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Quando il lavoro chiede troppo: il Burnout e la Work-Addiction

Alessandra Recine e Marta Giuliani

dipendenza da lavoro


Lavoro e vita privata sono due pilastri portanti della vita di un individuo. L'uno è strettamente interconnesso all'altro al punto che, non di rado, i confini tra questi due aspetti diventano estremamente labili e può accadere che il lavoro sfondi la porta della vita privata di un individuo, oppure che siano le questioni che riguardano la propria vita privata ad invadere il contesto professionale.

Usualmente le condizioni difficili del proprio ambiente lavorativo diventano l'alibi perfetto per chi, in realtà, riversa nella sfera professionale le proprie necessità interne di approvazione, di controllo e di prestazione. Il bisogno di contrastare la paura di un possibile giudizio negativo da parte dei propri colleghi, familiari e, soprattutto, di se stessi, assume un ruolo centrale nella quotidianità di queste persone. Le conseguenze di tali "invasioni" sono tutt'altro che positive: sensi di colpa, stress, insoddisfazione professionale, problematiche di coppia, sino ad arrivare a vere e proprie condizioni invalidanti per il lavoratore quali il burn-out e la work-addiction.

CHE COS'È IL BURN-OUT?

Con il termine burn-out si è soliti indicare una sindrome caratterizzata da esaurimento emozionale, spersonalizzazione e riduzione delle capacit√† personali (Maslach, 1975). Tali vissuti spesso inducono il lavoratore a sfuggire l'ambiente lavorativo assentandosi sempre più frequentemente, a lavorare con minor interesse ed entusiasmo, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonchè una ridotta empatia nei confronti dei propri colleghi e clienti. Alla base dell'insorgenza di questa condizione ritroviamo variabili individuali (una personalità tendente all'introversione o all'autoritarismo, uno stile di vita iperattivo, abnegazione al lavoro, etc.); variabili socio-demografiche (sesso, età, stato civile) e variabili legate al contesto lavorativo (ambiguità e conflitti di ruolo, retribuzione inadeguata, ambiente poco stimolante, eccessivo carico di lavoro).

QUANDO SI PARLA DI WORK-ADDICTION?

La work addiction (letteralmente dipendenza da lavoro) viene definita come "un disturbo ossessivo-compulsivo", che si manifesta attraverso richieste auto-imposte, e un'incapacità a regolare le proprie abitudini lavorative fino all'esclusione delle altre principali attività della vita (Robinson, 1998). Secondo la definizione di Oates (1971), il "workaholic è una persona il cui bisogno di lavorare è talmente eccessivo da creare notevoli disagi e interferenze nello stato di salute, nella felicità personale, nelle relazioni personali e nel suo funzionamento sociale". Il soggetto è completamente "ubriaco dal lavoro" al punto da rimandare qualsiasi impegno familiare pur di portare a termine il proprio compito (che potrebbe tranquillamente essere completato il giorno successivo); è iperconnesso - in qualsiasi luogo e momento della giornata - tramite smartphone o tablet ed è logorato dai sensi di colpa quando, per qualche motivo, non può adempiere a quelli che egli percepisce come "obblighi" lavorativi.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE SUL PIANO RELAZIONALE?

Il burn-out e la work addiction costituiscono due diverse tipologie di risposta altamente disadattive per il lavoratore e per il contesto lavorativo. Il senso di spersonalizzazione da una parte e l'investimento eccessivo nel lavoro dall'altra comportano inevitabilmente una difficoltà dell'individuo a gestire serenamente le proprie relazioni, considerate dal soggetto inadeguate a comprendere il disagio vissuto o un vero e proprio "intralcio" alla propria agenda.

Si evidenzia quindi un progressivo allontanamento dalla rete amicale e l'insorgenza di conflitti di coppia nei casi di relazioni sentimentali stabili. I partner spesso lamentano un'assenza della persona, fisica o emotiva, alla vita domestica e una forte tendenza monopolizzare gli impegni di ogni membro della famiglia sulla base dei propri impegni lavorativi. Anche la vita sessuale sembra riflettere questa incapacità di "fermarsi" e dedicarsi ad altro. In particolare, le donne sembrano riportare un progressivo calo del desiderio e l'insorgenza di dolore durante i rapporti (ad indicare un'incapacità di potersi lasciare andare al piacere), mentre gli uomini lamentano per lo più casi di disfunzione erettile ed eiaculazione ritardata.

IL WORK LIFE BALANCE

Il Work Life Balance studia, evidenzia e propone soluzioni per favorire il benessere della persona a partire da una riorganizzazione che tenga conto tanto degli aspetti professionali, quanto di quelli sociali e relazionali. In questo senso, non esiste un equilibrio unico ed efficace per tutti, ma un processo individuale in continua evoluzione, una perenne contrattazione tra la nostra sfera personale e professionale. In generale, comunque, è possibile tenere a mente alcuni aspetti che possono favorire l'insorgenza di un circolo virtuoso tra la vita privata e quella professionale, con una conseguente diminuzione dello stress. Stabilire una priorità nel vasto elenco dei propri impegni, valorizzare i propri interessi, imparare a "delegare" e a "rifiutare" laddove si inizia a percepire un sovraccarico lavorativo e stabilire degli spazi individuali o familiari che non devono essere invasi, sono solo alcuni dei punti chiave da tenere a mente in questo processo di riacquisizione del proprio potere personale sulla sfera lavorativa. Inoltre, ascoltare le proprie emozioni e dare voce ai propri pensieri diventano elementi essenziali per monitorare costantemente il livello di soddisfazione lavorativa ed affettiva raggiunto.