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Disabilità e Assistenza Sessuale:
Dal disegno di legge 1442 qualche riflessione su un piacere negato

Silvia Olive

Disabilita e Assistenza Sessuale Nonostante siano numerose, oggi, le realtà scientifiche e benefiche che si occupano di ricerca nell'ambito della disabilità, poco si discute o si riflette sull'importanza di riconoscere a queste persone, al di là delle difficoltà intellettive o fisiche, il diritto ad una vita sentimentale e sessuale troppo spesso negata o ostracizzata.

Quello che emerge, a volte drammaticamente, è che l'amore dei genitori e l'assistenzialismo continuo da parte delle figure professionali preposte non bastano all'appagamento di tutti i bisogni fondamentali del soggetto, mentre la sessualità, spesso, resta del tutto ignorata. In altri casi, invece, assistiamo a circostanze nelle quali sono i genitori a masturbare i propri figli o a ricercare prostitute e tutto questo, spesso, nel silenzio, nella solitudine e nel dolore delle mura domestiche.

Proprio di questi giorni è il continuo parlare e discutere, soprattutto da parte dei mezzi di comunicazione di massa ma anche negli ambienti clinici e di ricerca, del bisogno dell'assistenza sessuale ai disabili, necessità che ha preso forma nel DDL N. 1442 - Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità, presentato in Senato il 24 aprile 2014.

Tale argomento ci obbliga, oggi più che mai, ad una serie di riflessioni importanti e a un cambiamento di prospettiva da un punto di vista scientifico, culturale ed esistenziale. Gran parte delle persone con disabilità - nonostante tutte le difficoltà che la malattia comporta - conservano un'aspettativa di vita riconducibile, in media, a quella di una persona sana e, anche quando le aspettative di vita si riducono drammaticamente, i desideri, i sogni e i bisogni restano quelli di una persona che - ancora di più - vuole vivere la propria vita, amare e sentirsi amata.

Ma chi è l'Assistente sessuale?

Germania, Olanda, Danimarca, Austria e Svizzera (tedesca) prevedono l'assistenza sessuale alle persone con disabilità attraverso operatori professionali qualificati e specificatamente formati. Attualmente, in Italia la figura dell'assistente sessuale non è ancora legalmente riconosciuta, sebbene esista un disegno di Legge (n.1442) presentato in Senato il 24 aprile 2014 (Massimiliano Ulivieri, 2014). Nello specifico, il testo si compone di un unico articolo che affida al Ministero della Salute la redazione di linee guida per formare gli assistenti sessuali istituendo appositi registri professionali regionali a cui poter fare riferimento. L'accettazione di tale legge permetterebbe all'assistente sessuale di godere di un riconoscimento giuridico e, quindi, di essere inquadrato più specificamente come un operatore del benessere, che promuove un'assistenza all'emotività, all'affettività, alla corporeità e alla sessualità per le persone con disabilità.

Gli incontri tra il professionista e la persona disabile dovrebbero configurarsi come un training educativo-riabilitativo all'interno di un continuum che và dagli aspetti informativi teorico-pratici dell'affettività, alla corporeità e alla sessualità sperimentata attraverso l'esperienza del contatto e l'utilizzo di tecniche del massaggio, sperimentando l'emozione sensoriale della masturbazione e, dove possibile, del piacere orgasmico. Quello che è importante sottolineare è che - rispetto ai paesi nordeuropei e soprattutto per differenziare la professione dell'assistente sessuale dalla prostituzione - non sono contemplate esperienze sessuali di tipo coitale, nè di tipo orale.

Di contro, uno dei possibili fattori di rischio legati all'introduzione di questa figura professionale è quello che la frequentazione e l'attività prolungata con l'assistente sessuale possa facilitare l'instaurarsi di sentimenti di attaccamento e di dipendenza emotiva che la persona disabile potrebbe confondere con l'amore romantico, manifestando così anche sentimenti di possesso e di conseguente frustrazione di fronte al sentimento della perdita. In questa direzione è fondamentale quindi l'intermediazione di un professionista quale lo psicologo o il sessuologo clinico, che sia in grado di mediare tra la figura dell'assistente sessuale e il soggetto disabile, di interpretarne l'operato, di accogliere e contenere i sentimenti e le reazioni emotive suscitate da questa esperienza, esercitando su questi un'attività riflessiva professionale.

Il dibattito sull'introduzione in Italia della figura professionale dell'assistente sessuale è ancora lungi dal trovare una soluzione armonica e condivisa tra le parti che, a vario titolo, partecipano alla discussione. È fondamentale, quindi, sottolineare come la figura dell'assistente sessuale possa garantire alla persona una vita quanto più possibile completa, riconoscendole il diritto alla sessualità come un diritto alla qualità della vita inalienabile e imprescindibile.