Articolo di Marta Giuliani
La monogamia viene vista da sempre come il solo modo in cui può essere concepita la coppia nella nostra Società Occidentale. Si cresce con l’idea che questa corrisponda a impegno e serietà nella relazione al punto che, anche in letteratura, il famigerato triangolo amoroso è considerato un conflitto da risolvere con una scelta.
Eppure numerosi studi non descrivono l’essere umano come predisposto alla monogamia sessuale, sottolineando soprattutto la componente culturale di tale condizione, e indicano piuttosto una tendenza sempre più diffusa a metterla in discussione scegliendo nuove forme di relazione.
Negli ultimi anni, infatti, stiamo assistendo ad un graduale abbattimento dei modelli relazionali tradizionali a favore dell’espressione di una sessualità e un’affettività più fluida e consapevole. È bene ricordare che le nuove forme di relazione non sono affatto disimpegnate (come alcuni falsi miti vogliono far credere): l’impegno reciproco è tale e quale alle relazioni monogame, semplicemente i partner – in un clima di condivisione e intima comunicazione – esprimono un bisogno e trovano una modalità perché questo possa essere soddisfatto nel rispetto di entrambi. La ricerca dell’equilibrio e della stabilità emotiva è primaria in ogni relazione – sia essa monogama o no – ciò che cambia è semplicemente la forma con cui tali obiettivi vengono raggiunti.
Ma cosa si intende per Non-Monogamia Etica?
Con l’espressione “Non-Monogamia” si indica un pattern variegato di configurazioni relazionali in cui le persone coinvolte hanno scelto di avere più di un partner sessuale e/o romantico. L’appellativo “Etica” serve a sottolineare che alla base della loro costituzione c’è il consenso e la sincerità tra le parti.
All’interno di tale cornice sono state identificate diverse sottocategorie. Le più conosciute sono:
- il poliamore, in cui i partner sono d’accordo nell’avere contemporaneamente più relazioni sessuali, sentimentali ed emotive;
- lo scambismo o swinging, in cui c’è un’apertura unicamente sessuale verso l’esterno partecipando per lo più in coppia;
- le relazioni aperte, in cui i partner hanno stabilito che è possibile avere rapporti sessuali con altri, di solito con la premessa che siano saltuari e non ci sia un coinvolgimento di tipo amoroso.
Sebbene non esenti da criticità, le non-monogamie consensuali possono essere una fonte di relazioni positive e stabilità sia relazionale che familiare. Come qualsiasi struttura di coppia richiedono apertura, reattività, gestione del tempo, trasparenza, negoziazioni rispettose e fedeltà. Inoltre possono permettere a chi le pratica di entrare in contatto con espressioni di genere e sessualità diverse dalla propria, fornendo così uno spazio in cui potenzialmente si possono sradicare quei binarismi tipici della nostra cultura, in una prospettiva più fluida della sessualità.
Ma quando una relazione non-monogama può dirsi davvero ‘etica’?
L’interesse nel donarsi a più persone dovrebbe essere caratterizzato dal desiderio e dalla necessità di arricchirsi a livello mentale, relazionale e intimo, e non dal desiderio di salvare una relazione in crisi o, peggio ancora, di non affrontare la solitudine di una separazione. Per questo motivo una relazione non-monogama per definirsi “etica” dovrebbe rispondere a dei requisiti fondamentali quali: fedeltà delle regole, equità e parità di genere e consenso.
La fedeltà delle regole è centrale poiché i partner, insieme, individuano le norme e i confini entro cui esprimere il loro rapporto: li adattano, li modificano e li ricontrattano a seconda dei bisogni individuali di entrambi e del momento storico della coppia. Il concetto di tradimento all’interno di queste coppie è presente ma, per forza di cose, differente da come lo si intende tradizionalmente. L’esclusività sessuale, che è caratteristica delle relazioni monogame, viene sostituita da un obbligo di onestà e comunicazione nei confronti dell’altro. Venir meno a questo patto di sincerità e fiducia costituisce un vero e proprio tradimento. E può trattarsi anche di infedeltà sessuale laddove questa viene nascosta o viola le regole interne che la coppia si è data.
Un altro aspetto fondamentale è quello della parità di genere. Una qualsiasi apertura o chiusura deve essere equa e riguardare entrambi i partner. Ciò non significa che ci debba per forza essere reciprocità: non tutti desiderano le stesse cose. Ma è fondamentale che le regole valgano per tutti, a prescindere che si decida o meno liberamente di usufruirne.
Infine il consenso. Questo è un tema chiave che presuppone che tutte le persone coinvolte siano pienamente libere e responsabili della loro scelta. Accettare una regola per paura di essere lasciati o sotto una pressione emotiva non è consenso perché non ci potrà mai essere una crescita attiva e positiva della coppia o dell’individuo.
Come e perché alcune coppie scelgono la formula della non-monogamia etica?
In un recente studio internazionale, tra le motivazioni addotte da uomini e donne ad instaurare una relazione etica non-monogama vengono annoverate: l’autonomia sessuale e relazionale (ovvero la possibilità per l’individuo di dare espressione al proprio sé autentico, sentendo il controllo del proprio corpo e dei propri desideri); una maggiore soddisfazione individuale e di coppia (molti soggetti, partendo dal presupposto che sia difficile avere un partner che riesca a soddisfare tutti i propri bisogni – sessuali ed emotivi – sottolineano come in tali relazioni sentono una maggiore possibilità di crescere ed esplorare, aumentando così il loro senso di soddisfazione personale e sociale); una sessualità più soddisfacente (perché nelle relazioni multi-partner è possibile avere più opportunità di esplorare la propria identità sessuale, i propri desideri e interessi e ricevere un maggior livello di appagamento della propria autostima erotica).
Ma come abbiamo visto queste relazioni sono tutt’altro che semplici se non c’è un livello di fiducia e condivisione tale tra i partner da poter gestire il pensiero della non-esclusività. È fondamentale quindi che tutte le persone coinvolte si sentano a proprio agio e individuino delle motivazioni individuali oltre che relazionali. Per farlo può essere utile andare per gradi, riconfermando o ricontrattando ciclicamente le regole della coppia e tenendo conto dei desideri, delle paure e del benessere reciproco.
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