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Jaydess: disponibile anche in Italia il dispositivo contraccettivo intrauterino di ultima generazione

Michela Pieroni e Luca Pierleoni

Jaydess Questa una delle novità annunciate al 13' Congresso della European Society of Contraception and Reproductive Health (ESC) 2014, svoltosi a Lisbona dal 28 al 31 maggio. Il dispositivo intrauterino, testato in America dove ha ottenuto un tasso di soddisfazione pari al 95% delle donne coinvolte nella ricerca, si caratterizza per essere il più piccolo attualmente esistente. Il sistema funzionerebbe in maniera molto semplice: il ginecologo introduce, in pochi minuti, direttamente nell'utero questo tubicino flessibile a forma di "T", il quale, per i 3 anni successivi, rilascerà quotidianamente dosi ormonali minime pari a circa 6 mcg di Levonorgestrel. Tale quantitativo, il più basso attualmente disponibile, rende Jaydess un contraccettivo ormonale, e non meccanico come la spirale, particolarmente indicato per tutte le donne, più o meno giovani, con o senza figli, andando incontro ad alcune esigenze femminili quali il mantenere intatta il più possibile la propria fisiologia, non ingrassare o gonfiarsi, essere libere dal pensiero di dimenticanze della classica pillola e, rimuovendo il dispositivo dall'utero, avere la possibilità di ritornare immediatamente fertili. Inoltre, Jaydess, attraverso l'ispessimento del muco cervicale, agirebbe bloccando la risalita degli spermatozoi nell'utero, lasciando così inalterato il naturale processo ovulatorio della donna. Infine, anche dal punto di vista economico, questa novità sembra essere davvero vantaggiosa per le donne interessate: meno di 5 euro al mese per un totale di circa 173 euro. Se questo ultimo ritrovato della tecnologia farmaceutica si presenta certamente come uno strumento utile, funzionale e capace di garantire una sessualità serena per molti aspetti, non va tuttavia dimenticato il ruolo fondamentale giocato dall'educazione sessuale. Da questo punto di vista, infatti, allarmanti risultano i dati, emersi da una ricerca internazionale condotta in 17 paesi e che in Italia ha coinvolto circa 500 donne tra i 20 e i 30 anni, presentati al congresso di Lisbona: solamente il 16% delle ragazze italiane ha seguito un corso di educazione sessuale; il 30% ritiene che il coito interrotto sia un metodo contraccettivo; il 40% ha affrontato la prima esperienza sessuale senza utilizzare alcuna protezione; solo il 16% ritiene di essere ben informata su tutti i metodi contraccettivi disponibili e, infine, ben il 19% ha affrontato una gravidanza indesiderata, mentre nel 2012 le interruzioni volontarie di gravidanza hanno superato quota 105.000. Il nostro paese, dove l'educazione sessuale non è ancora riconosciuta come materia di studio in ambito scolastico, si configura, quindi, come fanalino di coda in Europa rispetto a consapevolezza della propria sessualità e gestione della propria salute sessuale.