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Patologia oncologica e fertilità. La SISP intervista Mariavita Ciccarone dell'associazione "Gemme Dormienti"

Gaetano Gambino

GemmeDormienti In occasione della Giornata Mondiale della Lotta contro il Cancro, la SISP ha incontrato la Dott.ssa Mariavita Ciccarone, fondatrice dell'associazione "Gemme Dormienti". Vediamo insieme di cosa si occupa.

"Gemme Dormienti", come nasce il nome della vostra associazione?
Nel mondo vegetale le gemme dormienti sono germogli da cui possono originare foglie, rami e fiori, protetti da strutture che li rendono impermeabili e ne consentono lo sviluppo nell'anno successivo a quello della loro formazione. Similmente, l'Associazione si rivolge alle pazienti affette da una patologia oncologica o da altra malattia cronica invalidante, che si avviano ad affrontare un percorso terapeutico faticoso, con l'obiettivo di preservarne la capacità riproduttiva preservando le cellule uovo (gli ovociti).

A suo modo di vedere, in Italia, le persone che si rivolgono ai centri oncologici sono adeguatamente informate sui rischi d'infertilità e sulle possibili soluzioni? Perchè?
Nel mondo occidentale il livello d'informazione si attesta su valori molto bassi. Secondo un recente studio pubblicato sul British Medical Journal solo il 4% dei malati oncologici in età fertile è informato circa la possibilità di preservare la fertilità. Tale scarsa consapevolezza è ascrivibile alla relativa recente affermazione di tale tematica anche in ambito scientifico. Tradizionalmente, noi medici siamo stati educati a pensare al cancro come ad una malattia mortale. Oggi è invece una patologia da cui si può guarire, quindi è diventato importante anche proteggere la qualità della vita dopo che il male sia stato debellato. Tale prospettiva deve ancora essere pienamente acquisita nella mentalità di tutti i professionisti della salute. In tal senso, è auspicabile un processo di sensibilizzazione che riguardi sia gli specialisti che i pazienti.

Una donna che si trova ad affrontare una diagnosi che può mettere a repentaglio la sua stessa vita si sente legittimata a chiedere sostegno o informazioni per appagare i propri desideri procreativi?
Sulla base della mia esperienza clinica potrei evidenziare due tipologie generali di pazienti: quelle che una volta appreso di essere affette da una patologia oncologica pensano con forte preoccupazione al fatto di non aver avuto ancora dei figli e per le quali il desiderio di maternità supera la preoccupazione per il tumore; quelle che, invece, si sentono quasi soffocare dalla diagnosi e che non vogliono pensare ad altro che a guarire dalla malattia. Quest'ultima casistica è molto più rara.

Quali sono le richieste più frequenti poste alla vostra associazione e come vengono gestite concretamente?
Quando riusciamo a raggiungere le pazienti prima di interventi specifici, sia per il cancro che per le malattie croniche invalidanti, di cui anche ci occupiamo, noi raggiungiamo il nostro goal: dobbiamo vederle prima che inizino il trattamento, perchè è l'unico modo per preservare la fertilità. Normalmente giungono a noi perchè sono state indirizzate da medici sensibili o da altre pazienti. Le richieste più frequenti sono quelle di preservare la fertilità, di farlo urgentemente e di offrire loro quasi una garanzia assoluta di successo. Naturalmente noi non possiamo soddisfare quest'ultima aspettativa, però le aiutiamo predisponendo tutte quelle condizioni che aumentino le possibilità di procreare in futuro. Vediamo le pazienti in assoluta urgenza, perchè abbiamo previsto un protocollo all'interno di strutture pubbliche, totalmente gratuito, che rispetti i "tempi della malattia", in quanto la preservazione della funzione procreativa non può interferire col percorso di cura e guarigione. La donna viene sottoposta all'attenzione di un ginecologo che in poche ore fa un bilancio della fertilità, attraverso delle valutazioni strumentali e cliniche, che consente di capire se la paziente è candidabile alla criopreservazione degli ovociti e/o del tessuto ovarico. Superato questo step viene inviata in uno dei pochissimi centri pubblici di eccellenza in cui farà, con la stessa urgenza con cui è stata vista e valutata precedentemente, la tecnica più adatta al suo caso. Il tutto avviene in assoluto accordo con gli oncologi in quanto si tratta di un processo multidisciplinare. Alla nostra associazione arrivano, inoltre, persone che sono state già trattate. In questi casi possiamo occuparci della cosiddetta fertilità residua o limitare i danni di una menopausa precoce. Oggi possiamo dire che sono sempre di più le persone che si rivolgono alla nostra Associazione Gemme Dormienti prima di iniziare il trattamento oncologico.

Quali sono le tecniche più utilizzate?
La criopreservazione degli ovociti e quella del tessuto ovarico. La prima consiste nel congelamento degli ovuli prelevati dalle ovaie dopo stimolazione. Il prelievo viene fatto per via vaginale sotto guida ecografica. La seconda è una procedura chirurgica in cui generalmente si fanno biopsie multiple di tessuto ovarico che vengono congelate per essere riutilizzate in futuro. Il reimpianto infatti, attraverso un nuovo intervento, consente sia di tentare una gravidanza anche spontanea, che di ripristinare le funzioni ormonali. La criopreservazione del tessuto ovarico è l'unica tecnica possibile in età prepubere, perchè consente di preservare il tessuto prima ancora che sia in grado di produrre ovociti maturi. Le nostre pazienti infatti hanno un range d'età molto variabile che oscilla dai 3 ai 38 anni.

Nella sua esperienza, le disfunzioni sessuali secondarie a patologie oncologiche o al loro trattamento quanto spesso rappresentano la causa principale d'infertilità?
Una risposta esaustiva a tale quesito richiederebbe una trattazione a parte, in quanto l'incidenza del disagio sessuale sull'eziologia dell'infertilità dipende da numerosi fattori quali la localizzazione del tumore, il tipo di trattamento, l'età, ecc.. Senza azzardare delle percentuali, mi limito a rilevare che nel mio lavoro problematiche quali la dispareunia, il vaginismo e il disturbo del desiderio possono contribuire in alcuni casi a inficiare le probabilità di concepimento.

Qual è l'ultimo caso che avete trattato?
Ho piacere di raccontarvi l'esperienza con una bambina di 9 anni e con i suoi genitori. Dopo averli informati su tutto il percorso, guardando la faccia attonita degli adulti, mi sono rivolta alla bambina che si trovava alla mia sinistra e le ho chiesto: "E tu, cosa vuoi fare?" "Io voglio farlo" è stata la sua immediata, decisa e determinante risposta.

Esprimiamo un sentito ringraziamento alla dott.ssa Mariavita Ciccarone per averci aiutato a far luce su questo importante ambito di intervento. Ci auguriamo infine che sempre più donne che si confrontano con invalidanti patologie potranno avvalersi del preziosissimo supporto dell'associazione Gemme Dormienti.

Per saperne di più: www.gemmedormienti.org