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Sessualità nelle carceri: quando un diritto essenziale viene negato

Simone Tetti e Alessandro Petroni

Sessualita Carcere


Parlare della sessualità all'interno delle carceri richiede un grande sforzo, sia per la complessità dell'argomento trattato, sia per la difficoltà a indagare, in modo scientificamente valido e attendibile, una dimensione così intima di individui che sono sottoposti a misure limitative della libertà personale senza il rischio di risultare invasivi.
In tali contesti di privazione, la sfera sessuo-affettiva del detenuto può essere limitata da importanti condizionamenti che si ripercuotono anche sul suo benessere emotivo e psicologico.


La situazione nelle carceri italiane

Secondo l'Art. 27 della Costituzione, le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. In realtà, la situazione interna delle carceri risulta spesso essere diversa, dal momento che l'esperienza della reclusione assume prevalentemente una connotazione punitiva, a discapito della sua funzione riabilitativa, consistendo essenzialmente nella privazione di una serie di diritti acquisiti dalla nascita; fra questi la separazione dai propri affetti e la perdita della libertà sessuale. Per quanto l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia affermato fin dal 1974 che la sessualità rappresenta una parte integrante della salute e del benessere dell'individuo, la normativa vigente nel nostro Paese in ambito penitenziario continua a non tenerne conto.
La condizione di deprivazione conduce a una ristrutturazione della vita sessuale e a un adattamento psicologico che può assumere forme diverse. Secondo Barth (2012) diverse ricerche scientifiche si sono focalizzate sulla descrizione dell'alta prevalenza di rapporti non consensuali, individuando diverse forme di violenza e abuso sessuale. Un corpo minore di studi invece, si è orientato all'analisi delle relazioni consensuali evidenziando, oltre a un sovrainvestimento dell'attività autoerotica, un'alta frequenza di contatti e rapporti tra persone dello stesso sesso anche in coloro che si identificano come eterosessuali (Ricciardelli, Grills e Graig, 2016; Kunzel, 2008). Tali attività, che si manifestano all'interno di un ambiente, come quello carcerario, spesso caratterizzato da una subcultura eteronormativa e omofobica, tendono a non essere percepite da questi detenuti come pratiche che mettono in discussione il loro orientamento o la loro identità sessuale, ma piuttosto vengono considerate come delle esperienze circoscritte alle quali si ricorre vista l'indisponibilità di persone dell'altro sesso (Kunzel, 2008).
Al di là degli specifici adattamenti alla vita carceraria in termini di espressione del proprio orientamento sessuale, un'indagine di Boccadoro e Carulli (2008) suggerisce che gli individui che vivono una situazione di restrizione della libertà personale, a causa di un trascorso deviante, abbiano più probabilità di presentare sofferenze e disagi in ambito affettivo, sessuale e relazionale rispetto alla popolazione non vincolata in strutture segreganti.


Lo scenario europeo

L'Art. 8 della Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo sancisce il diritto alla vita privata e familiare. Tale principio ha portato molti paesi (31 su 47 Stati del Consiglio Europeo) ad adottare delle disposizioni che permettano ai detenuti di mantenere il legame con la realtà affettiva antecedente alla detenzione. Le modalità e gli strumenti impiegati variano fra i diversi Paesi e prevedono la possibilità di vivere momenti di riservatezza con i propri cari per periodi brevi o anche interi weekend. A tal proposito, un passo importante verso il riconoscimento del diritto alla sessualità è stato rappresentato dall'introduzione delle cosiddette love rooms, luoghi all'interno dei quali il detenuto può passare del tempo con il proprio partner e scambiarsi effusioni in piena tranquillità, lontano da occhi indiscreti. Queste "stanze dell'amore" permettono di avere un canale di comunicazione con l'esterno; il che potrebbe limitare le conseguenze negative dell'istituzionalizzazione carceraria. Sebbene non siano tutti d'accordo sull'opportunità di tale soluzione (valutando, ad esempio, come alternativa migliore l'introduzione di permessi più ampi che il detenuto potrebbe sfruttare con i propri familiari al di fuori delle mura di contenimento), questa stessa "apertura" può essere vissuta in maniera positiva dall'individuo che tornerebbe ad acquistare la propria libertà sessuale, svincolata dal contesto restrittivo nel quale si trova. Tutto ciò, inoltre, potrebbe influire positivamente sulla condotta e sulla riduzione degli episodi di abusi sessuali all'interno delle carceri.
Anche in Italia, in risposta alle raccomandazioni europee, l'anno scorso è stato presentato un Decreto di Legge che prevede il riconoscimento del diritto all'affettività delle persone detenute. Al momento però la situazione è rimasta invariata, nonostante le condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per la riconosciuta incompatibilità dell'attuale sistema carcerario in merito al rispetto dei diritti universali degli individui. Di fronte ad altre problematiche ritenute essere più rilevanti, come il sovraffollamento nelle carceri, l'aspetto della sessualità sembra apparire meno importante. Pur evitando di stilare una classifica dei problemi da considerare primariamente in ambito penitenziario, ci si auspica che anche le forti limitazioni nell'espressione dei bisogni sessuo-affettivi siano affrontate al più presto come questione centrale per il rispetto della salute generale della popolazione carceraria, nell'ottica di favorirne un reale processo di riabilitazione e di reinserimento nella società.


Per approfondimenti

Barth, T. (2012). Relationships and sexuality of imprisoned men in the German penal system - a survey of inmates in a Berlin prison. International Journal of Law and Psychiatry, 35 (3), 153-158.

Boccadoro, L., Carulli, S. (2008). Il posto dell'amore negate. Sessualità e psicopatologie segrete. Tecnoprint, Ancona.

Kunzel, R. G. (2008). Criminal intimacy: Prison and the uneven history of modern American sexuality. University of Chicago Press, Chicago.

Ricciaredelli, R., Grills, S., & Craig, A. (2016). Constructions and negotiations of sexuality in canadian federal men's prisons. Journal of Homosexuality, 63 (12), 1660-1684.