ARCHIVIO NEWS S.I.S.P.

Sisp :
Home
/
Archivio News

Un viaggio alla scoperta dell'erotismo nell'arte
Parte II: dallo Ius Prime Noctis ai Sonetti Lussuriosi

Marta Giuliani

Storia Erotismo 2 Parte


si ringrazia Martina Alessandroni, Dottoressa in Storia dell'Arte, per il prezioso supporto


Dopo aver già percorso la prima tappa del nostro viaggio alla scoperta dell'erotismo nell'arte delle popolazioni mediterranee, dal Paleolitico alla cultura Greco-Romana (per ulteriori approfondimenti clicca qui), riprendiamo questo nostro percorso analizzando come si siano modificati i paradigmi pittorici e scultorei con l'avvento della Religione Cristiana, grazie alla quale si è inserito, nel panorama artistico dell'epoca, un nuovo simbolismo che aveva l'obiettivo di trasmettere ideologie e una nuova morale dominante.


L'amor sacro e l'amor profano nel Medioevo

Il Medioevo viene considerato da molti il periodo storico caratterizzato dal dilagarsi del Cristianesimo, in cui lo stoicismo, secondo cui il sapiente è colui che sradica da sè le passioni, e la concezione socratico-platonica di un corpo carcere dell'anima trovarono terreno fertile. Tale panorama filosofico ha ovviamente modificato l'iconografia dell'erotismo che, influenzata anche dai movimenti artistici persiani e del medio-oriente, ha visto il dilagarsi di un nuovo processo di stilizzazione tanto della figura umana quanto della prospettiva e delle forme.

Nonostante si assista ad una svalutazione della sessualità in favore della vita spirituale e di quella contemplativa, l'arte pittorica o scultorea del tempo non risultano completamente prive di elementi erotici, che diventano ora o raffigurazioni di peccati/dannati o monito di teorie moraleggianti. La cultura cristiana condannava la sessualità intesa come piacere individuale, perchè strumento diabolico che allontanava dall'ascetismo necessario per giungere a Dio. Numerose, infatti, le rappresentazioni dell'Inferno, dove trovano spazio i supplizi a sfondo sessuale dei dannati.

Di rilevante importanza, in questo periodo, è il delinearsi di un ruolo femminile sempre più assoggettato all'uomo. Fonte originaria del male e tentatrice, la donna non è considerata capace di discernere da sola tra il bene e il male ed è per questo che il marito/padre diventa la sua guida. Si assiste quindi all'inserimento di tradizioni rimaste in voga per molti secoli successivi, come lo ius prime noctis e la cintura di castità. Donna era, comunque, anche la Vergine Maria, modello estremo di purezza e santità, a cui l'universo femminile era chiamato ad aderire per la salvezza della propria anima, delineando così un binomio tutt'ora presente tra "santa" e "malvagia", "angelo del focolare" e "donna dai facili costumi".


Il Rinascimento: dall'Amor Ferinus all'Amor Divinus

Nel '400, con il recupero delle opere letterarie classiche, il mondo antico torna a vivere. La neonata borghesia si accosta con nuova attenzione ai piaceri terreni e s'introduce così il concetto di amore come tappa fondamentale nel percorso per arrivare a Dio, conferendo all'erotismo un nuovo aulico spazio nell'arte e nella filosofia. È di questo periodo la pubblicazione del trattato di Lorenzo Valla (1407-1457) De voluptate (Sul piacere) in cui il vivere secondo natura degli epicurei diventa automaticamente uno stile di vita conforme alla legge divina.

Si riconoscono tre diverse tipologie di amore che rappresentano i tre gradini per arrivare a Dio: l'Amor Ferinus, che indica la passionalità carnale; l'Amor Humanus, che unisce la ragione al piacere e l'Amor Divinus, che trascende dai sensi e dalla ragione.

Le storie classiche diventano quindi, per gli artisti, allegoria delle diverse forme di amore ed erotismo. Nella classicissima "Primavera" di Botticelli, ad esempio, le tre Grazie (Bellezza, Castità e Voluttà) rappresentano l'armonia degli elementi per il raggiungimento del vero amore, mentre il potere "demoniaco" e ammaliatore della passione senza ragione è spesso raffigurato da una Venere bellissima che seduce o sottomette Marte, il dio della guerra.

La nuova visione del corpo come strumento primario nel percorso alla spiritualità spiega anche l'introduzione di nudi estremamente dettagliati nelle rappresentazioni sacre del tempo. Lontana da un intento blasfemo, la seduttività di tali immagini ben rappresenta la considerazione dell'epoca del piacere come strumento primo nel percorso alla spiritualità, concetto ripreso e sviluppato in modo consistente nel periodo barocco, in cui le opere sacre vennero pervase della stessa carnalità di quelle profane.


La carnalità e la "delizia" del Cinquecento

Nonostante buona parte del '500 possa essere considerata come la continuazione e il perfezionamento delle istanze quattrocentesche, l'arte erotica presenta una sua peculiarità, raggiungendo il livello del cosiddetto "osceno", con un'attenzione al dettaglio ed una minuzia descrittiva degli atteggiamenti e delle posizioni amorose. Sono infatti di questo periodo i famosi "Sonetti Lussuriosi" di Pietro Aretino, ispirati alle incisioni erotiche di Marcantonio Raimondi, che inaugurano un rapporto che risulterà vincente per il futuro della pornografia, quello tra testo e immagine.

Degno di nota l'Angelo Incarnato di Leonardo da Vinci, in cui la figura presenta contemporaneamente tratti tipici della femminilità (seni prosperosi e capelli fluenti) e della mascolinità (fallo in posizione eretta) rimandando all'osmosi tra i due generi, all'equilibrio tipico della "coniunctiooppositorum (congiungimento degli opposti). L'androgino, archetipo del neoplatonismo, rappresenta la completezza e l'integrazione, l'esemplare perfetto risultato della mescolanza tra i caratteri femminili e quelli maschili.

Sempre di questo periodo è il famosissimo "Trittico delle Delizie di Bosh, raffigurante torture a sfondo sessuale, danze goliardiche e situazioni orgiastiche. Se Mario Bussagli (1988) definisce l'opera come "una visione onirica di un'umanità tormentata dall'ansia di dar sfogo agli impulsi repressi dell'inconscio", per Fraenger Wilhelm (2006) il pittore desiderava "rappresentare l'apoteosi della felicità paradisiaca della creatura unita a Dio e riconciliata con la natura" raffigurando una sessualità intesa come estasi e serenità con i propri simili e il mondo animale.

Ricondurre l'opera di Bosh ad una semplice esaltazione del piacere come estasi divina oppure come aspetto demoniaco da condannare, può risultare riduttivo alla voluta ambivalenza espressa dall'Autore e tipica dell'epoca, che si ricorda essere caratterizzata da un erotismo sempre più esplicito seppur ancora influenzato dalle istanze Rinascimentali.