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Dalla fluidità sessuale alla gender revolution

Simone Tetti e Gaetano Gambino

Fluidita Sessuale


Nel 1948 Kinsey e colleghi proposero una scala per indagare la percezione che le persone avevano del proprio orientamento sessuale e la somministrarono ad un campione di americani. Lo strumento, che prende il nome dal suo ideatore (Scala Kinsey), descrive la percezione dell'orientamento sessuale come un continuum composto da 7 livelli, che vanno dall'esclusiva omosessualità, all'esclusiva eterosessualità. Dai dati emersero inaspettate percentuali di persone che si percepivano bisessuali e omosessuali. I risultati prodotti, al di là del fatto che suscitarono molte critiche, offrirono una visione della sessualità degli americani ben diversa da quella dell'opinione pubblica di allora, che vedeva l'eterosessualità come la base salda su cui reggeva la società.
Nel corso degli anni, la scala Kinsey è stata poi ripresa in numerosi studi fino ad essere utilizzata per un recente sondaggio effettuato dalla nota agenzia britannica di rivelazioni statistiche YouGov nel 2015. Un sorprendente risultato è emerso dalla fascia d'età tra i 18 e i 24 anni. Infatti, mentre il 46% si definiva "esclusivamente eterosessuale" e il 6% "esclusivamente omosessuale", il 43% si collocava in uno stadio intermedio tra i due poli. Quest'ultimo dato, ripreso da diverse testate giornalistiche internazionali, ha contribuito a rendere l'opinione pubblica più consapevole dell'esistenza di una certa fluidità nelle manifestazioni dell'orientamento sessuale, la quale giàà da diversi anni è stata oggetto di rinnovato interesse in ambito scientifico.


Che cosa si intende per fluidità sessuale?

Tale caratteristica può essere vista erroneamente come una variante della bisessualità, ma in realtà è un concetto più articolato, in quanto gli individui che presentano una sessualità fluida, in alcuni casi, pur riconoscendosi in un orientamento prevalentemente omosessuale o eterosessuale, in fasi o circostanze specifiche della propria vita possono mutare il proprio interesse sessuale e/o affettivo (anche in modo definitivo); in altri casi, essi si percepiscono al di sopra di qualsiasi etichetta, ovvero senza nessun vincolo categoriale legato alla manifestazione del proprio orientamento. L'espressione "fluidità sessuale" è stata coniata nel 2008 da Lisa Diamond, che la definisce come la capacità dell'individuo di presentare una "reattività" sessuale flessibile, a seconda delle circostanze. Nonostante le preferenze sessuali non possano essere modificate o imposte dalla cultura di appartenenza, secondo l'autrice, vi è da parte della persona una disponibilità a sperimentare una certa variabilità dell'orientamento sessuale. In tal senso, quest'ultimo è considerato come in continua evoluzione nel ciclo esistenziale dell'individuo, influenzato dalle sue esperienze sessuali ed emotive, dalle sue interazioni sociali e dal contesto culturale. Per la Diamond sono le donne a presentare una maggiore fluidità sessuale, ma altri autori recentemente non hanno trovato differenze significative nei due generi (Katz-Wise, 2015).


Una Gender Revolution?

La riflessione sulla fluidità sessuale non si esaurisce soltanto con l'orientamento sessuale ma interessa anche l'aspetto identitario della persona. Se in passato, l'identità sessuale era considerata come una categoria statica di appartenenza, negli ultimi decenni in ambito scientifico, e non soltanto, è stata riletta come un processo dinamico di esplorazione di se stessi e della propria sessualità, che può essere soggetto a rielaborazioni e rinegoziazioni nel tempo.
Recentemente la nota rivista scientifica a carattere divulgativo "National Geographic" ha dedicato la sua prima uscita del 2017 al tema dell'identità di genere, con il titolo emblematico "Gender Revolution", stupendo molti lettori (almeno nella versione pubblicata negli Stati Uniti), con la fotografia di una bambina transgender di 9 anni sulla copertina. Attraverso un'analisi dei suoi aspetti culturali, sociali, biologici e politici, il periodico mette in discussione la logica binaria Maschio/Femmina che non riuscirebbe più a contenere le differenze inter-individuali connesse all'espressione dell'identità di genere.
Dalle prime interviste di Kinsey, alle attuali ricerche sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, abbiamo assistito a molti cambiamenti che hanno investito le società sia sul piano scientifico che culturale. Un contributo significativo a queste trasformazioni deriva dalla presa di coscienza e dalla lotta che le minoranze sessuali hanno portato avanti per tutelare i loro diritti.


Un cambiamento politico e culturale oltre che scientifico

Le minoranze sessuali hanno subito in passato (e subiscono tuttora), molte forme di discriminazione con esclusione sociale, inclusi abusi fisici e sessuali, persecuzioni e atti di bullismo (United Nations, 2011; Bostwick et al., 2014; European Union Agency for Fundamental Rights, 2014).
Lo stigma era per certi versi riscontrabile anche a livello scientifico e culturale. Nel 1952 la prima versione del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) considerava le persone omosessuali come sociopatici con personalità disturbata. Anche grazie alle lotte di attivisti appartenenti e non alle minoranze sessuali, a partire dagli anni '70 si è avviata una revisione più accurata della letteratura scientifica, che nel 1994 finalmente ha condotto alla rimozione dal Manuale di qualsiasi diagnosi psichiatrica legata all'orientamento sessuale, contribuendo a cambiamenti importanti sul piano culturale e politico.
Stesso decorso sembra stia avendo la categoria nosografica legata all'identità di genere. Nel DSM-V (2013) infatti, la diagnosi di "disturbi dell'identità di genere" è stata sostituita da quella meno stigmatizzante di "disforia di genere".
Questo percorso in una direzione "depatologizzante" delle diverse espressioni dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere ha senz'altro influenzato le culture moderne, alimentando ulteriormente il dibattito sull'importanza di prevenire sia gli atteggiamenti discriminanti che quelli rigidamente etichettanti rispetto a tutte le sfumature che la sessualità umana può assumere.