Articolo di Gaetano Gambino
Spesso gli uomini tendono a vivere le difficoltà in ambito sessuale come un disagio molto intimo e privato, difficilmente condivisibile nella coppia, ancor meno con terze persone. Tale attitudine si traduce a volte in una riluttanza estrema nel chiedere un aiuto specialistico.
Eppure, disfunzioni sessuali quali il disturbo del desiderio, il deficit erettile, l’eiaculazione precoce o ritardata, hanno per l’individuo un impatto negativo sulla qualità della vita, sull’autostima e sulla sua propensione a vivere relazioni intime. Lo stesso impatto può essere riscontrato sulle partner. È stata dimostrata, infatti, una profonda connessione fra funzionamento sessuale e relazionale all’interno della coppia.
Disturbo sessuale maschile: un disagio per due
Un disturbo sessuale maschile può essere considerato fonte di stress per entrambi i membri della coppia. Le partner di uomini con disfunzione erettile, ad esempio, riportano una riduzione significativa del desiderio e della soddisfazione sessuale.
I problemi sperimentati dalle partner e le difficoltà relazionali, inoltre, possono contribuire a determinare o a mantenere il sintomo maschile. Spesso a complicare lo scenario subentra la presenza di difficoltà sessuali nella donna successivi alla comparsa della disfunzione sessuale nell’uomo.
Diversi studi hanno suggerito che le compagne di partner con deficit erettili lamentano più frequentemente disfunzioni sessuali oppure la cessazione totale dei rapporti. In particolare, dal momento in cui è insorto il disturbo, è stata documentata una diminuzione nei livelli di: desiderio; eccitazione; frequenza e qualità degli orgasmi; soddisfazione sessuale e della vita in generale.
Da un punto di vista emotivo la donna può sperimentare un insieme di reazioni che vanno dalla rabbia, alla delusione e alla tristezza. Tali vissuti si accompagnano spesso alla percezione di essere rifiutate o poco desiderate, alimentando spesso dei sentimenti di inadeguatezza e inibendo lo spirito di iniziativa nell’intimità per paura del fallimento. Una delle conseguenze più frequenti in questi casi è la distanza fisica ed emotiva tra i partner.
La partner come risorsa
Al di là delle difficoltà relazionali e sessuali che possono riverberarsi nella coppia a seguito dell’insorgenza di una disfunzione sessuale maschile, la partner può giocare un ruolo chiave nella salute sessuale del compagno, contribuendo alla promozione di una gestione efficace della problematica. Molto spesso, infatti, sono le donne ad avviare un dialogo intimo sulla presenza di un disagio e a indirizzare l’uomo verso una consultazione specialistica.
Esse mantengono, inoltre, un ruolo importante di sostegno e motivazionale durante il percorso terapeutico, favorendo una migliore adesione alla terapia, che sia psicologica, farmacologica o integrata. Tale ruolo si rivela estremamente efficace anche nel fornire al clinico importanti informazioni sulla storia del disturbo sessuale (quando si è presentato la prima volta, come si è manifestato, quale il contesto emotivo e relazionale che caratterizza gli incontri, ecc.).
Le donne, essendo tendenzialmente meno influenzate dai miti e dagli stereotipi che ruotano intorno alla sessualità maschile, inoltre, possono contribuire a un maggiore senso di sicurezza sessuale nell’uomo, sfatando con il loro atteggiamento certe false credenze per cui una buona soddisfazione di coppia dipenda esclusivamente dalle qualità delle prestazioni sessuali, dal livello di rigidità dell’erezione e dalla durata del rapporto penetrativo.
La terapia di coppia: quando è auspicabile?
Come si è visto nel caso dei disagi nell’area sessuale, molto frequentemente si assiste alla comorbilità del disturbo nella coppia. La motivazione da parte di entrambi i partner a intraprendere un trattamento rappresenta sicuramente un fattore prognostico favorevole così come la presenza di una buona base di complicità e un autentico desiderio di cambiamento. I problemi sessuali possono essere sia la causa sia il risultato di relazioni disfunzionali o insoddisfacenti; per questo motivo la terapia di coppia, prendendo in carico in modo diretto anche i problemi relazionali, ha maggiori probabilità di essere efficace.
Sintetizzando, coinvolgere la partner sia in fase di diagnosi che di trattamento consente di:
- evidenziare atteggiamenti discordanti e problemi di comunicazione tra i membri della coppia;
- valutare l’accettazione o il rifiuto di trattamento;
- sondare le aspettative più o meno realistiche sulla sessualità;
- ottenere maggiori informazioni sulla storia della disfunzione sessuale del partner;
- migliorare la comunicazione nella coppia;
- integrare nel percorso terapeutico le cosiddette mansioni sessuali, delle esperienze strutturate che vengono suggerite dal clinico allo scopo di lavorare sul sintomo, riducendo i livelli di ansia e migliorando la qualità del contatto intimo durante l’incontro sessuale.
La percezione della disfunzione sessuale da parte della donna e la sua disposizione ad accettare l’intervento possono influire sulla dimensione motivazionale del partner. Ad esempio, alcune donne, non adeguatamente informate sulle caratteristiche di un trattamento farmacologico, possono avvertire un senso di estraneità rispetto alla reazione di eccitazione del partner, interpretandola come una risposta indotta “artificialmente” da un agente esterno. Anche in queste circostanze, quando possibile, è auspicabile un percorso di coppia, in modo che entrambi i partner possano avere piena consapevolezza delle scelte terapeutiche e riflettere sui propri vissuti emotivi in relazione ad esse.
Tuttavia in alcuni casi è preferibile un trattamento individuale. Ciò si ritiene necessario quando la donna non si rivela supportiva (ad esempio, in caso di un’estrema conflittualità di coppia), o quando il paziente non è d’accordo con il coinvolgimento della partner.
A prescindere dalla scelta del tipo di percorso, il mantenimento di un risultato a lungo termine sul sintomo è più probabile quando sono trattati anche i fattori relazionali, in un approccio olistico che tenga conto delle diverse dimensioni coinvolte nella genesi del disagio.
Per approfondimenti
Carvalho J., Nobre P. (2011). Biopsychosocial determinants of men’s sexual desire: testing an integrative model. Journal of Sexual Medicine, 8: 754-63.
Dean J., Rubio-Aurioles E., McCabe M., Eardley I., Speakman M., Buvat J., de Tejada I.S., Fisher W. (2008). Integrating partners into erectile dysfunction treatment: improving the sexual experience for the couple. International Journal of Clinical Practice, 62, 1:127-33.
Silvaggi C., Pierleoni L., Gambino G., Cosmi C., Gentile V., Simonelli C. (2013). L’esperienza clinica nel servizio pubblico. In Simonelli C. (a cura di), Le disfunzioni sessuali e il modello integrato nel conteso pubblico. Dalla teoria alla pratica clinica, FrancoAngeli, Milano

