ARCHIVIO NEWS S.I.S.P.

Sisp :
Home
/
Archivio News

Benessere Sessuale e Disabilità Fisica: un binomio inconciliabile per la nostra società?

Alessandro Petroni e Gaetano Gambino

Disabilita e Sessualita


Nel 2002 l'Organizzazione Mondiale della Sanità perviene alla stesura di uno strumento innovativo e multidisciplinare: "La classificazione Internazionale del Funzionamento della Disabilità e della Salute" (ICF), il quale descrive lo stato di benessere delle persone in relazione ai loro ambiti esistenziali (sociali, familiari, lavorativi), al fine di cogliere le difficoltà che in un contesto specifico di riferimento possono causare disabilità. In questo modo l'accento viene posto sull'ambiente, come elemento significativo nel produrre "socialmente" una condizione di limitazione per l'individuo. Secondo tale prospettiva, anche l'approccio alla sessualità di una persona disabile dovrebbe essere ricondotto al contesto socio-culturale entro cui si sviluppa l'identità sessuale, promuovendo, un approccio positivo e rispettoso, orientato a facilitare esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizioni, discriminazioni e violenza (OMS, 2002). A distanza di diversi anni il conseguimento di un tale obiettivo per molte persone con disabilità fisica risulta ancora distante, a causa di numerosi ostacoli culturali e sociali.

I DISABILI SONO ASESSUATI?

La nostra società tende a trascurare la sessualità delle persone con disabilità fisica, come se essa fosse assente o di scarso valore. Un atteggiamento molto diffuso è quello che porta a rappresentarli come individui asessuati. La situazione è ancora più problematica quando si parla di adolescenti. Secondo uno studio di East e Orchard, pubblicato nel 2014 sulla rivista Sexuality and Disability, i giovani disabili pur essendo sessualmente attivi tendono a ricevere un'educazione sessuale inadeguata se confrontati con i pari senza deficit fisico. In alcuni casi è difficile per educatori e genitori accettare l'idea che i ragazzi possano diventare sessualmente maturi. L'orientamento più comune è quello di cercare di escluderli da una vita sessuale, fondando la scelta sulla convinzione che esistano problematiche più importanti ed evidenti da risolvere che non possono passare in secondo piano. La grande attenzione che viene rivolta all'acquisizione di competenze e abilità di autonomia, quindi, consuma la maggior parte degli sforzi educativi e di cura, limitando drasticamente il tempo investito sulla gestione degli aspetti psicologici, emozionali e sociali legati alla sessualità. L'educazione sessuale, quando presente, si riduce così ad interventi di carattere repressivo, finalizzati al contenimento delle pulsioni sessuali.

QUALE IMPATTO SUL BENESSERE SESSUALE?

In una recente rassegna della letteratura scientifica sull'argomento, pubblicata dal Journal of Sexual Medicine (Rowen e coll., 2015), è stato evidenziato come le persone con disabilità fisica rappresentino una popolazione molto eterogenea con specifici bisogni legati alla salute sessuale. Ad esempio, l'impatto della disabilità sulla sessualità può essere molto differente in base alla tipologia e alla localizzazione di una lesione midollare o di un danno encefalico, determinando disagi che vanno dalla difficoltà di eccitazione a problematiche legate all'orgasmo. Una riduzione della sensibilità a livello genitale, però, può sollecitare lo sviluppo di nuove zone erogene e in alcuni casi condurre a delle esperienze di intenso piacere diffuso in tutto il corpo che sono state descritte come dei veri e propri "orgasmi extragenitali". Al di là delle limitazioni "fisiologiche", inoltre, occorre sottolineare che il riconoscimento del diritto ad una vita sessuale sana, sicura e soddisfacente, richiede il superamento di una logica che identifica nel rapporto coitale l'aspetto centrale della sessualità, in favore di una visione del contatto fisico come veicolo di condivisione di emozioni, percezioni e significati nell'incontro con l'altro.

Negli ultimi anni il dibattito sull'opportunità di introdurre la figura dell'assistente sessuale, ha indubbiamente contribuito a mettere in discussione un tabù duro a morire che vuole il disabile relegato ad una dimensione di asessualità, riconoscendo la necessità di individuare risorse e strategie per l'appagamento dei sui bisogni relativi alla sfera sessuo-affettiva. Ma un sano sviluppo psicosessuale non può prescindere da un approccio educativo più ampio in grado di coinvolgere varie figure (genitori, partner, operatori socio-sanitari, ecc.) e che individui nella promozione del benessere sessuale uno strumento essenziale per la costruzione di un'immagine positiva di sè, di una migliore autostima e di una più efficace regolazione delle emozioni.