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Depressione post-partum paterna: un recente studio ne rivela gli effetti sui bambini

Michela Pieroni

Depressione post-partum paterna Questo l'argomento oggetto di studio del gruppo di ricerca dell'università dell'Iowa guidato dal dott. Fisher e appena pubblicato sulla rivista "Couple and Family Psychology: Research and Practice". Gli Autori sono partiti dalla constatazione che la depressione post-partum è sicuramente un fenomeno che colpisce in misura maggiore le madri e, proprio per questo, la comunità scientifica si è ampiamente concentrata su di esse. Ad ogni modo, anche la depressione post-partum paterna sembrerebbe un fenomeno relativamente comune, la cui incidenza si aggira attorno al 10.4%, con un maggiore rischio di depressione per quei neo-padri la cui partner risulta depressa. In generale, la scienza sottolinea come un genitore depresso abbia difficoltà a sintonizzarsi emotivamente col bambino, attraverso lo sguardo, il contatto fisico ed il sorriso e come, nell'interazione con esso, sia scarsamente coinvolto ed impegnato: atteggiamenti, questi, che possono avere effetti negativi sul legame di attaccamento e su un pieno e sano sviluppo del bambino. Nello specifico, la ricerca longitudinale presentata da Fisher e collaboratori, ha coinvolto 199 coppie con un figlio, valutate in due momenti successivi: quando il bambino aveva in media 4 mesi e mezzo di vita e, in seguito, all'età di 3 anni e mezzo. Lo studio ha raccolto alcune informazioni da parte di ogni singolo genitore rispetto al proprio livello di depressione, al grado di conflittualità nella relazione con il partner, agli stati d'animo del bambino e ai suoi comportamenti nel rapporto con gli altri. I risultati hanno mostrato come la presenza di depressione post-partum al momento della prima rilevazione, sia nella madre che nel padre, fosse predittiva della presenza di depressione anche in futuro, a distanza, cioè, di tre anni e come essa si associasse ad una relazione di coppia conflittuale. Inoltre, i figli di genitori depressi, sia maschi che femmine, hanno mostrato una maggiore probabilità di sviluppare comportamenti problematici sia a livello di relazioni con l'esterno (ad esempio picchiare gli altri, dire bugie, etc.) sia emotivi (ansia, tristezza, nervosismo, etc.), mentre l'elevato grado di conflittualità coniugale non sembrerebbe giocare un ruolo diretto nei comportamenti problematici dei bambini, sebbene possa considerarsi un fattore che influisce secondariamente, attraverso la sua associazione con la depressione genitoriale. Lo studio condotto da Fisher e collaboratori appare particolarmente rilevante, poichè pone l'accento sulla depressione paterna, dal post-partum alla prima infanzia, dimostrando come i suoi effetti sul bambino siano gli stessi di quella materna. Inoltre, precedenti studi dimostrerebbero come proprio l'evento della paternità possa ritenersi un momento particolarmente critico per gli uomini, in cui sarebbero maggiormente vulnerabili alla depressione rispetto a qualsiasi altra fase della loro vita. Proprio in questa chiave, affermano gli Autori, è fondamentale l'intervento precoce sulla depressione post-partum, cominciando a prendere in considerazione anche quella paterna, data l'importanza del suo impatto sullo sviluppo psicofisico del bambino.