Articolo di Gaetano Gambino
I tratti di personalità rappresentano dei modi costanti di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di se stessi, che si manifestano in un ampio spettro di contesti sociali e personali. Solo quando tali tratti diventano rigidi, causano compromissione del funzionamento sociale e lavorativo, oppure una sofferenza soggettiva, si costituiscono i disturbi di personalità. Questi ultimi si caratterizzano per la presenza di problematiche inerenti due o più delle seguenti aree: cognitiva, affettiva, funzionamento interpersonale, controllo degli impulsi.
La caratteristica essenziale del Disturbo Evitante di Personalità è una modalità pervasiva di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità alla valutazione negativa, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti. Può essere evitato ogni tipo di contatto sociale non perché la persona lo rifiuti in quanto tale, ma perché teme di essere respinta. Tale atteggiamento può evidenziarsi nell’ambiente lavorativo, nei rapporti interpersonali (soprattutto in situazioni nuove) ma anche nei rapporti personali più intimi (APA, 2013).
Sebbene solo in alcuni casi uno stile relazionale evitante soddisfi i criteri per formulare la diagnosi di un disturbo di personalità, non di rado è possibile osservare nella popolazione generale individui con “tratti” evitanti che si riflettono in modo peculiare anche nella loro sfera sessuale e affettiva.
Le dimensioni dell’ansia e della depressione: le ricadute sulla sessualità
Le persone con modalità evitanti spesso strutturano la loro esistenza intorno a sentimenti di ansia e di paura valutando attentamente i movimenti e le espressioni di coloro con cui entrano in contatto; il loro contegno timoroso e teso può suscitare scherno e derisione da parte degli altri che, a loro volta, confermano i loro dubbi. Sono molto ansiosi per la possibilità di reagire alle critiche arrossendo o piangendo. Vengono descritti come “riservati”, “timidi”, “solitari” e “isolati”. Questi individui di solito non hanno un’ampia rete di supporti sociali che possa aiutarli a superare le crisi. Desiderano affetto e accettazione; possono fantasticare su relazioni idealizzate.
L’approccio ansioso rende la sfera sessuale e affettiva molto difficoltosa, sebbene sia possibile stabilire contatti intimi quando viene assicurata un’accettazione incondizionata. La persona con uno stile evitante può agire con inibizione, avere difficoltà a parlare di sé, e trattenere sentimenti intimi per timore di esporsi, di essere ridicolizzata o umiliata. Tale inibizione costituisce una risposta ai sentimenti di inadeguatezza e alla bassa autostima che, nella sfera sessuale, conducono a percepirsi come non attraenti né competenti. Le relazioni in quest’ambito sono caratterizzate da un’insolita riluttanza ad assumere rischi personali o ad intraprendere qualsiasi nuova esperienza poiché questo potrebbe rivelarsi imbarazzante. A tal riguardo, si può affermare che, nonostante sia vivo il desiderio di relazionarsi intimamente, il timore dell’umiliazione e del rifiuto porta all’evitamento.
L’evitante soffre spesso di umore depresso. Una volta solo, si dedica ad attività o a passatempi che, momentaneamente, lo gratificano e lo proteggono dal contatto con l’altro. Nello specifico della sfera sessuale, tale attitudine all’isolamento, unita a un desiderio di contatto che resta comunque vivo, si traduce in un forte investimento sull’autoerotismo. Quando l’individuo realizza che questo è segno dell’incapacità di vivere una vita come gli altri, possono subentrare delle fasi depressive. Queste ultime, quindi, esprimono il fallimento delle strategie di adattamento messe solitamente in atto, e segnalano che lo spazio creato dell’isolamento sociale diviene insopportabile.
Disturbo Evitante di Personalità: l’intervento psicosessuologico
Come si è visto, la persona con tratti di personalità evitanti può mantenere uno stile ansioso e tendente all’isolamento anche nella sfera sessuo-affettiva. Sebbene spesso si mantenga alta la motivazione al piacere autoerotico, l’interesse per quello relazionale può risultare bloccato dalle angosce associate al contatto con l’altro. In questo caso, un’accurata valutazione del desiderio sessuale ha un ruolo cruciale per un adeguato screening. Quando esso è carente o assente, a volte, è possibile avviare dei rapporti sessuali, ma le altre fasi della risposta sessuale (eccitazione e orgasmo) risulteranno inficiate, con insorgenza di difficoltà di erezione o eiaculatorie (eiaculazione precoce o ritardata/impossibile). In questi casi, una diagnosi errata può condurre a una gestione impropria dei sintomi da parte del clinico.
Una volta constatata la natura psicogena delle difficoltà sessuali, il progetto terapeutico prenderà le mosse dallo sviluppo della consapevolezza nel paziente delle strette connessioni tra i vissuti ansiosi/depressivi sperimentati nella relazione e il sintomo sessuale.
Riferimenti bibliografici
American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5. Arlington, VA.

