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Pubblicato il dossier "Indifesa" 2014 sulla drammatica condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo

Michela Pieroni e Luca Pierleoni

InDifesa È stato presentato a Roma lo scorso 9 ottobre, in occasione della "Giornata Mondiale delle Bambine" indetta dall'ONU per l'11 ottobre 2014, l'ultimo dossier "Indifesa" sulla condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo. Il documento, curato dall'associazione Terre des Hommes, da anni attiva in 22 paesi del mondo dedicandosi in particolare ai temi della Child Protection, della sanità di base e del diritto all'educazione, ci propone una panoramica agghiacciante su quella che è attualmente la condizione delle bambine e delle ragazze vittime di violenza, declinata in tutte le sue sfaccettature. I dieci capitoli del documento, infatti, trattano di altrettanti ambiti specifici in cui la violazione dei diritti umani nei confronti di questi soggetti si esplica: gli aborti selettivi e le discriminazioni alla nascita; la malnutrizione e la mortalità materno-infantile; l'accesso all'istruzione; la disabilità; i lavori pericolosi e il turismo sessuale tramite webcam; i matrimoni precoci; le bambine e i disastri naturali; la gravidanza e la salute riproduttiva; la violenza contro le bambine e le ragazze in Europa e in Italia; la violenza di genere, gli stereotipi di genere. Quelli che emergono dal documento, da ogni punto di vista, sono dati davvero allarmanti. Ad esempio, si stima che il fenomeno delle missing girl, bambine mai nate in quanto femmine, attraverso la pratica dell'aborto selettivo, coinvolga almeno 100 milioni di casi, soprattutto in aree del mondo quali l'Armenia, la Cina, l'India, la Corea, il Vietnam, il Pakistan e alcuni paesi dell'area balcanica. Contemporaneamente, tale pratica viene mantenuta anche lontano dai paesi di origine, come dimostrato da alcune inchieste condotte in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove lo sbilanciamento tra le nascite di maschi e femmine nelle comunità di immigrati da quegli stessi paesi risulta drammaticamente sospetto. Rispetto alle mutilazioni genitali femminili sarebbero circa 125 milioni le ragazze e le donne che hanno subito una qualche forma di mutilazione dei genitali. Ma il fenomeno delle MGF non riguarda solo l'Africa e il Medio Oriente, infatti risulterebbero circa 500mila le donne e le ragazze tra i 15 e i 49 anni, residenti in Europa, che hanno subito questo intervento e circa 180mila bambine e ragazze sarebbero a rischio, mentre in Italia le donne vittima di mutilazioni genitali sarebbero 39mila. Anche i dati sul lavoro minorile delle bambine non sono molto confortanti, sebbene in calo rispetto al 2000: sarebbero infatti ancora 68 milioni e 200mila le bambine e ragazze tra i 5 e i 17 anni costrette a lavorare, mentre 30 milioni di esse risultano coinvolte in lavori considerati pericolosi, soprattutto nell'ambito dello sfruttamento domestico, dove esse vengono spesso trattate come schiave, costrette ad affrontare turni lunghi e gravosi, non ricevendo sufficiente cibo e talvolta neanche alcuna retribuzione. Rispetto all'ultima forma di sfruttamento dei bambini, il "Webcam child sex tourism", non esistono dati certi, ma si stima che nelle sole Filippine il numero dei bambini costretti a prostituirsi via webcam si aggiri intorno ai 60mila-100mila. Rispetto alla violenza di genere, dall'indagine condotta dall'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) che ha riguardato 42.000 donne di 28 Paesi europei, è emerso come il 12% delle donne ha dichiarato di avere subito una forma di abuso o atto sessuale da parte di un adulto prima dei 15 anni, percentuale che corrisponderebbe a 21 milioni di donne nell'Unione europea. In generale, quando si parla di una qualche forma di violenza familiare (psicologica, fisica o sessuale) subita prima dei 15 anni, il dato sale al 33%, praticamente una bambina europea su 3. Relativamente alla situazione italiana, i dati offerti dall'osservatorio delle Forze dell'Ordine sui reati commessi e denunciati a danno di minori rivelano come questi siano cresciuti del 56% negli ultimi 10 anni. Attualmente sono 5.162, di cui il 61% femmine, i minori che hanno subito reati tra i quali: maltrattamenti in famiglia (+87% dal 2004), abuso di mezzi di correzione o disciplina (+84%), violenze sessuali aggravate (+42%), abbandono di minore (+94%) e così via. Il dossier presentato da "Indifesa" è, senza dubbio, un qualcosa di scioccante che introduce prepotentemente una realtà che spesso si preferisce ignorare, almeno nelle sue reali dimensioni. Contemporaneamente, ci mostra che qualcosa è possibile fare, presentando i progressi ottenuti in alcuni ambiti specifici, come ad esempio quello dello sfruttamento minorile. Solo sensibilizzandoci all'argomento e sostenendo la diffusione di una cultura basata sul rispetto dei diritti civili, sull'accesso all'istruzione, sulla protezione da violenze, abusi e discriminazioni, sul contrasto a stereotipi e atteggiamenti che rinforzano e favoriscono la violenza di genere, sul sostegno sociale ed economico verso le aree del mondo e le fasce di popolazione più povere, si può aspirare ad un cambiamento che vada nella direzione di un mondo civile e sostenibile per tutti.

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