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Padri gay: una ricerca svela come possiedano caratteristiche cerebrali sia paterne che materne

Michela Pieroni

paternitaGay A confermarlo è la ricerca appena pubblicata da un èquipe di studiosi israeliani, guidati dal ricercatore Eyal Abraham, sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS): i papà omosessuali mostrerebbero un funzionamento cerebrale tipico sia delle neo-mamme che dei neo-papà. La ricerca, nata allo scopo di valutare le basi cerebrali della paternità, ha comparato le risposte neuronali all'esperienza di accudimento - caregiving - di tre gruppi di neo-genitori durante l'interazione con i propri figli. I tre gruppi presi in esame erano composti da 20 mamme eterosessuali, principali addette alla cura del bambino, 21 papà eterosessuali, con funzione di accudimento "secondaria" rispetto a quella della partner e 48 papà omosessuali identificabili come caregiver principali. Rispetto ai parametri presi in considerazione (attivazione delle aree cerebrali valutate tramite risonanza magnetica funzionale, livelli di ossitocina nel sangue e osservazione diretta del comportamento), la ricerca ha evidenziato la presenza di un vero e proprio circuito neuronale legato all'esperienza di accudimento genitoriale che si realizza attraverso l'integrazione di due sistemi: uno emozionale, associato alle strutture subcorticali e paralimbiche e l'altro cognitivo, pertinente alle strutture della corteccia frontopolare-mediale-prefrontale e i solchi temporale e parietale. Tali sistemi, lavorando in sinergia, condurrebbero ad una adeguata genitorialità, al fine di procurare al bambino tutto ciò di cui ha bisogno, in sintonia con i suoi stati fisici ed emotivi. Ad ogni modo, però, le neo-mamme avrebbero mostrato una maggiore attività cerebrale a livello delle strutture emozionali, i neo-padri eterosessuali a livello delle strutture cognitive, mentre i papà omosessuali avrebbero esibito picchi di attività cerebrale in entrambe le aree esaminate. Inoltre, in quest'ultimo caso sembrerebbe essere presente una maggiore interconnessione tra i due circuiti neuronali, interconnessione determinata dalla quantità di tempo passata con il bambino. In definitiva, lo studio dell'università israeliana "Bar-Ilan" ha confermato, attraverso le nuove tecniche di neuroimaging, grazie alle quali è stato possibile "fotografare" i meccanismi neuronali riferibili alla funzione genitoriale, congiuntamente a specifici meccanismi di malleabilità cerebrale che migliorano tanto più l'esperienza di accudimento viene ripetuta, ciò che la comunità scientifica ribadisce da anni: la genitorialità, la capacità di accudimento e cura del bambino può ritenersi comune a tutti gli individui, al di là del genere di appartenenza o dell'orientamento sessuale. Semmai, sarebbe proprio la ripetizione dell'esperienza di accudimento a rendere sempre più idonea ed adeguata la funzione genitoriale e, aggiungiamo noi, un contesto sociale che miri a sostenere e potenziare le risorse che tutti i neo-genitori possiedono.