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Un viaggio alla scoperta dell'erotismo nell'arte
Parte I: dai graffiti di Lascaux ai Bronzi di Riace

Marta Giuliani

StoriaErotismo


si ringrazia Martina Alessandroni, Dottoressa in Storia dell'Arte, per il prezioso supporto


La sessualità rappresenta da sempre un bisogno primario per l'uomo, al punto che l'erotismo, definibile come l'insieme di modi e forme in cui questa può manifestarsi, è da sempre oggetto di interesse da parte di scrittori, poeti e artisti, profondamente influenzati dal "costume" culturale del periodo storico in cui sono vissuti. Proprio per questo motivo il contenuto erotico nel corso dei secoli è stato via via nascosto o esibito, distrutto o esaltato in base al gusto e alla morale comune, al desiderio dei committenti o al personale giudizio di chi ne è stato proprietario o spettatore.

È doveroso, prima di qualsiasi trattazione, rendere chiara la differenza tra Arte Pornografica, indirizzata a sollecitare immediatamente stimoli visivi e appetiti sessuali, e Arte Erotica, rivolta ad un livello più sottile, intellettuale, affidata più all'interpretazione che alla diretta esibizione.

L'interpretazione erotica delle opere d'arte è resa possibile grazie alla natura polivalente di alcune raffigurazioni classiche, che ne ha concesso un'analisi profetica, amorosa, sessuale o in alcuni casi carnale, proprio in virtù della storia dell'artista e del periodo storico in cui era immerso. Si pensi, ad esempio, a come l'ampia predominanza maschile tra gli artisti e i committenti si sia riflessa in una generale tendenza a rappresentare nei secoli la donna in modo seducente e provocatorio, e l'uomo come virile e valoroso, quasi a volerne stimolare un processo identificativo.

Iniziamo quindi il nostro viaggio alla scoperta dell'erotismo nell'arte analizzando, in questo primo articolo, il periodo storico che va dal Paleolitico alla cultura Greco-Romana e descrivendo alcune curiosità delle diverse civiltà che si sono sviluppate sul bacino del Mediterraneo prima dell'avvento del Cristianesimo.


La simbologia nel Paleolitico

Il Paleolitico può essere definito come il periodo della preistoria contrassegnato dall'introduzione dei primi utensili in pietra da parte dell'essere umano. Per lo più dedita alla caccia e all'agricoltura, la popolazione dell'epoca era fortemente caratterizzata da una visione mistico-religiosa della vita, al punto che ogni graffito, amuleto o statuetta rappresentavano strumenti propiziatori o d'iniziazione. Le raffigurazioni giunte fino a noi rappresentano una civiltà estremamente sessualizzata, in cui gli organi genitali venivano accentuati per il loro significato procreativo. Risale probabilmente a questo periodo l'immagine della Grande Madre, ambigua divinità femminile rappresentata con fianchi e seni prosperosi, il cui potere era quello di rendere la terra feconda e prolifera, o sterile e arida.

Famoso il saggio di Carl Gustav Jung "Gli aspetti psicologici dell'archetipo della Madre" (1938) in cui lo psicoanalista svizzero affronta il binomio "madre amorosa" - "madre terribile" proprio partendo dal significato collettivo del culto di tale divinità.


La prostituzione sacra in Mesopotamia

Il misticismo tipico dell'epoca paleolitica si trasmette anche nell'Antica Mesopotamia, dove l'arte inizia ad assumere anche un valore estetico e celebrativo, oltre che propiziatorio. Si pensi, ad esempio, ai rilievi decorativi dei palazzi Assiri oppure alle raffigurazioni mitologiche dei templi Babilonesi.

Pratica molto diffusa dell'epoca era la cosiddetta "prostituzione sacra" tra il Sovrano, che incarnava il dio Dumuzi, divinità della vegetazione, ed una prostituta, incarnazione della dea Ishtar, divinità dell'amore e della guerra, allo scopo di assicurare la fecondità della terra, degli armenti e la prosperità del popolo. &EGrave; bene sottolineare, però, che il termine "prostituzione" venne accostato a questa pratica solo molti secoli dopo, quindi con una chiave di lettura decontestualizzata rispetto al periodo storico. Nel codice di Hammurabi, infatti, era scritto che nessuna donna avrebbe potuto avere rapporti sessuali al di fuori del legame matrimoniale. Le "prostitute", dunque, non erano altro che sacerdotesse sacre, mentre il loro compenso (offerto alla dea) simboleggiava il riconoscimento maschile alla capacità procreativa di cui la donna era portatrice.


Il culto della sessualità negli Antichi Egizi

L'erotismo presente nell'iconografia egizia rappresenta appieno una visione libera della sessualità, vissuta senza inibizioni o costrizioni, in cui l'uomo e la donna coesistevano in un reciproco equilibrio di piacere e desiderio. L'importanza data a questa sfera è ben visibile non solo nelle raffigurazioni che raccontano la storia delle divinità ma anche nei papiri raccolti all'interno delle tombe.

Dal punto di vista mitologico, il dio creatore Aton generò, tramite masturbazione, due fratelli: Shu e Tefnut che, accoppiandosi tra loro, diedero vita a Geb, un gigante itifallico rappresentante la Terra, e Nut, un arco celeste rappresentante la Via Lattea. Dalla loro unione nacquero altre due coppie di gemelli: Iside e Osiride - Set e Neftis.

L'elemento erotico, fondante l'esistenza stessa del Cosmo, diventa legame fra il piano umano e quello divino, aspetto che ricorda la pratica della Prostituzione Sacra tanto cara agli Assiri e ai Babilonesi.

La sfrenata sensualità degli Egizi si estendeva persino nell'aldilà. Credendo in una vita dopo la morte, i sarcofagi erano considerati dei luoghi di transito e, per far sì che la rinascita avvenisse, era auspicabile un nuovo concepimento e, quindi, un rapporto sessuale. Inoltre, trascorrere la vita in allegria con donne, danze e musica era considerato, nel mondo egizio, un bisogno talmente importante ed essenziale da non poter essere negato neppure ai morti. Per questi motivi si depositavano nelle tombe le cosiddette "concubine del defunto", figurine femminili di terracotta con grandi parrucche e tatuaggi nelle zone sessuali.


La poliedricità dell'erotismo Etrusco

La maggior parte delle informazioni sugli usi e costumi legati alla sessualità degli Etruschi ci è stata tramandata da Teopompo, storico del IV sec. a.C.,il quale ne enfatizzava un certo esibizionismo, con una tendenza a praticare in pubblico atti sessuali godendo della piacevolezza dell'essere osservati.

Fiorenti, infatti, le rappresentazioni pittoriche in cui si dava ampio spazio ad ogni forma di espressione della sessualità umana: eterosessuale, omosessuale, orgiastica, sadica, etc. Basti pensare alla celebre Tomba dei Tori sita a Tarquinia, in stile ionico (550-540 a.c.), in cui sono rappresentati differenti gruppi di persone in posizioni erotiche molto esplicite.

Convenzionalmente, le figure femminili venivano dipinte con una colorazione diafana, tipica di chi non doveva lavorare sotto il sole, in contrapposizione con le immagini maschili, che esibivano, invece, un tono rossastro molto intenso. Nella cultura Etrusca la donna era considerata piuttosto libera ed emancipata, se consideriamo il periodo storico: era istruita, poteva prendere parte ai banchetti, "ubriacarsi in pubblico" (cit. Teopompo) ed "essere esposta allo sguardo di altri uomini" (cit. Tito Livio).

L'iconografia etrusca è riuscita a rappresentare, per molti aspetti, la poliedricità dell'erotismo umano: da quello eccessivo della Tomba dei Tori e della Fustigazione, a quello più sottile e conviviale del Sarcofago degli Sposi, fino a quello intimo e romantico della Tomba dei coniugi Tetnies.


L'erotismo mitologico nell'Antica Grecia e nell'Antica Roma

Non si poteva che chiudere questa prima tappa del nostro viaggio con un'analisi degli elementi erotici nell'antica cultura greco-romana, bacino di miti e leggende che sulla sessualità e la seduzione hanno tramandato un patrimonio artistico inestimabile. Si pensi, ad esempio, agli aspetti cosmologici nel mito della creazione, con Gaia, Urano, Crono o Venere, fino ad arrivare agli amori passionali di Zeus, o al mito di Eracle, la cui clava alludeva all'organo sessuale maschile.

Prima di provare a descrivere i miti più significativi per il nostro tema, è doveroso aprire una parentesi chiarificatrice su una caratteristica artistica di questo periodo ancora oggi dibattito di numerosi curiosi e storici dell'arte, ovvero la tendenza a rappresentare il membro maschile con dimensioni sproporzionatamente più piccole rispetto alla grandezza dell'intero corpo (si pensi, ad esempio, ai famosi Bronzi di Riace). Il professore Andrew Lear, docente ad Harvard, Columbia e New York University spiega che, nei secoli classici, la grandezza del pene non rappresentava la virilità maschile quanto il suo livello di moderazione. Rappresentare un dio o un lottatore con il pene piccolo e non in erezione era sinonimo di virtù, mentre peni di dimensioni gigantesche (es. dio Priapo) indicavano uno scarso controllo degli impulsi del soggetto rappresentato, dandone quindi un'accezione negativa, seppur goliardica.

Afrodite/Venere: Figlia di Gaia, la Terra, e Urano, il Cielo, secondo la leggenda nacque dalla spuma del mare quando Cronos (suo fratello) evirò il padre e alcune gocce di sperma caddero nelle acque. Non a caso, oltre ad essere la dea dell'amore e della bellezza, è la divinità della sensualità e dell'erotismo. Dalla passione di Afrodite con Ermes il "messaggero degli dei", nacque Eros, dio della passione amorosa da cui ebbe origine il termine "erotismo". Storicamente il dio veniva raffigurato con tre diversi volti: nell'Antica Grecia era Anteros: amore corrisposto; Himeros: passione del momento; e Photos: desiderio sognato, mentre nell'Antica Roma era Eros: amore; Imeros: desiderio; e Pothos: brama sessuale.

Anteros, gemello di Eros, rappresenta la corrispondenza amorosa che punisce coloro che disprezzano l'amore o non lo ricambiano. Himeros raffigura, invece, il desiderio sessuale, la lussuria, l'eccitazione fisica immediata che chiede di essere soddisfatta e il cui unico fine è l'ottenimento del piacere. Pothos, infine, indica la bramosia del desiderio amoroso, la passione diretta all'anima (Psiche), lo struggimento di congiungersi e fondersi nell'altra persona. Secondo Freud "l'Eros tiene unito tutto ciò che è vivente", è conciliazione e scontro di opposti: amore e lussuria, piacere e dolore, carnalità e spiritualità, razionale e irrazionale.

Zeus/Giove: Padre degli dei, famoso per la sua passione amorosa, rappresenta l'evoluzione al maschile del culto della Grande Madre generatrice. Zeus acquista il significato di una fecondazione continua come spinta alla vita, un desiderio inconscio dei greci di stabilire una discendenza divina in terra, anche a scapito di prendere la donna con la forza o con l'inganno.

I suoi rapporti sono spesso raffigurati mentre il dio è sotto sembianze animali, a ricordare una pratica in voga all'epoca, quella della zoofilia (come ricorda la storia di Lucio nell'asino d'oro di Apuleio, in cui viene descritto l'amore tra il ragazzo/asino e una giovane nobildonna romana).

Dioniso/Bacco: Dio del vino, dell'estasi e della liberazione dei sensi, accompagnato nelle sue processioni (Baccanali) da Sileni e Satiri che, non di rado, si accoppiavano con le sue sacerdotesse, le menadi, o con le ninfe. I baccanali non erano solo raffigurazioni divine del dio Bacco, ma occasioni mondane tipiche dei ceti sociali medio-alti.

Erano considerati dei veri e propri riti orgiastici, momenti di espressione irrefrenabile dei piaceri della carne, in contrasto con la compostezza da tenere durante gli incontri pubblici. Nell'Antica Roma la lascivia tipica di questi incontri iniziò a rappresentare un pericolo per la vita politica, al punto che il Senato emanò il Senatusconsultum de Bacchanalibus, un decreto che ne vietava le celebrazioni, relegando così le Baccanali alla clandestinità.

Priapo: Figlio di Afrodite e Dioniso, rappresenta colui che domina l'istinto, la forza sessuale maschile e la fertilità, raffigurato quindi con organi genitali giganti. Nell'antica Roma le feste in suo onore, dette Falloforie, avevano un rilievo importante nel calendario sacro e le statuette in suo onore, presenti in numerose abitazioni, erano considerate un amuleto contro l'invidia e il malocchio.

Dall'immagine classica di Priapo derivano due condizioni medico-psicologiche moderne largamente diffuse: il Complesso di Priapo, una condizione psicologica legata all'immagine della potenza virile che deve essere costantemente esibita, proprio perchè vissuta come fragile e incerta e il Priapismo, una condizione medica caratterizzata dalla presenza di lunghe erezioni dissociate dall'eccitazione sessuale, accompagnate da dolore e che possono provocare gravi danni all'organismo maschile.