di molto complesso ed estremamente mutevole. Risponde allo stato di benessere (o malessere) delle persone; si fa condizionare dal momento individuale, di coppia e dalle circostanze; si reinventa quando due partner non sono fisicamente vicini, si aggiorna per non stancarsi di fronte all’abitudine e per molti altri motivi ancora.
Culturalmente ci hanno abituati ad intendere il sesso, o meglio il rapporto sessuale completo e soddisfacente, come quello che contempla anche – o soltanto – la penetrazione. E se le cose non stessero esattamente così?
Cos’è l’outercourse?
La parola “outercourse” deriva da “outer”, ossia esterno, e “course”, diminutivo di “sexual intercourse”, cioè rapporto sessuale. Parliamo quindi di una pratica che comprende qualsiasi tipo di gioco sessuale non penetrativo: masturbazione manuale maschile o femminile, sfregamenti di varie parti del corpo, massaggio perineale, cunnilingus, fellatio… Qualsiasi cosa che stimoli l’esterno del corpo per il piacere sessuale senza che vi sia alcun tipo di penetrazione orale, vaginale o anale.
Scendendo nei particolari, l’outercourse ha una definizione più ampia e può abbracciare aspetti diversi, a seconda delle interpretazioni. Per alcuni l’outercourse è qualsiasi attività sessuale che non preveda la penetrazione vaginale per mezzo del pene. Altri, invece, lo definiscono in modo più rigoroso escludendo tutti quegli atti sessuali che comportano la penetrazione (banditi quindi anche i sex toys e le semplici dita delle mani).
Un altro modo di interpretarlo è la pratica dell’astinenza: alcune persone vedono l’outercourse come una forma di astinenza (cioè, scelgono volontariamente di non praticare il sesso penetrativo). Per altri, invece, è un’alternativa o un’eventuale opzione del “fare sesso”.
Perché oggigiorno sempre più coppie stanno sposando il sesso non penetrativo?
In passato, l’outercourse era un escamotage utilizzato da molte giovani che volevano preservare la loro verginità. Oggi ragazzi e ragazze lo prediligono in principio, durante la fase esplorativa, dove devono essere ancora valutate la fattibilità e la stabilità della relazione amorosa.
La vera novità, tuttavia, sta nel fatto che oggi, sempre più spesso, lo si preferisce al vero rapporto sessuale poiché vede la riscoperta delle coccole, dei corpi, dei giochi, distogliendo l’attenzione dai genitali. E sì, sembra funzionare sia tra i giovanissimi che nelle coppie stabili e di lunga data.
Secondo il portale di medicina e salute My Special Doctor, i motivi per cui una coppia può scegliere di ricorrere al sesso non penetrativo sono tanti e disparati. C’è chi lo pratica nell’idea che possa essere una piacevole variante che consente di uscire dalla routine di coppia. Talvolta viene preferito per ragioni di carattere pratico (si ha poco tempo a disposizione da dedicare ad un rapporto penetrativo). Altri ancora lo praticano pensando che con una sessualità non penetrativa possano incorrere meno nel rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili (MST), sebbene di fatto non sia così senza le opportune precauzioni igieniche.
I vantaggi dell’outercourse
Laddove la penetrazione non è più al centro del rapporto sessuale, la coppia potrebbe riscoprire il gioco ma anche la capacità di fantasticare. Attraverso questi mezzi, si può ritrovare l’intimità che, dopo svariati anni insieme, tende a perdersi tra le abitudini e le fatiche della vita quotidiana. E così l’outercourse diventa una possibilità per costruire una sessualità più ricca e meno banale, meno centrata sui genitali e più focalizzata sul corpo e sui sensi.
Non solo. Una sessualità non penetrativa potrebbe essere utile per limitare il rischio di sviluppo di una gravidanza in una fase della vita in cui una coppia non è alla ricerca di un figlio. Potrebbe inoltre rivelarsi una valida alternativa in situazioni in cui condizioni mediche (es. interventi chirurgici per endometriosi, fibromi, polipi uterini, etc.) richiedono un’astensione temporanea dai rapporti sessuali penetrativi.
Ci sono poi anche circostanze in cui la sessualità penetrativa non è possibile o non genera piacere per uno o entrambi i partner. È il caso di situazioni in cui c’è ansia da prestazione, si verificano episodi di eiaculazione precoce. Ci sono i casi in cui la donna prova dolore prima o durante il rapporto o in generale quando la penetrazione è impossibile. Vi sono le fasi in cui c’è difficoltà a raggiungere l’orgasmo o dei periodi di forte stress che mettono a dura prova la fisicità maschile e femminile. In questi circostanze, evitare la penetrazione ha una serie di vantaggi dal punto di vista psicologico. Per esempio, l’uomo (o la donna) con ansia da prestazione si sentirà più rilassato sapendo di poter giocare coi preliminari senza necessariamente dover arrivare al rapporto completo. Stesso vale per la donna che prova dolore durante un rapporto penetrativo. Infatti, l’idea di potersi concentrare su baci, abbracci, carezze, stimolazione manuale promuoverà una riduzione dell’ansia favorendo così distensione e rilassamento fisico e mentale con un conseguente possibile raggiungimento del piacere.
Attenzione però ai rischi dell’outercourse!
Per quanto favorisca la riscoperta dei corpi e di un piacere che è possibile raggiungere non solo per mezzo di un rapporto penetrativo, l’outercourse nasconde anche delle insidie e dei rischi per la coppia.
Quando due partner decidono, più o meno consciamente, di evitare il rapporto penetrativo e dedicarsi al raggiungimento del piacere mediante altre pratiche, non sempre sono consapevoli dei motivi che li spingono verso questa scelta. Talvolta, pian piano, rapporto sessuale dopo rapporto sessuale, scivolano in una sorta di limbo del piacere che chiude la porta alla penetrazione. Ciò può accadere perché l’outercourse può essere utilizzata dalla coppia quale strategia per negare la presenza di un vaginismo o di un’anorgasmia, di un deficit erettile o di una crisi di coppia.
Al fine di affrontare e superare queste difficoltà, una terapia di coppia (contatta ora la SISP) può rappresentare un valido aiuto. Potrà aiutare a ritrovare modi, forme, tempi, possibilità e alternative per recuperare una sessualità sana e piacevole, condita di comunicazione, sensazioni e emozioni che sono andate perdute o che non ci sono mai state. Penetrazione inclusa.
Foto di Velizar Ivanov su Unsplash.

