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Una nuova forma di disagio giovanile: il cyberbullismo

Alessandra Recine e Luca Pierleoni

Cyberbullismo

Nell'era dei nativi digitali - per dirla come il grande scrittore statunitense Marc Prensky - tra gli adolescenti tutto passa attraverso il web e gli strumenti tecnologici. Compiti, musica, video, foto, film, acquisti... Ormai ogni azione viene tecno-mediata. La familiarità dei ragazzi con il web però, non necessariamente fa di loro degli esperti informatici, conoscitori della rete e delle conseguenze dannose che possono derivare da un utilizzo non consapevole e critico della stessa. La facilità e la leggerezza con cui essi pubblicano e diffondono foto e informazioni personali sui social network ne è una prova evidente. Proprio la mancanza di un utilizzo critico dei nuovi media da parte dei ragazzi è alla base di un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d'olio nella "Generazione 2.0": il cyberbullismo.

Cos'è?

Il termine cyberbullismo (ossia "bullismo online") coniato da Bill Belsey nel 2002 e ripreso poi nel 2006 da Peter K. Smith indica quella forma di prevaricazione volontaria e ripetuta nel tempo, attuata mediante uno strumento elettronico, perpetuata contro un singolo o un gruppo con l'obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento, che non riesce a difendersi. Il cyber bullismo si divide in due categorie: il cyberbullismo diretto e quello indiretto. Nel cyberbullismo diretto il bullo utilizza strumenti di messaggistica istantanea (es. sms, mms, chiamate, e-mail) che hanno un effetto immediato sulla vittima poichè diretti esclusivamente a lei; mentre nel cyberbullismo indiretto, il bullo utilizza aree pubbliche della rete (es. social network, blog, forum) dove anche altri utenti possono leggere i messaggi e/o vedere foto e video che egli pubblica e che molto spesso assumono un carattere di diffusione virale.

Alcuni dati

I bulli digitali sono per lo piĆ¹ studenti maschi, anche se, soprattutto nel Nord America, si sta assistendo ad una crescita esponenziale del fenomeno anche tra le ragazze. Il cyberbullo può essere un estraneo o, più spesso, una persona conosciuta dalla vittima. È possibile che metta in atto da solo i comportamenti denigratori o che sia supportato da altri coetanei. Un elemento importante di questa forma di bullismo che passa attraverso le nuove tecnologie è l'anonimato. Protetto da uno schermo di un computer, di un telefono cellulare o di un ipad, il cyberbullo può rivelare la propria identità o muoversi tra le tecnologie rimanendo anonimo, protetto da un profilo fake (falso), da un avatar, o da un nickname. In questo modo il bullo può raggiungere la sua vittima in qualsiasi momento della giornata e in ogni dove facendo sì che questa non abbia più a disposizione spazi in cui sentirsi al sicuro. I risultati dell'indagine "Osservatorio adolescenti" presentata da Telefono Azzurro e DoxaKids nel mese di novembre 2014, condotta su oltre 1500 studenti di scuole italiane di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, mostrano come il cyberbullismo sia un fenomeno ben noto ai ragazzi: l'80,3% degli intervistati intervistati ha sentito parlare di cyberbullismo; 2 su 3 (39,2%) conoscono qualcuno che ne è stato vittima, 1 su 10 lo ha vissuto in prima persona.

I comportamenti più diffusi

A partire da una ricerca condotta dall'Osservatorio Open Eyes nel 2012 su 2.419 adolescenti si è arrivati a stilare una top-ten dei comportamenti agiti dai cyberbulli. Tra le condotte più diffuse spiccano: i messaggi violenti o volgari (il cosiddetto flamming, commesso dal 17,8% dei maschi e l'8,7% di femmine), la denigrazione che porta a diffondere in rete o via sms contenuti falsi e/o offensivi sotto forma di foto o video che ritraggono il soggetto in una circostanza imbarazzante per danneggiarne la reputazione (10,2% dei ragazzi e 6,9% delle ragazze) e il furto di identità, ovvero la creazione di un profilo fittizio con il nome della vittima sempre con l'intento di danneggiarla (6,2% degli studenti e 4,1% delle studentesse). L'8,4% dei cyberbulli e il 3,8% delle cyberbulli pratica, invece, , l'esclusione della vittima dai gruppi di amici. Tra gli strumenti più utilizzati ritroviamo le chat di messaggistica istantanea come WhatsApp e quelle di altri social network.

Quali conseguenze per vittime e cyberbulli?

Diversi studi (Cowie E., 2013; Elgar F.J. et al., 2014) evidenziano la relazione tra atti di cyberbullismo e conseguenze a breve e lungo termine sulla salute della vittima, dei bulli e degli osservatori (insegnanti, genitori, compagni di classe). Per le vittime il rischio è quello di manifestare il disagio in primis attraverso sintomi fisici (es. mal di pancia, mal di testa, apatia) o psicologici (es. incubi, attacchi d'ansia, tristezza), associati ad una riluttanza nell'andare a scuola. In caso di prevaricazioni protratte nel tempo, le vittime possono intravedere come unica possibilità per sottrarsi al cyberbullismo quella di cambiare scuola, fino ad arrivare, in casi estremi, all'abbandono scolastico e al ritiro dalla vita sociale. Alla lunga, le vittime mostrano una svalutazione di sè e delle proprie capacità, insicurezza, problemi sul piano relazionale, fino a manifestare, nei casi più gravi, veri e propri disturbi psicologici (ansia, depressione) che possono culminare nella messa in atto di tentativi di suicidio. I bulli invece possono presentare: un calo nel rendimento scolastico, difficoltà relazionali, disturbi della condotta che possono portare, nel lungo periodo, ad agire condotte antisociali e devianti o a mettere in atto comportamenti aggressivi e violenti non solo con i coetanei ma anche in famiglia. Gli osservatori, infine, trovandosi all'interno di un contesto caratterizzato da difficoltà relazionali che aumentano la paura e l'ansia sociale e rafforzano una logica di indifferenza e scarsa empatia, potrebbero essere portati a sottovalutare l'importanza del problema.

Come combattere il fenomeno?

In primo luogo, è utile promuovere un utilizzo consapevole dei nuovi media da parte dei giovani informandoli di quelli che sono i rischi ed i pericoli a cui vanno incontro navigando nella rete. Di altrettanta importanza risulta poi favorire un processo di responsabilizzazione dei nativi digitali, con l'obiettivo di far comprendere loro che "le azioni hanno delle conseguenze" anche quando sono messe in atto sulla rete con la percezione di agire nell'anonimato. Un altro fattore protettivo in grado di arginare il fenomeno del cyberbullismo è rappresentato da una buona comunicazione genitori-figli. Uno stile parentale improntato sul dialogo, anche rispetto a quelle che sono le attività online, consente ai ragazzi di apprendere nuove strategie di coping e di adottare anche un approccio critico al web, alle sue varie funzionalità e alla sua utilità. Ci sembra infine importante sottolineare come ogni azione di prevenzione o tutela dal fenomeno del cyberbullismo, non possa prescindere dalla competenza digitale che i genitori e tutte le altre figure di riferimento dovrebbero aquisire poichè è proprio all'interno del web che gli adolescenti si muovono e costruiscono importanti aspetti della loro vita relazionale.